martedì 13 novembre 2018

13 novembre, Giornata Mondiale della Gentilezza.

Six img
Fa' che la Gentilezza sia la normalità

Ogni persona che incontri
sta combattendo una battaglia
di cui non sai nulla.
Sii gentile. Sempre.
(Platone)
 

#WorldKindnessDay
#MakeKindnessTheNorm 
#ioscelgolagentilezza

Non sono solo hashtag da seguire, tra i tanti, su Instagram o su Twitter, sapete?
Ci sono mille e più azioni gentili che possiamo fare per cambiare, poco a poco, a piccoli passi, come solo gli esseri gentili sanno fare, il mondo intero. Per accogliere in un abbraccio chi sta combattendo una sua personale battaglia, chi ha bisogno di un atto che doni di nuovo fiducia nel mondo, chi è arrabbiato e non sa nemmeno perché, così chiuso in se stesso.

 

Oggi è la Giornata Mondiale della Gentilezza. 
Cosa farete oggi - e tutti i giorni a seguire, ovvio - per essere ancora più gentili
e distribuire semi buoni nel mondo?

Non identificatemi con quel termine diventato odioso che si sente dire in giro: buonista. Ho anch'io i miei momenti no, ho anch'io da ridire con molti personaggi con cui mi capita di dover avere a che fare, e avrei mille motivi per sparare a zero e criticare e accusare. Va da sé che odio la violenza, di ogni tipo, ma questo non fa certo di me una santa.
Solo che vedere gli effetti devastanti - per tutti - quando questa tecnica è applicata da altri, e sentirla anche sulla propria pelle, ingiustamente, mi ha fatto capire quanto sia più utile e positivo e produttivo mettersi nei panni dell'altro, cercare di capire le sue ragioni. E trovare una risposta che possa andare bene a tutti e due.
La giornata mondiale della Gentilezza è stata istituita nel 1988 dal Japan Small Kindness Movement di Tokyo. Nel 1996, proprio a Tokyo, un primo gruppo di organizzazioni si costituisce nel World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza) di cui anche l’italiana Gentletude* fa parte.
*(al link si trovano moltissime risorse a cui attingere)
 
Se proprio non vi viene in mente nulla, ma proprio nulla nulla, per celebrare oggi e ogni giorno a venire la Gentilezza, qui e poi anche qui e poi qui (se avete voglia di affrontare l'argomento con i bambini) e poi anche qui trovate molti suggerimenti, ma sono certa che siete delle belle persone, così incredibilmente incredibili che avrete milioni di idee da proporre ai vostri figli, agli amici, ai colleghi di lavoro, anche e perfino al vicino di casa, per fare del mondo un posto migliore.

Ne sono certa, sì.

Voi non deludetemi, eh? ;)

martedì 9 ottobre 2018

#LaMiaAgenda2018 | Ottobre, profumo di mare


“Andate fiduciosi nella direzione dei vostri sogni,
vivete la vita che avete sempre immaginato.”
(H. D. Thoreau)


Ottobre. Già da qualche giorno. Un salato profumo di mare satura la corrente d'aria insistente che mi accoglie stamani, appena scesa dall'auto.

Sono giorni scompigliati, l'equilibrio tarda ad arrivare, ma non fatica. 
Lento, costante, procede sul percorso che ha deciso di seguire. 
Perché ha vita sua, propria volontà, il mio equilibrio: decide una strada e la segue, imperterrito. A niente serve il mio cercare di incanalarlo, a nulla i programmi, l'incastrare appuntamenti e liste di cose da fare. 
Non mi angoscia più il tempo, ho accettato il suo scorrere e non mi pesa più il non arrivare a fare tutto quello che dovrei.
Ci sono momenti in cui la soluzione migliore è proprio questa: lasciar scorrere. Come l'acqua del fiume.

Qualche giorno fa ho letto questi post di Burabacio (ne ho parlato anche qui) e ho sentito il bisogno forte di dare voce alla parte di quella me creativa che a volte abbandono a se stessa. Il risultato è la copertina di ottobre, sulla 365di2018 di Zelda, che con quei gamberoni a ottobre, lo ammetto, mi aveva un po' spiazzato.
 

Eppure stamani il profumo di mare è arrivato davvero, e la voglia di correre di nuovo lì, sull'isolachenoncè, a farsi accarezzare dal sole e dal vento salmastro è tornata prepotente. Il fine settimana si avvicina, annuso l'aria e gioco a immaginare una fuga (un'altra ancora!) sull'isolachenoncè, coi piedi nella sabbia e i pensieri sciolti. 

Mi sto organizzando per vivere la vita che ho sempre immaginato. Non quella fancazzista, ovvio, ma quella cosciente, finalmente, di essere un Individuo Unico, capace di esprimere se stesso e le proprie potenzialità. E di seguire i propri sogni.

mercoledì 3 ottobre 2018

#LaMiaAgenda2018. Capitolo 3: Il punto della situazione.

