giovedì 28 luglio 2011

L'Avventura dell'Esistenza e la Donna Albero

Baobab, Zanzibar, 2006
Questo post prende vita per caso, per un problema di blogger che non mi permetteva di commentare il bellissimo post di Barba... leggetelo perché ha del commovente, davvero!
Barbara, questo post mi ha commosso tanto (eh, gli ormoni...) e mi ha portato alla mente il racconto della mia, di nonne, che nel '44, con due figli piccoli e mia madre appena nata, si mise ad allattare anche il figlio della migliore amica, che lei non aveva latte... e intanto lavorava nei campi e 'comandava' gli uomini nella vigna, che mio nonno era in guerra da qualche parte...
Averla, quella forza, oggi... Sì, donna-albero, hai ragione: è un'immagine meravigliosa...
polepole

Quello qua sopra doveva essere il mio commento, ma blogger non ha permesso che lo lasciassi e così... è nato un post che è un po' un nuovo inizio e un po' un portare avanti un'esigenza nata 5 o 6 anni fa, quando - durante una bruttissima labirintite che non mi permetteva di far nient'altro che non fosse star seduta e ascoltare, ad occhi chiusi - ho chiesto ai miei di raccontarmi dei nonni e di tutti gli avi di cui si ricordavano, o di cui avevano sentito parlare... ne son saltati fuori tanti, tantissimi nomi di donna: donne forti, che portavano avanti la famiglia senza l'aiuto degli uomini, che erano in guerra oppure non c'erano più.

Ricostruire l'albero genealogico della propria famiglia può non essere così semplice: se si vuole fare un lavoro accurato ci sono testimonianze da raccogliere, registri da scartabellare, "stati delle anime" da ricercare, racconti da ricostruire... un lavoro davvero affascinante, soprattutto se la storia della propria famiglia si è intrecciata in maniera forte con la Storia del paese, tra guerre, trattati, Resistenza e tutto quello che può venirvi in mente.

Ma paga (e tanto) quello che se ne ottiene: la propria famiglia, le proprie origini, il racconto di quello che è stato prima di noi: 
"Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d'estate costituiva il mio Io." [Un cappello pieno di ciliege, Oriana Fallaci]
In questo periodo sto leggendo "Un cappello pieno di ciliege", il libro di Oriana Fallaci che raccoglie la storia della sua famiglia, a partire dal '700 circa: è affascinante leggere come la storia vera si mescoli alla fantasia (molto probabilmente avrà dovuto/voluto romanzare alcune parti della storia ma lo ha fatto in maniera molto credibile e appassionata), è incredibile come le note scritte su dei registri incartapecoriti si siano trasformati in vita vera, vissuta e raccontata.
La critica è altalenante, come sempre quando si tratta di Oriana Fallaci, ma quello che ho letto finora del libro mi ha convinto ancor più del fatto che era davvero una grande scrittrice, lei, libera e senza vincoli.

L'intento di questo post non è però la recensione del libro (quella la farò come sempre su Zebuk, prossimamente) bensì la decisione di portare avanti la ricerca sulla mia famiglia. Con i mezzi ed il tempo a mia disposizione, con le energie sottratte ad altro... una cosa è certa: l'avventura dell'Esistenza di tutti noi non può sparire ed essere dimenticata senza lasciare traccia. Le Donne Albero (ma anche gli uomini, suvvia!) di cui parla Barba nel suo post non possono essere lasciate sole ancora una volta.
E la volontà di diventare anch'io una donna albero, che dona i suoi frutti e protegge e accoglie e fa crescere e insegna e... è ancora più ferma.

venerdì 22 luglio 2011

Se potessi vivere di nuovo la mia vita, Don Herold




Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Questa poesia è stata erroneamente attribuita a Jorge Luis Borges (con il titolo Istantes) e con questa apocrifa attribuzione ha raggiunto un largo successo.
Secondo una certa critica, la versione spagnola sarebbe una traduzione di un testo pubblicato dalla statunitense Nadine Stairs nel 1978. Ma si dubita anche della reale esistenza di questa donna.
Va oggi per la maggiore che l'originale sia una prosa di Don Herold (scrittore e umorista americano), pubblicato su Reader's Digest nel 1953.

