mercoledì 20 giugno 2018

Junk Journal: ti pare che non mi venga voglia di provarci?


Su Zebuk ho recensito un po' di tempo fa un libro preso in biblioteca, in un raid toccata e fuga: è stato divertente e interessante, sia il libro che tutti gli spunti che ci ha dato per continuare a giocare insieme e creare, con veramente poco, piccoli capolavori.
 

Unendo le letture cartacee a quelle sul web, lasciando libera la mente di gugolare in giro, raccogliendo un po' di materiale per casa (e facendo anche un altro po' di ordine, nell'ottica di un sempre più frequente rinnovamento), ho fatto due più due e ho riscoperto il Junk Journal.
 

In questi giorni poi ho fatto nuove pulizie in casa - il riordino e i suoi effetti... del Metodo KonMari riparleremo presto ;) - e ho trovato un sacco di materiali che hanno bisogno di una casa, per non dover finire nella spazzatura (non sia mai detto!!!) e in questo blog, che frequento spesso per ispirarmi, ho scoperto che dedicheranno l'estate proprio alla creazione di un Junk Journal. Parecchio vintage per come ho in mente di farlo io e per i materiali che ho a disposizione, ma... in parte ci adatteremo, in parte lo reinterpreteremo alla nostra maniera.
Avendo bisogno di ordinare alcune foto e ricordi dei viaggi fatti in questi anni, ho deciso per un Junk Journal che sia anche travel journal. Il problema è che non riesco a staccarmi ancora da pezzetti di viaggi, biglietti di ingresso a musei divertenti, cose raccolte durante le passeggiate in luoghi tutti da scoprire, e soprattutto dalle sensazioni e dalle emozioni che hanno saputo darmi...

Ma il nostro Junk Travel Journal avrà bisogno anche di una copertina, e allora mi sono ricordata di quello che tempo fa ha creato Beta, qui.

C'è tutto, mi pare... veniamo al risultato.
Coi miei tempi potrebbero volerci anni, ma un passo per volta ne verrà fuori qualcosa di bello, sono sicura!

giovedì 31 maggio 2018

Diventa ciò che sei!


pulcinoelefante ha sempre un suo perché :)
"Diventa ciò che sei", ho letto ieri. 
Quella frase mi ha sorriso, quando l'ho letta. E mi ha accompagnato per tutto il giorno. Poi, in preda al raptus da social che mi piglia ogni tanto, l'ho condivisa sul mio stato di whatsapp, ieri sera.
E stamani, una persona che conosco da poco e si è fatta benvolere da subito mi ha risposto, abbinando a quel mio stato, a quel "Diventa ciò che sei", la foto del lavoro magnifico che abbiamo fatto - tutti i genitori insieme - per la festa di fine materna del Piccolo Che e dei suoi compagni di viaggio: un lavoro enorme, pannelli di 4 m per 4, stelline appese su un cielo fragile e delicato, lune e soli scintillanti, bambini sorridenti, che ci hanno insegnato a conoscerci, a collaborare, a organizzarci meglio, a Fare, col cuore.

E mi sa che ha ragione lei: io continuo a girarci intorno ma è proprio questo, quello che sono e che voglio continuare a essere: una persona che fa, col Cuore.
Ci sono progetti che sto portando avanti, cose che mi piacciono, mi interessano, mi entusiasmano (anche troppe, lo ammetto): lavori che a volte mi fanno paura perché temo sempre di non essere all'altezza del compito, perché il mio essere "professionale" non è quello appariscente e patinato di certi altri. Ma una cosa l'ho capita: non è certo solo dal formato, non dal supporto su cui proponi il tuo lavoro che si capisce il tuo amore per quello che fai. Allora, quando quei momenti di ansia arrivano (e sono benvenuti, perché misurano quanto una cosa ti interessi davvero), mi carico e mi circondo di frasi motivazionali.
Ora questa, di cui non conosco l'origine precisa (Pindaro? Goethe? Nietzche? Buddha? ho ancora tanti passi da fare e tanta cultura da assimilare... 😏) l'appenderò nel mio studio girovago-ambulante, che ancora non ha una sede fissa - ma tra poco la avrà! - e la userò, spesso, molto spesso.

Diventa ciò che sei,
avendolo appreso.

