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lunedì 18 dicembre 2017

Quei giorni che scrivevi a mano...

Quei giorni che hai voglia di scrittura fitta fitta, di penne che lasciano un segno grasso e stabile; quei giorni che hai voglia di raccontarti, di dire proprio tutto quello che senti e che provi; quei giorni che ti sembra di esser tornata ragazzina, quando il diario di scuola si trasformava nel tuo migliore amico e continuavi a parlargli, a scrivergli, a usare le sue pagine per gridare al mondo chi eri e cosa sentivi.

Quei giorni tornano
anche oggi che ragazzina non sei più, sai?
Quei giorni tornano, altroché!

Oggi, per esempio, è uno di quelli. E è difficile trattenerti, perché non puoi farlo proprio ora, devi aspettare almeno l'ora di pranzo. Ma le parole scappano, ti si incastrano nei pensieri e si insinuano nelle relazioni tecniche, che devono descrivere tutt'altro che il tuo stato d'animo del momento.
È che la vita accade.
Proprio nel momento in cui meno te l'aspetti. 
È che oggi c'è un gran bel sole e anche se fa un freddo cane tu hai il sole dentro, di nuovo, finalmente!
È che la felicità arriva quando meno te l'aspetti.
E senza un motivo preciso.
Festeggio la Vita, oggi, insieme a chi abbia voglia di farlo con me.

lunedì 29 febbraio 2016

La fase riflessiva

Dall'inizio dell'anno sono capitate cose terribili, pesanti, tanto che mi sono dovuta prendere una di quelle pause forzate dal web, anche se la voglia di tornarci ed essere più costante è sempre più forte, sempre di più.
Continuo a far riflessioni, a pensare, a osservare le cose quotidiane con occhi che vogliono vedere oltre. Continuo a chiedermi mille perché, continuo a cercare di capire cose che forse è meglio non capire, perché non hanno un senso, perché non c'è un perché a certi gesti. O meglio, c'è, e tu capisci quanto c'è, quel perché, nel momento in cui apri gli occhi e vedi davvero la cattiveria e la solitudine e la tristezza che circondano il mondo, soprattutto quello dei ragazzi, che dovrebbero solo ridere e essere felici e provare ad amare e invece.
Non riesco ad archiviare. 
Non riesco a far finta che non esistano le persone orribili. 
Non riesco a non provare tristezza ricordando gli occhi di una ragazza che ha subìto ogni giorno, in silenzio.

Raccolgo briciole di saggezza leggendo e cercando chi ha già capito quello che a me ancora sfugge. Quarant'anni passati e ancora sogno mondi dove il principio fondamentale sia il rispetto, dove tutti cerchino l'amore come primo obiettivo, senza trame alle spalle del prossimo.
Dio, quant'è brutto scoprirsi così cinici.
Continuo a leggere, meglio.

Sono appena passati i compleanni dei miei piccoli Meravigliosi, li ho osservati mentre scartavano regali, mentre si guardavano negli occhi soffiando sulle candeline, mentre ridevano sguaiati a bocca aperta, nel gesto più amato da una mamma. Da quelle risa al pianto il passo è così breve, e tu vorresti che non fosse mai.