Tutto quello che è scritto qui sopra è un semplice copia/incolla fatto da questo sito: http://www.lameditazionecomevia.it/herold.htm


Il CircoloVizioso vuole regalare a tutti voi questa riflessione, che può dare tanto...

mercoledì 20 luglio 2011

I miei progetti per una donna stanca - Indicazioni per una via d'uscita: Qualcosa di nuovo...


Sapevo che la mia Furia Pulitrice mi avrebbe portata lontana... probabilmente tutto quello che sta accadendo è nato davvero qui, grazie a quel post di Barbara MammaFelice e grazie alla mia presa di coscienza su quelle che dovevano essere le mie necessità Prime!
Così dopo aver superato da tempo il mese della pulizia zen abbiamo cominciato a mettere in pratica l'entusiasmo e a pensare a come circondarsi di piccoli oggetti che raccolgano, contengano e nello stesso tempo emanino energie positive...

La donna stanca che [era] in me ha trovato la giusta via d'uscita, grazie ad una serie di pratiche che hanno fatto riaffiorare superfici lisce e pulite, pensieri limpidi e splendenti, ricordi dolci che profumano di buono. 
Così, in un week-end passato, dedicato a noi e alla nostra rinascita, complice anche il mese del Costruire, è nato questo sfizio: il portacampioncini profumati era in origine un contenitore (in balsa) di the al mandarino, proveniente dalle Maldive. 
Portato dal viaggio di nozze dagli amicidisempre, dopo aver consumato in quattro e quattr'otto il profumatissimo the che conteneva, l'ho sempre conservato perché adoravo quel pesce colorato. E ora se ne starà con noi, nel nostro minibagno, a raccogliere le coccole che ogni tanto ci concediamo (olii da massaggio, creme, essenze profumate... e chi più ne ha più ne metta!)


L'altro sfizio l'avete già visto: il mare in una stanza, a dirla tutta, è un sogno che inseguo da una vita. La mia stanza da bagno ideale è sempre stata molto "acquatica" e, se avessi avuto tanto spazio in più, l'avrei già affollata di barche, reti, salvagenti e simili... ma tant'è, less is more... e il mare facciamo che ce lo immaginiamo con poco!


Non si tratta certo di chissà quali opere di creatività: non è stato fatto altro che prendere degli oggetti, rimaneggiarli o riempirli... sono però 'cenni di vita' per la mente di polepole... e magari due spunti che porteranno ad altro... ;)


NB: con questo post, programmato da tempo immemore e sempre prorogato per altre urgenze, termina la fase "I miei progetti per una donna stanca". LA "donna stanca" si è riposata e ora si è avventurata su nuovi percorsi... ci aspettano tempi da recuperare, da far di nuovo propri, per poterci regalare le cose che desideriamo tanto, i momenti che servono ad arricchirci come persone, gli attimi da dedicare al sé... e a quello che ancora sta nascendo in noi... :) Buona ricerca del tempo a tutti/e!

venerdì 15 luglio 2011

Il tempo della felicità - 2^ tappa CaT


Il Tesoro più grande che ci possa essere: noi stessi.

Desidero il Tempo di...
Trovo il Tempo di...

Le due frasi da completare.

Per una che ha una chilometrica lista di cose da fare, ferma allafermatadeltempochenonho... è davvero dura.
Ma ultimamente ho preso coscienza e mi sono resa conto di tutto il tempo che perdo per cose... futili, rispetto a me stessa.

E allora ho trovato il tempo di fare certe cose. Perché in fondo... 
... è più importante stirare una montagna di panni o mettersi a disegnare i personaggi di Nicoletta Costa per quel progetto che hai in mente per la camerina della PM?
... è più importante dare una cenciata in cucina, dopo il pranzo della domenica, o prendersi 10 minuti per sé e darsi finalmente lo smalto alle unghie, che da quant'è che lo rimandi?
... è più importante sistemare i documenti di casa o sognare ad occhi aperti della prossima vacanza che riusciremo a fare? (ecco, "sognare", appunto...)

Il tempo per noi.
Si potrebbe scrivere un'enciclopedia sui tempi che non dedichiamo a noi stesse.
Ho fatto un po' mente-locale, in questi giorni. E mi sono resa conto che - se escludo il tempo che passo a leggere, che è sempre e comunque poco rispetto a quello che vorrei - è davvero quasi zero il tempo che dedico a me stessa e ai miei interessi.
E lo desidero davvero, quel tempo.