Troverò mai l'agenda perfetta? Forse sì... ;)
Troverò mai l'agenda perfetta? Forse sì... ;)
[ndr: in pratica l'anno è quasi finito e io non ho più postato gli sviluppi de #LaMiaAgenda2018.
Niente scuse, non c'è alcun motivo di trovarne.
Ho scritto questo post un bel po' di tempo fa, oggi lo aggiusto, lo correggo, lo aggiorno e lo pubblico, perché è arrivato il tempo della coerenza e dell'azione]


Lo aspettavo, il nuovo anno, perché speravo in una veloce chiusura del vecchio 2017, che non è stato proprio formidabile. E man mano che si sono aggiunti giorni [e settimane e mesi] ho scoperto che c'è una nuova consapevolezza, che c'è gratitudine in ogni cosa che faccio, che ci sono nuove opportunità ancora da scoprire, ogni giorno:

Ero colpita da quanto la nostra insaziabile ricerca di risposte
non contemplasse mai l’ipotesi (non dico la certezza)
che buona parte di queste fossero già dentro di noi.

Vi ricordate? Avevo scritto qui delle parole di Zelda che mi sono entrate nel cuore, tanto che hanno fatto parte della copertina del mio Bullet Journal - ancora sperimentale - per il mese di Gennaio.

A Febbraio invece ho capito di aver bisogno di tirare fuori quella forza che sapevo di avere, nascosta da qualche parte, e ho capito anche che dovevo tornare a liberare la creatività. Ne è uscita una pagina simil-scrap, che mi è piaciuta abbastanza... [poi successivamente ho letto e approfondito in giro e il discorso sulla creatività si è fatto molto ampio, dovremo aprire una grande parentesi graffa sull'argomento: qui, qui e qui, da Sabrina, Burabacio se ne può avere un'idea]

Ulteriore passo avanti: un menù settimanale, da far ruotare sulle 4-5 settimane del mese. Ho iniziato con una bozza studiata in base al menù-mensa del Piccolo Che, per alternare pasti e fonti, durante il corso delle settimane varia tutte le possibili alternative, anche in base all'offerta del mercato, quella del contadino e via così.
Mi è servita come base per metter giù anche liste della spesa mirate e con un occhio anzi due al risparmio (qualità innanzitutto, ma con attenzione allo spreco!)

Ho provato anche - per qualche mese - a tenere un habit-tracker, un registro delle abitudini (quelle buone, che le altre vengon da sé!). Per il momento avevo scelto di dedicarmi a queste, poche ma utili:
  • bere di più durante il giorno (almeno 8 bicchieri d'acqua fuori pasto, per partire) 
  • Curare di più l'aspetto delle mie mani (smalto, crema: le mani sono una parte troppo importante di me, voglio prendermene più cura!)
  • niente extra snack durante la giornata (oltre allo spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio)
  • camminare il più possibile (ma le giornate e la mia pigrizia di base non hanno aiutato: tanta pioggia e un gran freddo che non spingeva a metter piede fuori dalla porta nei mesi invernali. Con l'arrivo della primavera le cose sono molto migliorate)
  • il diario di 5 anni (poche righe al giorno e sullo stesso giorno 5 anni diversi. Per confrontare, da qui a 5 anni, cosa ho pensato, cosa ho fatto, come sono cambiata. Il post in cui racconto di questo diario lo pubblicherò prossimamente, lo prometto).
Al tracker ho apportato nel tempo qualche modifica, ma alla fine non sono per niente convinta del sistema: il più delle volte mi pare (almeno nel mio caso) una perdita di tempo quella di colorare quadretti (più che altro perché ne coloro ancora troppo pochi... ma qui starebbe il senso: tracciare le buone abitudini dovrebbe aiutare a migliorare e a sforzarsi di averne...). 
Non credo che ci riproverò: non voglio essere schiava del bullet journal, deve solo servirmi ad imparare una disciplina che non ho. Troverò un altro metodo.

Ad Aprile non ho più resistito e mi sono comprata la #365di2018, l'agenda bellissimissima di Zelda was a writer (sigh, dall'anno prossimo non esisterà più, potevo farmi scappare l'occasione di aver l'ultima sua creazione di quel tipo?) e il suo approccio è proprio quello che cercavo: non posso perdermi dietro a tracker e appuntini e verifiche varie (so che sono un'inguaribile ottimista, ma voglio assolutamente dormire almeno 8 ore a notte!) e il tempo che risparmio col suo sistema lo posso usare per rilassarmi e gestire meglio budget, spese e vita familiare quotidiana. Il che è un gran successo.

Insomma, i mesi passati sono stati mesi di sperimentazioni, le conclusioni che ne sono uscite mi aiuteranno ad aggiustare il tiro. L'anno prossimo sarà l'anno in cui LaMiaAgenda diventerà proprio mia mia mia, fatta da me medesima.


NOTE

  1. quanto ai bicchieri d'acqua, mi ha aiutato di più disegnare in calce al giorno sull'agenda una goccia colorata ogni volta che bevo un bicchiere. L'abitudine è diventata una costante dopo che i bagordi estivi mi hanno distrutto con un attacco di cistite: ora i miei due litri al giorno non me li toglie nessuno. Come fare di necessità virtù... ;) 
  2. devo aggiungere un giorno detox al menù settimanale - devo farlo, devo farlo, devo farlo! 
  3. e se aggiungessi anche un controllo peso settimanale? qualche chiletto in meno può essere un primo risultato, perché no? 
  4. aggiungere sicuramente 15 minuti al giorno di completa solitudine, ne ho bisogno... :)

giovedì 27 settembre 2018

Disequilibrio.

Ancora sabbia, tra le dita dei piedi...

«Un dieci minuti di lettura veloce delle mail,
giusto per staccare dalla routine e pensare un po' ai fatti miei.»