Bella, ancora più bella nella versione di Pindaro. 
Ma c'è tanto da speculare su questa frase, tanto da dire e da considerare, tanto da meditare, che questo post sarà solo il primo di una lunga serie. Da aggiungere a questo e a questo.

lunedì 21 maggio 2018

Vivere ogni attimo



Se tu rallenti
rallenti il tuo agire
in quelle lente movenze
ti sentirai danzare la vita
– non più schiacciato dal condizionamento,
dalla necessità, automatizzato-
e darai significato e gusto
a ogni più minuto ricciolo di realtà.
In quella lentezza
ci sarà posto per la Consapevolezza
che darà luce e spazio
al tuo vissuto al di là
di ogni apparente banalità.

(Silvio Anselmo, “Il viaggio. Desiderio d’infinito – Poesie“,
da zeninthecity.org)
Ci sono consapevolezze che arrivano all'improvviso, come farfalle che si posano appena sulla spalla. O come frasi dette da qualcuno che non sta proprio pensando, incastrato nella fretta degli incastri e dei programmi cadenzati che precedono un giorno importante.
In quel momento capisci cosa vuoi davvero tu. Cosa sei cosciente che ti perderai se non cominci subito a invertire la rotta. Cosa rischi di dimenticare se non fai qualcosa subito, ora.

In questi giorni mi sono osservata: ci sono una Prima Comunione e una festa di fine materna che saranno celebrate nei prossimi giorni e sono stata perfettamente capace di non farmi travolgere dagli eventi, di non farmi trascinare da quelle orribili filosofie stile "si fa perché va fatto", "eh, ma lo fanno tutti, che fai, non lo fai anche tu?", di non menarmela tra vestiti e mise da sfoggiare, di resistere alla follia della cerimonia da curare nei minimi dettagli tranne che in quello più importante.

Ho preparato scenografie per il piccolo, riempito veli di confetti per la grande, scelto e assaggiato con gioia le portate della festa che faremo dopo la messa, con le amiche del cuore, tenendo sempre a mente una sola cosa:
vivi ogni attimo, sii presente in ogni momento
Credevo l'avessero capito anche i miei compagni di viaggio, ma oggi è arrivato il messaggio che temevo, quello che dice "se ci facciamo incastrare anche lo scambio dei regali perché se non si fa ora non c'è più tempo. Anche una cosa veloce, giusto per."
Quindi la superficialità, le cose fatte giusto per fare, il non vivere pienamente un momento che ha un significato troppo importante: la chiusura di un ciclo, l'ingresso in qualcosa di superiore.

E un po' sono delusa, sì, ma sono sempre più convinta che di quel giorno, di quei giorni, voglio godermi ogni attimo. Senza pensare al vestito, alla carnagione mozzarella che vedranno, alla piantina che sta su oppure troppo giù, alla stella ritagliata più o meno bene, alle nuvole che saranno d'oro invece che azzurre, al cielo che speriamo stia appeso, altrimenti la recita non sarà perfetta, alla coroncina sui capelli sciolti e ribelli invece che lisciati dal parrucchiere "che ho preso l'appuntamento tre mesi fa".

Quel giorno, quei giorni, saranno pieni di noi, del tempo vissuto a costruire cose con amore, a immaginare fiori e colori e emozioni e tutto quello che ruoterà intorno sarà molto meno importante.
Spero - mi auguro davvero - che lo capiranno anche loro, i diretti interessati, i protagonisti di quelle giornate. Che crescono ad una velocità incredibile e mi meravigliano ogni giorno di più.
[...] ti sentirai danzare la vita
– non più schiacciato dal condizionamento,
dalla necessità, automatizzato-
e darai significato e gusto
a ogni più minuto ricciolo di realtà.
Leggo e rileggo queste parole e le sento molto più mie di quanto avessi mai immaginato, fino a qualche tempo fa.
Voglio che nella nostra Vita siano sempre di più i riccioli di realtà a cui dare significato e gusto, voglio che danzare la vita rallentando, non più condizionati, non più schiacciati dall'esterno, sia la Via da perseguire, sempre.
 
E questo auguro a loro, il futuro.

giovedì 5 aprile 2018

Ho imparato. (Fabio Volo)

Ho imparato che spesso le persone non comprendono quello che hanno davanti e spesso non lo apprezzano.