Desidero il tempo di leggere, ancora di più.
Desidero il tempo di sfogliare sognante le riviste d'architettura.
Desidero il tempo di curare un po' di più il mio aspetto.
Desidero il tempo di poter scegliere cosa ho voglia di fare.
Desidero il tempo di finire le mille cose che ho iniziato, tra ricami e album foto, tra regalini per le amiche e progetti di lavoro-passione che ho in mente.
Desidero il tempo di chiamare un'amica che non sento da un po', senza doverla incastrare tra l'uscita dall'ufficio e l'arrivo a casa.
Desidero il tempo di imparare a fare pasticceria, insieme alla vicina di casa.


Desidero il tempo di... ok, questa è la mia prossima lista in progress, che sarebbe davvero bello riuscire a riempire di testi barrati e desideri esauditi... :)
In bocca al lupo!?

mercoledì 13 luglio 2011

Me la merito, la felicità, perché... 1^ tappa CaT MammaFelice








E' la Caccia al Tesoro 2011 di Mamma Felice che apre il cuore alla FELICITA'.
Che ci chiede di cercarla, di trovarla, di accoglierla.
Che ci chiede di sceglierla, come stile di vita, come modo di essere.
Che ci chiede di fare il primo di una serie di piccoli passi incontro ai nostri SOGNI ed ai nostri DESIDERI...

Certo che un conto è dire che abbiamo scelto di essere felici perché lo vogliamo, perché ce lo meritiamo, perché siamo donne incredibili, con un sacco di doti, perché siamo buone madri, mogli in gamba, lavoratrici che per il loro lavoro darebbero l'anima e blablabla... altro conto invece è confrontarsi coi propri sentimenti, con la propria coscienza e con il proprio essere.

Chi sono io veramente?
Cosa so dare agli altri da meritarmi la felicità?
Queste le domande che mi pongo, da lunedì scorso. E già in quest'ultima domanda c'è un indizio di me. Che metto spesso gli altri davanti. Che metto le mie priorità come ultima cosa. Che mi scordo persino di mangiare, a volte, per fare quello che è meglio per chi mi sta intorno. Che credo spero voglio fare sempre il meglio nelle cose in cui mi impegno. E non è detto che ci riesca.

Non so parlare di quelle che sono le mie doti. Certo, so di averle, so che sono una persona capace e intelligente. 
So di avere una certa competenza in alcuni campi. 
Come tanti, so di essere una donna con infinita pazienza, testardaggine e caparbietà. 
So (e cerco di mettere sempre in evidenza) quanto siano importanti gli affetti nella mia vita; quanto contino l'amore, l'amicizia, l'ascolto.
E certo queste non sono cose che do per scontate, anzi.

Ma mi viene più semplice parlare dei miei difetti. Perché di quelli ne ho a bizzeffe. 
E perché - dopo averli accettati - mi hanno riempito di gioie.

Perché la mia ingenuità mi ha regalato tante, tantissime, infinite 'cantonate'. Ma mi ha anche insegnato a dare il giusto valore alle cose. E alle persone.

Perché la mia non certo rara "voglia di superficialità" ha portato i più superficiali a credermi 'troppo superficiale'. Ma è il mio difetto preferito, perché mi regala la felicità di chi sa staccare la spina al momento giusto e godersi le piccole cose fugaci.

Perché la mia lentezza proverbiale mi ha portato a dover rincorrere alcuni treni che andavano presi per forza. Ma mi ha sempre donato una serenità interiore di cui sono fiera.


Perché quando mi metto in testa una cosa faccio di tutto per ottenerla. E anche se questo può sembrare un pregio, a volte può trasformarsi in terribile e assurda testardaggine.


Perché alla fine della giornata di lavoro, torno a casa stanca morta e non mi metto a pulire e ad aspirare. Con grande cruccio della mia amata casetta, che si sente abbandonata a se stessa. Ma con grande felicità della mia famiglia, che organizza in quattro e quattr'otto un doccia-party con relativa annaffiatura del giardino, per unire l'utile al dilettevole. Che almeno una cosa sia fatta. Di quelle mille che dovrei fare.


Tutto sommato, insomma.
Perché mi merito di essere felice? Perché VOGLIO esserlo. Con tutti i miei tantissimi difetti. Che accetto in piena coscienza. E anche INcoscienza.

venerdì 8 luglio 2011

Turisti a casa... Pescia









Capita per caso. Come la maggior parte delle cose che ti accadono in questo periodo. Ti trovi lì, ad aspettare mezz'ora. E allora giri per le vie della città in attesa del tuo appuntamento. Stranamente sei in anticipo.