Leggo:
  • Saper scegliere ciò che è vero
  • Prendi le decisioni giuste per il tuo futuro!
  • In Cammino, in ogni senso

Gli oggetti delle mail di stamani hanno il sapore di un incontro con una veggente.
Oppure con l'analista. 
Ho le visioni o i miei occhi vedono solo ciò che vogliono vedere e che cercano da un bel po' di tempo? (troppo?)

Settembre è stato un mese di disequilibrio totale, dopo un periodo estivo, vacanza compresa, che invece mi ha saputo portare una serenità che da tempo non avevo.
Una settimana su una spiaggia, scalza, con l'auto parcheggiata e dimenticata a 600 m di distanza. Poca connessione con la rete ma tanta, tantissima, con me stessa.
Uno dovrebbe farlo almeno due volte l'anno, di scordarsi del dovere, di pensare solo a stare bene con sé. Da soli, specialmente.
Della settimana parlerò e racconterò, ci vuole tempo a digerire i pensieri e le emozioni quando sono così potenti.
Di questo rientro tutto sommato divertente, scombussolato e un po' troppo in bilico ho bisogno di scrivere subito, per mettere chiarezza nel futuro prossimo venturo e ritrovare l'equilibrio perduto. O forse no.


Non avrei voluto tornare sulla terraferma, la mia isolachenoncè aveva ancora tanto da darmi. E infatti sono tornata di malavoglia, con ancora la sabbia tra le dita dei piedi e nei capelli, e il bisogno di ripartire appena possibile, zaino pronto, senza bisogno reale di una meta ma solo di viaggiare e aprire gli occhi e farsi domande.
E infatti siamo ripartiti, ogni settimana, per mete diverse tra loro, piccole piccole o più pretenziose. Fino all'inizio della scuola non ci siamo dati tregua. Ho avuto modo di pensare in silenzio, guardare orizzonti, riempirmi di sapori e poesia, di profumi, di incanti. Ho scoperto vigneti sconfinati, piccolissimi cimiteri aridi e zeppi di croci di ferro, senza l'ombra di un fiore né di un visitatore, scogliere scavate dal vento e dal sale. Spiagge in cui non si vedeva più la sabbia ma solo teli colorati, città deserte, campagne affollate, piazze solitarie.
Quest'altalena ha portato con sé il ritorno di una certa vertigine, che fisicamente mi aveva accompagnato qualche anno fa, con la labirintite. Quello che è rimasto, oggi, è un certo senso di disequilibrio, di quel camminare su un filo, con la possibilità di cadere ad ogni passo ma con la certezza che l'unica strada da percorrere sia proprio quella. 
O forse la sensazione è proprio quella che provi quando sei su una nave e il mare è un po' mosso, quando senti quel galleggiare che ti agita lo stomaco, che non è ancora nausea ma ci si avvicina. Però un po' ti piace, lo ammetti.
Ti piace perché la "senti", perché ti riporta al qui e ora, ti permette di chiederti come stai, e di risponderti, in quel preciso momento.

In questo 2018 che ho dedicato alla Bussola, alla missione del ritrovare la mia destinazione, c'è voluto anche questo disequilibrio, questo "sentirsi" e ascoltarsi molto più di prima. 

Il tetris degli incastri quotidiani è ricominciato con l'inizio della scuola, col PiccoloChe che non vedeva l'ora e che non ha fatto alcuna fatica a cominciare un nuovo percorso, con la PM e il suo cambiamento stravolgimento di modi e di idee... 

Ora il disequilibrio sarà un dono in più da saper apprezzare, ma dovrà fare i conti con la seppur minima programmazione che dovrò darmi, con gli impegni già presi e con quelli che vorrei prendermi. Aiuta, il bullet journal, ma ancora non fa miracoli e tendo ad accumulare certe cose, quelle che proprio non vorrei fare.
Aggiusto, passo passo, il tiro. 
La strada è fatta di tanti centimetri, ne verrò a capo. 

Intanto là fuori cè la Vita, che succede mentre tu fai altri progetti (cit.) 
Non perdere l'attimo, 

Ho ancora tante cose da recuperare.

martedì 7 agosto 2018

Un augurio per l'estate 2018: coltivate pensieri gentili, arriveranno farfalle :)

#IoScelgoLaGentilezza

Essere gentili non vuol dire essere deboli.
Si può essere gentili e determinati, gentili e fermi sulle proprie posizioni.
Non è urlando che si è forti.

Ieri ho letto questo post di Burabacio e sono tornata col pensiero a qualche anno fa, quando ho avuto a che fare con un troll.
Uno reale, non di quelli virtuali che girano sulla rete, uno in carne e ossa: persona violenta, che per esplicitare ogni sua opinione sa usare un solo modo, fatto di urli, grida, violenza. Violenza verbale, per carità, ma sempre di violenza si parla.

Non è urlando che si è forti.

No, infatti.

Ho sempre pensato che la mia totale incapacità di gridare con violenza le mie opinioni per farmi valere fosse un grosso limite: ho sofferto tantissimo da ragazzina per questo, perché non ero mai quella "forte", quella che tutti seguivano perché sembrava così sicura di sé. E si sa, nell'adolescenza la prima e forse unica cosa che cerchi è la sicurezza - di sapere chi sei, cosa vuoi, dove vai.
Il pensiero comune per i ragazzi di allora (e per quelli di oggi, e probabilmente purtroppo non solo per i giovani... 😕) era:

"è così che ci si fa strada,
è così che 'arrivi',
è così che ti fai valere e rispettare"

Ma dove? Ma quando? Ma perché?