venerdì 20 marzo 2015

Oggi

credits: morguefile.com
Fuori c'è il sole che s'incontra con la luna.
Turnaround... Tutti fuori, coi vetrini affumicati per assistere ad un evento così affascinante; la signora coi bigodini e le ciabatte ai piedi, insieme al ragioniere pelatino, quello sempre bianco come un cencio e con l'aria e la testa tra le nuvole, discutono su quale sia il modo migliore per vedere l'eclisse senza rovinarsi gli occhi ma non vengono a capo di niente e continuano a guardare e a parlottare all'infinito, una col vetrino, l'altro tutto tecnologico con gli occhiali comprati non so dove. Un'altra ha preso la maschera per saldare del suo lui e vede tutto quello che sta succedendo in cielo, un po' impaurita. Anita ci prova, a vedere qualcosa ad occhi nudi: non ha ancora capito che non sempre si può e si riesce a improvvisare e allora, ancora una volta, si accontenta di godersi solo una parte del tutto: quella luce strana, quel crepuscolo alle dieci di mattina, quell'aria di attesa di un qualcosa che nessuno sa spiegare, mentre la radio continua a parlare a vanvera costruendo castelli di parole senza fondamenta. Come lei. Respira a fondo e quel respiro si riempie di vita, di umori, di segnali. Turnaround... 
La fabbrica lavora, nonostante l'eclisse, e tosta caffè: ne arriva il profumo intenso e Giulia si perde in quell'aroma che riempie il suo corpo e la sua mente. Tutti i sensi in stato di allerta: come una sostanza rivelatrice, il profumo passa nel suo corpo e sveglia, centimetro per centimetro, tutto ciò che incontra. Si scopre ad ascoltare il mondo intorno a sé come se lei non esistesse: uno dei giochi che ha imparato a fare da grande e che vorrebbe non finisse mai. Auto che passano e cinguettii, voci che si rincorrono e i bambini dell'asilo, lontani.

Fuori c'è il primo giorno di primavera. L'aria è frizzante, la mattina. Ancora non ha messo via i piumini e le maglie più pesanti ma dovrebbe cominciare a farlo, senza rimandare anche questa ennesima scocciatura casalinga. Quanti luoghi comuni mentre batte sulla tastiera le sue migliaia di parole quotidiane! avrebbe voglia di correre fuori a fare quello che le va davvero di fare. Già, ma cosa ha davvero voglia di fare? Niente. Inizia mille cose con un entusiasmo incredibile e l'adrenalina a mille e poi si perde, come se l'energia, vera, reale, che arriva ogni volta che inizia una nuova avventura, sparisse nell'aria, evaporasse. Turnaround... Girati intorno, torna, di tanto in tanto. Chiude gli occhi e ascolta. La coscienza grida che vorrebbe stare ferma immobile per mille anni al sole, in luogo qualsiasi dell'universo. Il resto di sé pensa che sarebbe perfetto teletrasportarsi su uno scoglio e respirare il mare, proprio ora, proprio in questo esatto momento. Il sole lancia un suo raggio vicino alla tastiera, come per chiamarla e Anita si volta. Turnaround... Il boschetto di bambù dietro al parcheggio si anima con la brezza, il cielo sta tornando azzurro, la luce di nuovo viva le fa chiudere gli occhi per un istante. Ogni cosa, là fuori, sembra attendere una sua parola. Gli oggetti, gli animali, le piante, aspettano che Anita posi gli occhi su di loro, che lei si conceda finalmente il dono della meraviglia. 
Questo lo capisce, Anita, ma non è ancora pronta per farlo. Passa la mano sulla scrivania, liscia ma non del tutto: i segni del tempo sono così importanti anche per lei, anche per la sua pelle. Le sembra di poter sentire le parole di ogni particella di materia, racconti di esistenze infinite, storie che arrivano da mille luoghi diversi, come se lei avesse la capacità unica di ascoltare l'inanimato. Prova a toccare e sentire altri oggetti, per capire se si tratta di un'allucinazione, se sta impazzendo o se è solo un sogno, quello che sta vivendo. Le sue mani, di cui è sempre stata fiera: le ha troppo trascurate ultimamente, hanno bisogno di cure, di amore, di gesti gentili, di creme riparatrici, di esercizio. Turnaround... Un po' di cioccolata, ecco cosa ci vuole! La plastica scricchiola veloce sotto le sue dita ansiose a cercare il liscio della tavoletta. Ogni millimetro di cioccolata, lucida, brillante, avvolgente, sente il suo tocco, ancora un profumo la pervade, la dolcezza fa il resto.