Ho imparato che da un giorno all’altro tutto può cambiare,
ho imparato che non c’è cosa più bella e difficile
che potersi fidare di qualcuno,
ho imparato ad accettare le delusioni
o comunque a non dargli troppo peso.

Ho imparato ad andare avanti
anche quando l’unica persona con cui vorresti parlare
è la stessa che ti ha ferito,
ho imparato che questo molte persone non l’hanno mai capito.

Ho imparato che più dai e meno ricevi.
Che ignorare i fatti non cambia i fatti.
Che i vuoti non sempre possono essere colmati.
Che le grandi cose si vedono dalle piccole cose.
Che la ruota gira, ma quando ormai non te ne frega più niente.

E soprattutto quello che più mi piace della vita
è che non si finisce mai di imparare.

[...]

Ho imparato che il contrario dell'amore non è l'odio. L'odio è l'assenza d'amore, così come il buio è l'assenza di luce. L'opposto dell'amore è la paura.

Faccio sempre finta di non vedere le copertine dei libri di Fabio Volo in libreria e in biblioteca, perché ho una sorta di paura. Perché lo ascolto la mattina, lo sento parlare e mi piace quello che dice, perché mi piacciono i suoi tuffi nel vuoto a capofitto, tra psicologia, filosofia e vita quotidiana, perché mi segno i libri che consigliano i suoi ospiti, perché mi fa ridere - e questa è una cosa importante.

Poi mi viene in mente che viene considerato un "commerciale", uno "del popolo" e che sia un po' snobato da alcuni autori e degli "intellettuali"... Pecco un po' di mancanza di originalità, quindi? Non sono poi così raffinata e selettiva come vorrei? Non ho la puzza sotto il naso? Alla fine decido che - non per omaggio agli intellettuali ma perché sono di solito allergica a "quelli troppo di moda" - è meglio aspettare ancora un po' prima di leggerlo.

Ma in fondo, poi, perché aspettare?
Che poi finisce che le parole capitano e ti cercano, e ti trovano proprio quando vogliono farlo loro. E ti ritrovi queste riflessioni davanti agli occhi. E come fai a non cercare di chi siano? E sì, va bene che sono luoghi comuni, in gran parte, ma tu ci avevi mai pensato? Ti eri mai fermata un attimo a rifletterci su? Avevi mai detto ad alta voce quelle parole lì?
Va bene, va bene, al prossimo giro leggo Volo.

giovedì 29 marzo 2018

What's up? Il punto della situazione.


And so I wake in the morning
And I step outside
And I take a deep breath and I get real high
And I scream at the top of my lungs
What's going on?


Da quando mia figlia ha scoperto questa canzone non ha più smesso di cantarla. Non chiedetemi perché, ma ascoltarla mentre tira fuori quegli acuti mi mette allegria e mi fa avere fiducia nel domani.

Ma come va? Come stiamo? What's up?
Dopo un periodo piuttosto critico, che mi aveva sfiduciato e abbattuto e anche un po' svuotato, ho ritrovato energia, entusiasmo e sicurezza, e ogni giorno ne aggiungo un po'.
Grazie a cosa?
Ho messo mano e testa al mio cuore, ho accolto e abbracciate le mie aspettative, le speranze e i sogni che avevo e che si erano lasciati appassire (proprio come una piantina, sì) e ho ricominciato a prendermene cura. E a prendermi cura di me stessa, di conseguenza. E a prendermi cura del piccolo mondo che mi circonda, fatto di persone, cuori grandi, oggetti (sempre meno, ma di questo parleremo prossimamente) e sentimenti, soprattutto.

Se oggi scrivo questo post è grazie alle riflessioni e allo scambio di parole e pensieri avuto con lei e la ringrazio davvero dal profondo del cuore: è arrivata proprio nel momento giusto per farmi meditare sul "come sto" ORA.
E io, scrivendole, sono riuscita a mettere ordine anche tra i pensieri, ho riconosciuto le imperfezioni che costellano la mia vita e le ho accettate, dando loro il valore di vita vissuta che meritano.
Un po' come fanno i giapponesi con il kintsugi, lo conoscete? Ne avevo parlato già qui: quelle crepe, quelle sofferenze, fanno parte della nostra vita, sono quelle che ci hanno portato a essere quello che siamo oggi. Non devono essere cancellate, anzi: vanno valorizzate, messe in evidenza, senza aver paura di esporre il proprio cuore.