La realtà è profondamente diversa e passa - anche - da una riflessione su quello che vuoi che rimanga di te, passato l'effetto sorpresa molto molto scenografico dell'imporsi con la violenza. E sarete d'accordo con me che il rispetto per chi usa violenza non esiste e non deve esistere.
Certo, su alcuni punti della mia personalità devo ancora lavorare, su certi ho già raggiunto buoni risultati, ma probabilmente è un fatto dovuto al carattere, all'educazione, se l'essere gentile ma determinata, rimanendo ferma sui miei principi, mi viene così spontaneo. Non sempre ottengo l'obiettivo al primo colpo, ma sono certa che sia la strada giusta da seguire.

Ecco, quello che vi auguro per questa estate 2018 è questo: il tempo per una giusta e profonda e rilassata riflessione su questo tema. Sulla Gentilezza

Sul coltivare posti belli DENTRO DI NOI per attirare cose belle INTORNO A NOI.

Come scrive giustamente Sabrina, donna che ammiro davvero tanto, perché sa parlare con voce calma e pacata, arrivando dritta al Cuore.

Allora coltivate Gentilezza: arriveranno Farfalle!

E con la nostra raccolta #Menostresspiùfarfalle la gentilezza va a nozze.
Ci rivediamo a settembre, buona Gentilezza a tutti!

martedì 24 luglio 2018

Se non ora, quando?

Se non ora, quando?

"Questa è la mia migliore occasione. 
Ogni GIORNO della mia vita è un allenamento per me stesso anche se il fallimento è possibile... vivendo OGNI MOMENTO con la stessa attitudine verso ogni cosa, pronto per ogni evenienza.
Io sono vivo, io sono questo MOMENTO.
  Il mio futuro è QUI e ORA.
  Per cui, se non posso provare oggi, dove e quando lo faro? "


Sai quando girovagando a naso per il mondo web capiti dalla meravigliosa Pia e trovi proprio la risposta ad alcune delle tue attuali domande? Per non parlare della sua idea di orologio, della dolcezza di certi attacchi d'arte, della delicatezza che sa donare a tutto quello che fa.

Ma qui c'è altro. C'è una risposta da meditare. C'è una forza da recuperare e mantenere costante, attiva, sempre pronta, in ogni momento.

Io sono vivo, io sono questo MOMENTO.
Il mio futuro è QUI e ORA.

Forza! ORA è il momento giusto per fare qualunque cosa! ORA! Senza rimandare oltre!

mercoledì 18 luglio 2018

https://bin.snmmd.nl/m/zgx7ylj2ddl0.jpg/2018_cover_int25-lr.jpg

Don't miss the moment. It's all we have.
(Arianna Huffington)
(ma penso che non l'abbia detto solo lei... 😉)

E insomma siamo ancora qui e il tempo passa e oltre a non esserci più le stagioni (che mi pare quasi stiano tornando, invece) non c'è più né religione né rispetto.

Amo perdermi nelle copertine di Flow: sa catturarti coi colori, con le frasi, col suo non arrendersi a pubblicarsi anche in italiano. Di sicuro ha molto da dare. Come tante delle cose che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi e nemmeno ci accorgiamo di avere a disposizione.
Soffro quando sono costretta davanti al computer, soffro a non poter usare pennine colorate e matite e appuntini, mi urta il ticchettio delle unghie (lunghe!) sulla tastiera ma lo uso come sfogo, visto che al momento il mio senso artistico-creativo non viene sfruttato da nessun altro. Forse dovrei farlo io. In questo mio percorso del #diventaciòchesei tour dovrei segnare anche questo appunto.

Flow issue 22 
At the end of the day, we can endure
much more than we think we can

Sono nel mio periodo artistico-creativo per eccellenza, scribacchio e scarabocchio cose colorate e disegni a non finire e non mostro nulla solo perché ho ancora un bel po' di rispetto da smaltire: un giorno finirà e allora non risponderò più dei miei post.
La passione per l'handwriting mi sta prendendo a dismisura e tendo a rappresentare graficamente ogni frase mi venga detta, al telefono, a voce, riportata da un libro. Una cosa vergognosa :D
Però fa davvero bene al cuore.
Intanto continuo a metter da parte illustrazioni strappate in sala d'attesa dal dottore (meno male che lo requento pochissimo, teppista che sono!), immagini sbucate dai giornalini di ricette in regalo al super, frasi prese qua e là, anche dai volantini delle Poste.
Diventeranno cose da riutilizzare, nelle prossime cartoline VisteRiviste da spedire in giro per l'Italia. Magari anche all'estero. 
Una sicuramente andrà alla persona che mi ha proposto uno scambio di cartoline per questa estate2018 che ancora non si è capito se avrà al suo interno una vacanza. Ma poi, in fondo, occorre proprio partire fisicamente per staccare la spina? Non basta a volte staccare il cervello e godersi la propria città facendo finta di essere turisti?

mercoledì 20 giugno 2018

Junk Journal: ti pare che non mi venga voglia di provarci?


Su Zebuk ho recensito un po' di tempo fa un libro preso in biblioteca, in un raid toccata e fuga: è stato divertente e interessante, sia il libro che tutti gli spunti che ci ha dato per continuare a giocare insieme e creare, con veramente poco, piccoli capolavori.
 