Fuori c'è la giornata della felicità.
Questa non l'aveva ancora sentita, o forse sì ma se n'era scordata. C'è un tizio che spiega alla radio che c'è una gran differenza tra la felicità e le gioie, piccole o grandi, che riusciamo a guadagnarci. Che se ti fai la macchina nuova quella che ti regali è una gioia, ma la felicità non sta lì. Turnaround... Girati intorno, torna a te stessa, di tanto in tanto... Di cosa hai bisogno? Non di oggetti, certo. Ti vengono in mente personaggi che hanno abbandonato ogni cosa materiale per vivere di sola felicità. Lussi perduti per trovare serenità povere ma vere. Turnaround...
Se non altro il silenzio che stavi cercando, Anita, l'hai trovato. Anche quello, a volte, sembra materiale: puoi toccarlo con mano, lo senti forte reale presente come non mai. Ed è un silenzio che fa bene all'anima. Finalmente.
[grazie, ma davvero grazie, a Bonnie Tyler]

martedì 8 aprile 2014

Tempo di Cambia-Menti e Giochi di parole

Meditavo.
Lo faccio spesso, ultimamente, più di quanto avrei mai immaginato di saper fare. Sono tempi duri, si cerca di andare avanti rammendando gli strappi e applicando pezze là dove in un altro tempo, al di fuori dell'ora, avresti semplicemente buttato tutto via e ricomprato nuovo.
Si conserva gelosamente tutto quanto può servire per affrontare giorni che potrebbero essere più buii di quanto non lo siano già e c'è un pessimismo diffuso ovunque: bronci di prima mattina, gente che vaga senza sorriso e senza meta, guardando il mondo dallo schermo del cellulare.

Questa crisi sta insegnando tanto. Soprattutto a chi è per carattere aperto ai cambiamenti, soprattutto a chi ha la capacità e la volontà di imparare, sempre, e di far tesoro di ogni insegnamento. Io ad esempio sto imparando a non rimandare più i miei impegni, a sfruttare ogni idea per reinventarmi, e non parlo (solo) di occasioni di lavoro, badate bene. Invece  che "reinventarmi" avrei dovuto scrivere "mettermi in discussione", perché coglie più nel segno ma l'inesattezza la lascio lì, scritta nero su bianco: gli errori, anche piccoli, insegnano più delle opere perfette.

Sto imparando a non buttare via. Le occasioni, soprattutto.

Perché con gli oggetti ho imparato invece a fare il contrario: non li accumulo più, ho fatto decluttering e il vuoto che mi sono trovata intorno si è riempito come per magia di cose ancor più belle degli oggetti di cui mi circondavo; ne avevo già accennato e ora ve lo racconto con la calma che merita.
Tempo fa ho partecipato ad un corso di scrittura creativa. Al nostro tutor - chiamiamolo semplicemente tutor anche se in realtà per definirlo dovremmo tirare in ballo la sua cultura grande così e l'Anima ancor di più - questa definizione, scrittura creativa, sembra non piacere più di tanto e forse ha ragione lui, ma per me è stata l'occasione di crearmi spazio, di crearmi idee nuove, di crearmi amicizie, di crearmi momenti. Quindi sì, parliamo di Scrittura Creativa.
Non vi racconterò quello che ci siamo detti: i corsi di scrittura creativa saranno tutti uguali, più o meno, immagino. Non posso saperlo per certo, dato che è stata la mia prima volta ma di sicuro il programma non l'abbiamo seguito. Di sicuro le persone coinvolte hanno fatto la differenza. Di sicuro in tutti quelli che hanno partecipato c'era una fiamma che Fabrizio ha saputo accendere.

"Tempo di Cambia-Menti", recita il titolo di questo post.