Un vaso rotto si può aggiustare riempiendo la sua ferita con l'oro:
così acquista una storia e un valore aggiunto
Pensavo a tutto questo stamani, quando - facendo una ricerca sugli stili di arredo (per un incarico di lavoro che ho ricevuto e che mi ha dato gioia e anche per unacasaamodomio, che si risveglierà presto dal semiletargo in cui era caduta, promesso!) - ho scoperto il wabi-sabi:


"(il wabi-sabi) nutre tutto ciò che è autentico accettando tre semplici verità:
nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto"


Perfetta conclusione di tutte le mie considerazioni.
"Il wabi-sabi accetta l'imperfezione come divenire naturale delle cose, filosofia di vita che si traduce in ambienti e arredi dal look vissuto e, appunto, imperfetto." (da Houzz.it)
Il legno lasciato alle scrostature della sua vernice, i materiali naturali, gli oggetti fatti a mano: tutto mette in evidenza le imperfezioni e i difetti, che diventano un valore aggiunto.

Proprio così dovremmo imparare ad essere noi: accettare i nostri difetti, trasformarli in punti di forza.
Così sto imparando ad essere io. Felice.


Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

argomenti viziosi

#10minutiPerMe #miregalolentezza #OperazioneUnPassoAllaVolta 2018_laBussola 5 stelle della P.M. A caccia di felicità con album scrap A piccoli passi accidia Afrodita alla fermata del tempo che non ho amici ancora amici antidolorificomagnifico appunti di vita vissuta architetti e architetture armadi baby babyy benvenuti a tutti blog candy e give-away buone feste Caccia al tesoro caro diario cartoline Casa Cena dell'Allegra Compagnia chi l'avrebbe mai detto? cioccolata dappertutto coccole con le mani in pasta con poche parole costruire di felicità Di Semplicità Virtù Eco-sostenibile entusiasmo Fata Bislacca FataSognante e Gri-Gri Flat Stanley fotografia giochiamo? gola grazie Happy Week Art Journal HappyWeekJournal2013 i supernonni i talenti Il gioco dei vizi il marconista Il Nostro Personale Giorno del Ringraziamento il vizio di leggere il vizio di riflettere il vizio di scrivere ilcircolovizioso ingenua insegnamenti Io me stessa e me iomivizio ItaliaNostra la grande transumanza dei segnalibri La mia agenda la supernonna la vittima lavoro LeggiAmo 2013 LeggiAmo 2014 LeggiAmo 2015 Liberiamo una ricetta 2013 Liberiamo una ricetta 2014 Lista delle Cose da Fare 2015 Lussuria mare MenoStressPiùFarfalle mi vizio con... Natalia Cattelani natura nodi che vengono al pettine non ci posso credere nonna Iolanda nuove amicizie Nutella Oggi vorrei proprio essere qui oroscopo ozio parliamone parole famose PECC pensieri e parole personaggi PestiPossibili Piccola Meraviglia piccolo Che piccolo-spazio-pubblicità PIF Pippi Calzelunghe Plastic Guerrilla poesia polepole al lavoro POLUCHINA posticini del cuore premi Project 10 books raccolte Ri-Vivere Ricette per la Cena ricette rubate rivelazioni S.A.L. scatole di latta scusa sogni e bisogni storia e storie di culture diverse strani vizi Summer Manifesto 2015 superbia swap tanti auguri a te Tatti Turisti a casa propria Una Casa a Modo Mio vecchi tempi VisteRiviste vizi Voglia di Creare voglia di viaggiare voglia di... writing tuesday ZEBUK zen zibaldone

...chi ha vizi come me...

Il Vizio di Leggere

Il Vizio di Leggere
Per non perdere il vizio, nonostante le mille cose da fare, per trovare il tempo da dedicare ad una buona lettura, per scoprire nuove emozioni e sensazioni, di quelle che solo un buon libro è capace di regalare a chi lo apre con passione e curiosità.

Il vizio di riflettere

Il vizio di riflettere
... il mio modo di Guardare e non solo Vedere ciò che ci circonda...