Unendo le letture cartacee a quelle sul web, lasciando libera la mente di gugolare in giro, raccogliendo un po' di materiale per casa (e facendo anche un altro po' di ordine, nell'ottica di un sempre più frequente rinnovamento), ho fatto due più due e ho riscoperto il Junk Journal.
 

In questi giorni poi ho fatto nuove pulizie in casa - il riordino e i suoi effetti... del Metodo KonMari riparleremo presto ;) - e ho trovato un sacco di materiali che hanno bisogno di una casa, per non dover finire nella spazzatura (non sia mai detto!!!) e in questo blog, che frequento spesso per ispirarmi, ho scoperto che dedicheranno l'estate proprio alla creazione di un Junk Journal. Parecchio vintage per come ho in mente di farlo io e per i materiali che ho a disposizione, ma... in parte ci adatteremo, in parte lo reinterpreteremo alla nostra maniera.
Avendo bisogno di ordinare alcune foto e ricordi dei viaggi fatti in questi anni, ho deciso per un Junk Journal che sia anche travel journal. Il problema è che non riesco a staccarmi ancora da pezzetti di viaggi, biglietti di ingresso a musei divertenti, cose raccolte durante le passeggiate in luoghi tutti da scoprire, e soprattutto dalle sensazioni e dalle emozioni che hanno saputo darmi...

Ma il nostro Junk Travel Journal avrà bisogno anche di una copertina, e allora mi sono ricordata di quello che tempo fa ha creato Beta, qui.

C'è tutto, mi pare... veniamo al risultato.
Coi miei tempi potrebbero volerci anni, ma un passo per volta ne verrà fuori qualcosa di bello, sono sicura!

giovedì 31 maggio 2018

Diventa ciò che sei!


pulcinoelefante ha sempre un suo perché :)
"Diventa ciò che sei", ho letto ieri. 
Quella frase mi ha sorriso, quando l'ho letta. E mi ha accompagnato per tutto il giorno. Poi, in preda al raptus da social che mi piglia ogni tanto, l'ho condivisa sul mio stato di whatsapp, ieri sera.
E stamani, una persona che conosco da poco e si è fatta benvolere da subito mi ha risposto, abbinando a quel mio stato, a quel "Diventa ciò che sei", la foto del lavoro magnifico che abbiamo fatto - tutti i genitori insieme - per la festa di fine materna del Piccolo Che e dei suoi compagni di viaggio: un lavoro enorme, pannelli di 4 m per 4, stelline appese su un cielo fragile e delicato, lune e soli scintillanti, bambini sorridenti, che ci hanno insegnato a conoscerci, a collaborare, a organizzarci meglio, a Fare, col cuore.

E mi sa che ha ragione lei: io continuo a girarci intorno ma è proprio questo, quello che sono e che voglio continuare a essere: una persona che fa, col Cuore.
Ci sono progetti che sto portando avanti, cose che mi piacciono, mi interessano, mi entusiasmano (anche troppe, lo ammetto): lavori che a volte mi fanno paura perché temo sempre di non essere all'altezza del compito, perché il mio essere "professionale" non è quello appariscente e patinato di certi altri. Ma una cosa l'ho capita: non è certo solo dal formato, non dal supporto su cui proponi il tuo lavoro che si capisce il tuo amore per quello che fai. Allora, quando quei momenti di ansia arrivano (e sono benvenuti, perché misurano quanto una cosa ti interessi davvero), mi carico e mi circondo di frasi motivazionali.
Ora questa, di cui non conosco l'origine precisa (Pindaro? Goethe? Nietzche? Buddha? ho ancora tanti passi da fare e tanta cultura da assimilare... 😏) l'appenderò nel mio studio girovago-ambulante, che ancora non ha una sede fissa - ma tra poco la avrà! - e la userò, spesso, molto spesso.

Diventa ciò che sei,
avendolo appreso.

Bella, ancora più bella nella versione di Pindaro. 
Ma c'è tanto da speculare su questa frase, tanto da dire e da considerare, tanto da meditare, che questo post sarà solo il primo di una lunga serie. Da aggiungere a questo e a questo.

lunedì 21 maggio 2018

Vivere ogni attimo



Se tu rallenti
rallenti il tuo agire
in quelle lente movenze
ti sentirai danzare la vita
– non più schiacciato dal condizionamento,
dalla necessità, automatizzato-
e darai significato e gusto
a ogni più minuto ricciolo di realtà.
In quella lentezza
ci sarà posto per la Consapevolezza
che darà luce e spazio
al tuo vissuto al di là
di ogni apparente banalità.

(Silvio Anselmo, “Il viaggio. Desiderio d’infinito – Poesie“,
da zeninthecity.org)
Ci sono consapevolezze che arrivano all'improvviso, come farfalle che si posano appena sulla spalla. O come frasi dette da qualcuno che non sta proprio pensando, incastrato nella fretta degli incastri e dei programmi cadenzati che precedono un giorno importante.
In quel momento capisci cosa vuoi davvero tu. Cosa sei cosciente che ti perderai se non cominci subito a invertire la rotta. Cosa rischi di dimenticare se non fai qualcosa subito, ora.

In questi giorni mi sono osservata: ci sono una Prima Comunione e una festa di fine materna che saranno celebrate nei prossimi giorni e sono stata perfettamente capace di non farmi travolgere dagli eventi, di non farmi trascinare da quelle orribili filosofie stile "si fa perché va fatto", "eh, ma lo fanno tutti, che fai, non lo fai anche tu?", di non menarmela tra vestiti e mise da sfoggiare, di resistere alla follia della cerimonia da curare nei minimi dettagli tranne che in quello più importante.