E questo è quello che è stato per me: l'inizio di qualcosa di nuovo, la conferma di un'Amicizia - tra me e la parola scritta, tra me e la mia Amica Lucia -, il tempo per quel cambiamento che mi era necessario per procedere. 
Nasce per questo Giochi di parole, per mettere in atto una parte di quel Cambiamento. Perché quando se ne sente forte il bisogno, quello è il momento giusto per farlo accadere, il nostro personale cambiamento!
Piccoli esercizi creativi, personaggi. Storie, ambienti, situazioni. Sensazioni. Sentimenti.
Cose che, nel tempo, erano rimaste addosso, appiccicate. Gioie e dolori di cui liberarsi per sentirsi più leggere, da condividere e da liberare per continuare il loro cammino con bagagli sempre meno pesanti. 
Per viaggiare leggère.

Questo quello che dovrete aspettarvi da Giochi di parole. Un viaggio leggero, tra le parole. Senza alcuna pretesa se non quella di giocare.
E i Cambia-Menti al CircoloVizioso, sono ancora solo all'inizio...

mercoledì 21 novembre 2012

al parco, una mattina

Foglie  
cadono
compagnie di uccelli urlanti
                           [sulla testa
istantanee di apparente follia

giovedì 8 novembre 2012

Orgoglio e (poco)giudizio - dissertazioni sulla qualità


Ebbene, come potrebbe IlCircoloVizioso non esser fiero di questa etichetta? 

Da oggi anche IlCircoloVizioso fa parte della ristretta cerchia dei Blog di Nicchia.
Risponde quindi alle caratteristiche fondamentali recitate dall'accuratissimo manifesto:
"- se hai un blog di dai numeri limitati e risicatissimi
- se ti capita di non capire una cippa di wordpress.org
- se aborri il SEO
- se dalle chiavi di ricerca su google ti trovano con le parole più strane
- se adori scrivere e sai usare anche i congiuntivi e gli apostrofi
allora devi entrare a far parte dell'esclusivo circolo di internèt!"
In effetti polepole fa poco caso alle statistiche del blog. Anche perché ultimamente è molto probabile che siano cadute a picco, per mancanza di novità. Anzi, è probabile che le statistiche si siano proprio suicidate, tuffandosi in un baratro molto profondo.
Ma al CircoloVizioso la vita si muove in continuazione, subisce svolte ogni tre minuti, c'è tanto a fare e tanto ancora da imparare. Ci son figli (di carne e di pagine) da far crescere, il tempo è tiranno, non ci son più le stagioni e via tutte le scuse che via via vengono in mente...

Ma l'Orgoglio di riuscire ad entrare in una ristretta cerchia come questa, dove lo mettiamo?

E allora mettiamoci sotto, noi che il piano editoriale l'avevamo anche messo su ma non l'abbiamo rispettato nemmeno per una settimana: siam blogger di nicchia, è un nostro dovere portare alto il vessillo!

E' ovvio che la qualità sia fondamentale, nei post scritti dai blogger di nicchia. 
Il corretto uso della punteggiatura e dei congiuntivi va da sé, che trovarne uno fuori posto (magari mentre si legge un libro che qualcuno ha osato anche pubblicare!) fa saltar le valvole a tutti, figuriamoci a chi di questo principio fa uno stile di vita.
Il SEO ho imparato ad odiarlo/amarlo, a mio modo.
Le chiavi di ricerca... what's? ho perso le speranze. E chi mi ricerca più? ah, sì: la più gettonata è la ricetta delle foglie di borragine fritte. Che abbiamo scoperto essere tossiche, tra l'altro. Quindi non leggetela, che poi vi vien voglia di farle e state male (dopo, però, perché mentre le mangiate altroché se ve la godete!)
Wordpress? Uso il profilo solo per commentare sui blog nicchioni... ancora è lunga la strada da percorrere...

Orsù, dunque. Largo ai commenti. Che saranno ancora una volta tre o quattro. Quelli delle fedelissime.


p.s.: io, poi, ci metto anche del mio: pigrizia e mancanza di organizzazione. Le idee ci sono ma riesco sempre a perdermi dietro ai sogni ad occhi aperti e  concretizzo poco. Ma siamo o no in un CircoloVizioso? Non se ne esce... :)

giovedì 19 luglio 2012

Estate 2012

Riempio
il mio bisogno di silenzio
col canto caldo delle cicale.


