lunedì 25 novembre 2013

"La città delle donne", La giornata internazionale contro la violenza sulle donne e... una coccola per tirarsi su.

Torta morbida di pere e "La città delle donne"
Lunedì mattina presto. Molto presto, per i miei standard.
Addirittura mi prende il chiribizzo di spolverare (devo stare proprio male, sì) e in quattro e quattr'otto sistemo il soggiorno, mentre tutto in casa tace.
Preparo il caffè e sveglio il maritino, che invece non c'è proprio, stamani: è proprio tutta al rovescio questa giornata, in cui per forza di cose me ne devo stare a casa, segregata e isolata dal mondo perché "infettiva"...
Loro ancora dormono, e allora mi prendo del tempo per me: ieri abbiamo preparato una torta nuova insieme, per tenerli occupati e passare del tempo "di qualità" (e che qualità! la torta si è intrisa delle nostre risate ed è rimasta morbida di tutti quei baci che ci siamo dati: ma era tutto vero o stavo sognando?)
Me ne taglio una fetta, l'accompagno col caffellatte delle migliori occasioni e con una fiaba a caso presa da un classico della mia biblioteca: Le più belle fiabe popolari italiane, rilegato in pelle, con tanto di lettere dorate.

Apro una pagina a caso e trovo "La città delle donne", una storia che viene dal Veneto, raccontata con tempi che non tornano (un po' al presente, un po' al passato, un po' imperfetto: sembra proprio di ascoltare il racconto di una di quelle nonnine di una volta, tipo la mia, col fazzoletto sui capelli quando usciva di casa per non sfare la piega e non prendere l'umido, con le mani macchiate di vita, con i pensieri rimescolati dal tempo...) 
La città delle donne narra di un mondo dove le donne governano e qualsiasi uomo trovato in giro per la città viene imprigionato e poi ucciso, raggiunte le 100 unità (il numero massimo contenibile nella prigione?). La Regina doveva avere dei forti rancori, per essere diventata così crudele, per avercela così tanto con gli uomini...
Un giorno nella Città delle donne arriva però un ragazzo che riesce a conquistare la Regina Cattiva - che in realtà cattiva non era -, con le sue doti ed i suoi doni ma anche con l'astuzia. 
Di questo giovane c'è una cosa che apprezzo: la gentilezza, la cortesia con cui ha saputo guadagnarsi mezzi magici e amore, mentre i suoi fratelli, con la loro brutalità e la violenza, erano riusciti ad ottenere solo pan per focaccia (e così dovrebbe essere, sempre...). Lui non ha usato violenza contro alcuno, ha saputo parlare col cuore e così ha conquistato la sua bella, eliminando la violenza da quella parte di mondo.

Ci sarebbe molto da parlarci su. 
Sui perché e sui percome, su quello che è giusto e quello che non lo è. Invece voglio solo cogliere il segno di una fiaba del genere oggi, lunedì 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Ognuno la racconta come vuole, questa giornata. Ognuno cerca di trovare le parole che più si adattano al suo modo di vivere. Perché è giusto parlarne, è giusto che non sia il silenzio a vincere, è giusto che chi usa violenza sia solo. E punito.


Barbara ce lo dice così, per esempio. E mi piace quello che dice, perché è quello che ho sempre pensato anch'io:
Un uomo che ti picchia, non ti ama.
Un uomo che ti insulta, non ti ama.
Un uomo che sminuisce le tue capacità, non ti ama.
Tu NON meriti questo uomo.
Meriti una vita felice e piena di amore!*
* Grazie Barbara!


La coccola facciamo che ve la racconto un altro giorno. Oggi è meglio finirla qui. FINIRLA.

giovedì 7 novembre 2013

Lo zen e l'arte di riordinare gli armadi. Capitolo 2

Mix & Match - Photo by Steven Meisel Vogue Italia, settembre 1993
E poi cerchi sulla rete tutto quello che parla di "armadi", per capire e confrontarti, e ti imbatti in questo post.
Ora ditemi se qui non c'è da lavorare con la mente...
So che avete tutti da fare e che c'è poco tempo per leggere post un po' più lunghi delle 1500 battute classiche. Però prendetevi due minuti, oggi, leggete quel post e riflettete.