Ho preparato scenografie per il piccolo, riempito veli di confetti per la grande, scelto e assaggiato con gioia le portate della festa che faremo dopo la messa, con le amiche del cuore, tenendo sempre a mente una sola cosa:
vivi ogni attimo, sii presente in ogni momento
Credevo l'avessero capito anche i miei compagni di viaggio, ma oggi è arrivato il messaggio che temevo, quello che dice "se ci facciamo incastrare anche lo scambio dei regali perché se non si fa ora non c'è più tempo. Anche una cosa veloce, giusto per."
Quindi la superficialità, le cose fatte giusto per fare, il non vivere pienamente un momento che ha un significato troppo importante: la chiusura di un ciclo, l'ingresso in qualcosa di superiore.

E un po' sono delusa, sì, ma sono sempre più convinta che di quel giorno, di quei giorni, voglio godermi ogni attimo. Senza pensare al vestito, alla carnagione mozzarella che vedranno, alla piantina che sta su oppure troppo giù, alla stella ritagliata più o meno bene, alle nuvole che saranno d'oro invece che azzurre, al cielo che speriamo stia appeso, altrimenti la recita non sarà perfetta, alla coroncina sui capelli sciolti e ribelli invece che lisciati dal parrucchiere "che ho preso l'appuntamento tre mesi fa".

Quel giorno, quei giorni, saranno pieni di noi, del tempo vissuto a costruire cose con amore, a immaginare fiori e colori e emozioni e tutto quello che ruoterà intorno sarà molto meno importante.
Spero - mi auguro davvero - che lo capiranno anche loro, i diretti interessati, i protagonisti di quelle giornate. Che crescono ad una velocità incredibile e mi meravigliano ogni giorno di più.
[...] ti sentirai danzare la vita
– non più schiacciato dal condizionamento,
dalla necessità, automatizzato-
e darai significato e gusto
a ogni più minuto ricciolo di realtà.
Leggo e rileggo queste parole e le sento molto più mie di quanto avessi mai immaginato, fino a qualche tempo fa.
Voglio che nella nostra Vita siano sempre di più i riccioli di realtà a cui dare significato e gusto, voglio che danzare la vita rallentando, non più condizionati, non più schiacciati dall'esterno, sia la Via da perseguire, sempre.
 
E questo auguro a loro, il futuro.

giovedì 5 aprile 2018

Ho imparato. (Fabio Volo)

Ho imparato che spesso le persone non comprendono quello che hanno davanti e spesso non lo apprezzano.

Ho imparato che da un giorno all’altro tutto può cambiare,
ho imparato che non c’è cosa più bella e difficile
che potersi fidare di qualcuno,
ho imparato ad accettare le delusioni
o comunque a non dargli troppo peso.

Ho imparato ad andare avanti
anche quando l’unica persona con cui vorresti parlare
è la stessa che ti ha ferito,
ho imparato che questo molte persone non l’hanno mai capito.

Ho imparato che più dai e meno ricevi.
Che ignorare i fatti non cambia i fatti.
Che i vuoti non sempre possono essere colmati.
Che le grandi cose si vedono dalle piccole cose.
Che la ruota gira, ma quando ormai non te ne frega più niente.

E soprattutto quello che più mi piace della vita
è che non si finisce mai di imparare.

[...]

Ho imparato che il contrario dell'amore non è l'odio. L'odio è l'assenza d'amore, così come il buio è l'assenza di luce. L'opposto dell'amore è la paura.

Faccio sempre finta di non vedere le copertine dei libri di Fabio Volo in libreria e in biblioteca, perché ho una sorta di paura. Perché lo ascolto la mattina, lo sento parlare e mi piace quello che dice, perché mi piacciono i suoi tuffi nel vuoto a capofitto, tra psicologia, filosofia e vita quotidiana, perché mi segno i libri che consigliano i suoi ospiti, perché mi fa ridere - e questa è una cosa importante.

Poi mi viene in mente che viene considerato un "commerciale", uno "del popolo" e che sia un po' snobato da alcuni autori e degli "intellettuali"... Pecco un po' di mancanza di originalità, quindi? Non sono poi così raffinata e selettiva come vorrei? Non ho la puzza sotto il naso? Alla fine decido che - non per omaggio agli intellettuali ma perché sono di solito allergica a "quelli troppo di moda" - è meglio aspettare ancora un po' prima di leggerlo.

Ma in fondo, poi, perché aspettare?
Che poi finisce che le parole capitano e ti cercano, e ti trovano proprio quando vogliono farlo loro. E ti ritrovi queste riflessioni davanti agli occhi. E come fai a non cercare di chi siano? E sì, va bene che sono luoghi comuni, in gran parte, ma tu ci avevi mai pensato? Ti eri mai fermata un attimo a rifletterci su? Avevi mai detto ad alta voce quelle parole lì?
Va bene, va bene, al prossimo giro leggo Volo.

giovedì 29 marzo 2018

What's up? Il punto della situazione.


And so I wake in the morning
And I step outside
And I take a deep breath and I get real high
And I scream at the top of my lungs
What's going on?


Da quando mia figlia ha scoperto questa canzone non ha più smesso di cantarla. Non chiedetemi perché, ma ascoltarla mentre tira fuori quegli acuti mi mette allegria e mi fa avere fiducia nel domani.