E allora ti godi quell'aria così particolare. Quella di un paese che sembra città e che sa donare quel suo fascino a chi lo voglia accogliere.


Passi per vicoli e stradine, incontri persone che ti salutano come se ti conoscessero da una vita, scopri scorci che nascondono sorprese, emergi alla fine di quel buio con la felice vista di uno slargo sporco e poco frequentato.


Vita, anche la non-vita lo è. A suo modo.

Sembra quasi di essere entrati nelle pagine di un libro. L'ultimo che hai letto. E tu ti aspetti proprio che da un momento all'altro sbuchi fuori qualche tipo poco raccomandabile... invece ti aspetta la vecchina dei piccioni, seduta da una parte, col pane raffermo già pronto per chi lo vorrà. E per companatico i suoi ricordi. Quel poco che ricorda dei suoi ricordi. Sempre che siano ricordi e non fantasie.
E comunque poco importa cosa siano. L'importante è lasciar correre il pensiero. E parlare, a voce alta, per allontanare i fantasmi.


Poi parti alla ricerca di antico. La piazza ti abbraccia e ti offre la sua vista. Il palazzo sta sempre lì, imponente e altero. E trovi stemmi, vecchi vetri, bandiere al vento. Il ricordo di quello che è stato e di quello che ancora sarà. Perché anche se qualcosa sparisse rimarrebbe comunque nella memoria di chi c'era.


E tu, quasi non ricordi perché sei qui, persa tra le pagine di una vecchia città, nelle 'orecchie' fatte per tenere il segno. Tra polvere, saluti, suoni e righe scritte a margine.

 
E negli spazi tra quelle pagine un po' di cielo. Per ricordare sempre.

giovedì 7 luglio 2011

Chi l'avrebbe mai detto? Un giorno...

Rami di nocciolo contorto [fonte]

La frase di questo mese ha dato vita a diversi subbugli interiori, per moltissimi motivi.


Accadono cose - e l'ho già detto - che ti fanno pensare. Parecchio. Soprattutto da quando sei madre. Di una figlia, per giunta.


Accadono intorno a te, alle persone che conosci, ti arrivano 'sentito dire' e sussurri. 


Per vie traverse certe immagini e certi ricordi arrivano fino a te, seguendo vie contorte che sembrano rami di nocciolo... Cose sepolte che... pof. Come nel post di Owl, Cuor di Carciofo, conosciuta grazie a Lu!. Come nel post della Lu.
Come in altri post che leggo, spesso per caso.

Accade che magari certe parole ti ricordano qualcosa della tua vita. Accade che anche tu hai sepolto qualcosa dentro di te. E un giorno... questa cosa esce allo scoperto. Ta-dah. Credevi fossi scomparsa, eh?

E allora sei felice di averla superata. Però poi ti preoccupi al solo pensiero che certe cose continuino ad accadere. E fai di tutto per proteggere la tua creatura dal male che può essere ovunque, là fuori.


Sai che solo la mobilitazione delle coscienze di tutti quanti può fare qualcosa.
Sai che certe situazioni e certe menti malate ci saranno sempre, son sempre esistite e sarà davvero difficile farle scomparire.
Lo sai.
Ma certo non basta a calmare la tua preoccupazione.

venerdì 1 luglio 2011

Un fiore per te. Per essere sempre con me.


La PM è un'appassionata del "cogli una margherita" e non c'è giorno che non mi regali un fiore, che sia davvero margherita o piscialletto o gelsomino.

Io in cambio le porto libri che ho scelto per lei in biblioteca, origami (una nuova passione) che piego per lei nella pausa caffè, disegni di fiori da colorare insieme la sera.

E' il nostro piccolo rito per essere insieme anche quando non lo siamo materialmente. 


Il nostro piccolo fiore di tutti i giorni.

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

argomenti viziosi

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Il Vizio di Leggere

Il Vizio di Leggere
Per non perdere il vizio, nonostante le mille cose da fare, per trovare il tempo da dedicare ad una buona lettura, per scoprire nuove emozioni e sensazioni, di quelle che solo un buon libro è capace di regalare a chi lo apre con passione e curiosità.

Il vizio di riflettere

Il vizio di riflettere
... il mio modo di Guardare e non solo Vedere ciò che ci circonda...