Può capitare che facciate anche vostra - come io ho appena fatto - questa frase:
[...] non posso che “buttarmi” (che il tempo dei se e dei ma è già finito)
Parliamo di Mix & Match, una tendenza che si applica nell'abbigliamento (ma non solo: vogliamo parlare dell'arredamento nelle nostre case, ad esempio? Lo faremo, lo faremo... ;)) che consiste nel mescolare stili e realizzare accostamenti audaci e sorprendenti, creando uno stile personale e personalizzato.

Osare. Utilizzando il nostro gusto e - spesso - il nostro coraggio.

Questo quello che ci racconta Maria Sarah Papillo su Lapetitdame, con tanto di belle bellissime foto. Ma il suo è un fashion-blog e quelle foto e quei discorsi ci stanno tutti.
foto giacca lana/pelle
Qui al CircoloVizioso le cose sono un po' diverse: io di fashion non mi intendo per niente (ve lo possono assicurare le mamme chic che mi vedono arrivare a scuola la mattina, quando accompagno mia figlia!), però quei discorsi - sull'osare, sul buttarsi, sul raccogliere le cose che ci piacciono tutte sotto uno stesso tetto  e accettarle/accettarsi per come sono/si è - li sto nuovamente mettendo in pratica, e il significato di questo nuovo ordine che si sta facendo strada nei miei armadi sta anche qui: nella nuova capacità di fare i conti con me stessa, con quello che sono e con quello che mi piace.
Con quei capi completamente neri che non sento più miei (o che forse non lo sono mai stati), con quelle magliette ipercolorate che non avrei mai voluto buttare (ma che alla fine hanno trovato nuove opportunità di vita), con quei jeans che ancora fanno parte del mio essere. 



Riconoscere me e le mie esigenze, i miei diritti insindacabili e le conquiste fatte nel tempo.
Sembra quasi ridicolo scriverlo ma anche queste cose fanno parte delle piccole scelte capaci di cambiare il nostro approccio al quotidiano: sentirsi liberi nei nostri abiti, vestirsi (anche) di coraggio e mostrarsi per come siamo.

E allora ho regalato quell'impermeabile nero "che va su tutto" perché non l'ho mai sentito mio, ho eliminato - con gran gusto - i residui di abiti pre-maman che ancora resistevano "perché anche se sono un po' larghi va beh", ho incenerito quel pantalone a vita bassa che ho sempre odiato "ma siccome ora vanno di moda così"... tutto perché sentivo di doverlo a me stessa, a quella nuova persona che sta riemergendo, un po' come una fenice, dopo diverse lotte e parecchi momenti di stasi.
Ed è tornata fuori quella borsa pazza, stracolorata e con mille tasche che in molti criticavano perché non stava con niente, sono spuntati fuori da un cassetto i bracciali neri di caucciù di mille anni fa, si è materializzato di fronte a me un abitino che da sempre sognavo di avere e di indossare...

Abbigliamento e filosofia di vita:
osiamo, se sentiamo di doverlo a noi stessi! *

I risultati di questo momento di meditazione sono stati:
  • un positivo svuotamento dell'armadio
  • una rigorosa selezione dei capi da conservare - secondo la nota regola "se non lo metti da un anno puoi toglierlo di mezzo"
  • tanto spazio in più per respirare!
Le regole da seguire, da oggi in poi, sono queste:
  1. tenere sotto controllo la fame da shopping compulsivo (ma tanto a quello ci pensa la crisi, no?)
  2. far entrare un nuovo capo nell'armadio solo dopo averne eliminato un altro che non uso da un bel po'

Riusciranno i nostri eroi? :D

* oh, questo blog sta prendendo una via filosofica che non mi sarei mai aspettata... ;)

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

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