Ma come va? Come stiamo? What's up?
Dopo un periodo piuttosto critico, che mi aveva sfiduciato e abbattuto e anche un po' svuotato, ho ritrovato energia, entusiasmo e sicurezza, e ogni giorno ne aggiungo un po'.
Grazie a cosa?
Ho messo mano e testa al mio cuore, ho accolto e abbracciate le mie aspettative, le speranze e i sogni che avevo e che si erano lasciati appassire (proprio come una piantina, sì) e ho ricominciato a prendermene cura. E a prendermi cura di me stessa, di conseguenza. E a prendermi cura del piccolo mondo che mi circonda, fatto di persone, cuori grandi, oggetti (sempre meno, ma di questo parleremo prossimamente) e sentimenti, soprattutto.

Se oggi scrivo questo post è grazie alle riflessioni e allo scambio di parole e pensieri avuto con lei e la ringrazio davvero dal profondo del cuore: è arrivata proprio nel momento giusto per farmi meditare sul "come sto" ORA.
E io, scrivendole, sono riuscita a mettere ordine anche tra i pensieri, ho riconosciuto le imperfezioni che costellano la mia vita e le ho accettate, dando loro il valore di vita vissuta che meritano.
Un po' come fanno i giapponesi con il kintsugi, lo conoscete? Ne avevo parlato già qui: quelle crepe, quelle sofferenze, fanno parte della nostra vita, sono quelle che ci hanno portato a essere quello che siamo oggi. Non devono essere cancellate, anzi: vanno valorizzate, messe in evidenza, senza aver paura di esporre il proprio cuore.

Un vaso rotto si può aggiustare riempiendo la sua ferita con l'oro:
così acquista una storia e un valore aggiunto
Pensavo a tutto questo stamani, quando - facendo una ricerca sugli stili di arredo (per un incarico di lavoro che ho ricevuto e che mi ha dato gioia e anche per unacasaamodomio, che si risveglierà presto dal semiletargo in cui era caduta, promesso!) - ho scoperto il wabi-sabi:


"(il wabi-sabi) nutre tutto ciò che è autentico accettando tre semplici verità:
nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto"


Perfetta conclusione di tutte le mie considerazioni.
"Il wabi-sabi accetta l'imperfezione come divenire naturale delle cose, filosofia di vita che si traduce in ambienti e arredi dal look vissuto e, appunto, imperfetto." (da Houzz.it)
Il legno lasciato alle scrostature della sua vernice, i materiali naturali, gli oggetti fatti a mano: tutto mette in evidenza le imperfezioni e i difetti, che diventano un valore aggiunto.

Proprio così dovremmo imparare ad essere noi: accettare i nostri difetti, trasformarli in punti di forza.
Così sto imparando ad essere io. Felice.


martedì 6 marzo 2018

Oggi vorrei proprio essere qui #13


Vento e sale e sole
vento che non senti le parole
di chi ti sta vicino
vento che ti spettina le idee e ti confonde il cuore
vento che il sale e la sabbia si appiccicano ai pensieri
e ne fanno piccole splendide perle
vento che pacifica rallegra distende
e sei pronta, ancora una volta, per un altro oggi

martedì 20 febbraio 2018

#IoScelgoLaGentilezza. Ancora. Sempre.

credits: Pinterest

Da sempre, da sempre - a costo di risultare noiosa più del Grillo Parlante - lo dico, lo ripeto e cerco di metterlo in pratica in ogni occasione, cercando di mostrare esempi positivi anche ai miei figli.

Gentilezza, anche verso chi non sa averne.
Non per una specie di piacere masochista nel non esser corrisposti ma proprio perché sono convinta che sia l'unico modo per vivere felici, in pace con se stessi. Che sia l'unica via per migliorare il mondo in cui viviamo.

Ma non parlo mica di cose assurde e complicate da fare, eh! Parlo di cose semplici, che per alcuni sono il naturale modo di vivere, mentre per altri sono uno spreco di tempo, addirittura la dimostrazione che sei un perdente, uno che pensa alla forma e non ai soldi. Questi i comportamenti in cui ci imbattiamo ogni giorno, purtroppo. Questa la realtà in cui viviamo. Eppure. Eppure ci sono ancora persone che sanno praticare atti di gentilezza senza aspettarsi niente in cambio. Ci sono, sì.
E scopro anche che questi atti di gentilezza casuali (RAK, Random Act of Kindness) si stanno aprendo strade, che ci sono bambini che ne parlano e sanno praticarli meglio degli adulti 😊, che nelle scuole c'è chi li mette in atto (lo proporrò subito anche alle nostre insegnanti!).

Ma di cosa parlo, in pratica?
ZigZagMom qui dà un suo elenco di suggerimenti, qui invece parla di come vivere in modalità gentilezza. Io ho parlato diverse volte del dire grazie, qui e qui e qui e qui della gentilezza e del modo di vivere di August, il fantastico Wonder. Poi mi sono anche ricordata di quella bella frase qui sopra e di una iniziativa di Beatrice di Podere Argo e mi è venuta la voglia di copiarla... ;)

Intanto, dopo aver letto l'elenco di ZigZagMom e le sue dritte e le indicazioni e i link, aggiungo qualcosa di mio: piccole azioni gentili che a quanto pare sembrano essere a rischio di estinzione...
  1. Aspettare il proprio turno per parlare - sembra quasi una perdita di tempo per alcuni. Per alcuni è naturale comportarsi così, una volta si chiamava Buona Educazione, invece pare che la fretta, la frenesia, non permettano più di attendere il proprio turno e ascoltare gli altri...
  2. Mettere in atto l'ascolto - quello vero, attivo e attento. Ci sono tante persone che hanno bisogno di sentirsi ascoltate e non hanno nessuno che vada a trovarle per parlare con loro. La vicina, per esempio, quella che vive da sola e non esce mai: da quanto non la vedete? Perché non andate a trovarla?
  3. Preparare una festa a sorpresa senza un motivo a una persona a cui tenete. Non occorre che sia il suo compleanno, o la festa degli innamorati o quella dell'amicizia: preparate un dolce e presentatevi a casa sua con una scusa e poi raccontate quanto tenete a quell'amicizia
  4. Ringraziate con un sorriso quando qualcuno in auto si ferma per farvi attraversare sulle strisce: non è mica una cosa così scontata, sapete! :)
  5. Avvertite con un semplice biglietto cortese e gentile chi per sbaglio ha parcheggiato in un posto riservato senza averne il diritto. I miei figli vorrebbero regalare cacche ai tanti maleducati, come fanno a Striscia la Notizia, ma sto cercando di convincerli che la gentilezza paga sempre...
Se poi avete voglia di approfondire, grazie a ZigZagMom ho scoperto il sito della Random Acts of Kindness: potete iscrivervi e ricevere ispirazioni e non solo. Qui per esempio c'è un bellissimo calendario scaricabile, pieno zeppo di suggerimenti ;)

lunedì 22 gennaio 2018

We rise!





"But in the end, it is so very important to use our voices and our platforms to speak truth, to use our talents and gifts for good and stand up for what is right."


Alisa Burke mi affascina. Ha una vitalità, nel suo modo di dipingere, di usare il colore, che sa darmi una gran carica. Qui ancora più del solito, nelle parole che ha usato per essere vicina alle donne che lottano e protestano.
Lei ha messo a disposizione questa immagine e io l'ho colta al volo, per farne un simbolo personale e per ricordarmi ogni giorno la grande forza delle donne:

There is no force more powerful
than a woman determined to rise

Diventerà il mio nuovo segnalibro. Per ricordarmi ogni giorno - e insegnarlo anche a mia figlia - di crescere, di usare la mia voce, le mie capacità e i doni che ho ricevuto per alzarmi in piedi e difendere la verità.

giovedì 18 gennaio 2018

#LaMiaAgenda2018. Capitolo 2: sulle decorazioni e la curiosità per l'handwriting

Abbiamo parlato di Bullet Journal, di nuovi modi di affrontare e approntare la gestione degli impegni quotidiani, delle bollette da pagare, degli incastri per accompagnare i figli in palestra, al corso di tennis, alle visite dal medico... Ma quello che davvero ci ispira, quello che si fa motore trainante di tutta questa nuova esperienza, almeno nel mio caso, è la possibilità di decorare! :D
Scherzo, certo, ma solo fino a un certo punto: il rendere più belle le cose obbligatorie, quelle che vanno fatte volenti o nolenti, le fa piacere un po' di più, vero? Un po' come quando da ragazzine riempivamo il diario di disegni, colori, biglietti del cinema, spruzzi del profumo preferito e via così... ve lo ricordate, vero? ;)

E poi le scritte. L'handwriting.
La mia avventura con l'handwriting è iniziata un po' di tempo fa. Ho abbozzato alcuni post (non ancora pubblicati), ho disegnato, ricopiato caratteri e font che mi piacevano in modo particolare, ne ho fatto addirittura dei biglietti augurali per le feste appena passate (esperimenti, certo, non perfetti, per niente!)

   


E poi per questo Natale mi sono anche regalata un manuale e dei bellissimi pennarelli che ho quasi paura a toccare!
Sarà il mio goal per il mese di febbraio: imparare ad usarli, imparare a scrivere in modo scorrevole e con caratteri originali, imparare a farne un piacevole passatempo, rilassante e in parte meditativo. Un'oretta o due alla settimana non mi impediranno di essere efficiente per tutto il resto del tempo, no?

esperimenti e riciclo di etichette - non si butta via nulla! ;)
Insieme a questa nuova curiosità continua anche la necessità di riciclare e riutilizzare quello che ho a disposizione, senza dover acquistare nuovi materiali, senza costringere ad aggiungere una spesa in più nel budget minimo che mi sono concessa per questo argomento (e non sono ancora così patita e dipendente dal washi-tape, lo ammetto!): mi piace il riuso, mi piace il riutilizzare certe illustrazioni, certe immagini viste su riviste, scatole, contenitori vari che mi abbiano particolarmente colpito. E mi piace che alcune di esse mi accompagnino durante questo nuovo anno.

Ben vengano collage e montaggi, ben vengano le idee e le proposte di chi con questo stile ci sa davvero fare, come Zelda:

no ma quanto è brava Zelda?


Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

argomenti viziosi

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Il Vizio di Leggere

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Per non perdere il vizio, nonostante le mille cose da fare, per trovare il tempo da dedicare ad una buona lettura, per scoprire nuove emozioni e sensazioni, di quelle che solo un buon libro è capace di regalare a chi lo apre con passione e curiosità.

Il vizio di riflettere

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... il mio modo di Guardare e non solo Vedere ciò che ci circonda...