Ascolto e assaggio
gli istanti soli
affamata di nulla.


Vivo, sì.
E lo faccio non da sola.

martedì 8 maggio 2012

Writing Tuesday: Meraviglia


Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta

Quando si rese conto che stava accadendo proprio a lei, la prima reazione che ebbe il suo fisico fu quella di produrre un grande, grandissimo sorriso.

Un sorriso del corpo intero, intendo: il cuore si allargò e comprese in sé l'intero mondo, le braccia ebbero un impercettibile moto verso l'esterno, come ad abbracciare qualcuno, la bocca si aprì leggermente, ad accogliere ogni alito di vitalità che potesse arrivare, gli occhi si spalancarono, avidi di colori e di forme, le narici si allargarono, alla ricerca di odori nuovi e particolari, le orecchie si allertarono per individuare suoni e rumori sconosciuti...

I suoi sensi si moltiplicarono all'infinito, si sentì trasportata sulle vette più alte. Da lassù dominava l'intero universo delle sue sensazioni, che era esploso in meno di un attimo. Da lassù si accorse della gioia, del terrore, del senso di responsabilità, di ogni sua nuova paura, della tenerezza infinita che provava per sé per prima, di tutte le volte che avrebbe desiderato scappare e di tutte quelle in cui si sarebbe sciolta di felicità.
Tutto solo per quella meraviglia che era appena accaduta. Tutto per quella meraviglia che stava accadendo, ogni giorno, da qualche giorno. Tutto per quella meraviglia di cuoricino che batteva, insieme al suo...

Si guardò allo specchio, sorrise ancora e si meravigliò di nuovo di quello che vedevano i suoi occhi: non era più la stessa persona di ieri. E non lo sarebbe stata mai più.

martedì 24 gennaio 2012

Writing Tuesday: Cronista

Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta


Capiti al momento giusto, Signor Cronista.
E' appena accaduto un fattaccio e tu sei un esperto in questo campo, vero? Sai come tirar fuori il lato peggiore di chiunque, sai scavare nella melma, sai dove cercare i peggiori difetti di ognuno.
Ora qualcuno scoprirà che il Tale aveva già minacciato di fare azioni disperate e che nessuno lo aveva considerato credibile, a quel tempo.
Ora salterà fuori che Lei lo aveva provocato molte volte (sembrava tanto per bene, Lei, ma invece sotto sotto... eh?) e quindi, alla fine, la sentenza sarà che... se l'è voluto lei.


Eppure una volta sognavi di scrivere romanzi, racconti, storie. Storie che dovevano far volare i tuoi lettori. Storie che volevano portarli via dalla 'spazzatura' di tutti i giorni.
Cosa è successo?
Dove è finito quel tizio, Signor Cronista?
Cosa gli è capitato?

martedì 17 gennaio 2012

Writing Tuesday: Fango


Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta



Sei stato capace di gettare solo fango
volevi farmi sprofondare
sempre più giù, in fondo a questa fossa


Sembrava un luogo dorato
fantastico
il sogno di chi, come me, credeva in quello che faceva


ma tu
hai creato tutte le condizioni possibili
per mettere uno contro l'altro


hai sparato
hai sparlato
hai aggredito


con le parole 
coi gesti
col pensiero


ma quelle parole, quelle urla
quegli occhi infuocati
quelle minacce nei fatti


tutto il male
di cui sei stato capace
tutta la cattiveria


TUTTO
QUEL
MALE


hanno solo rafforzato il mio carattere
mi hanno dato la capacità di costruirmi una fortezza intorno
una corazza dura


contro il tuo fango.


Grazie per questo.


Dedicato a chi è stato capace di gettare tutto quel fango che mi ha fatto diventare quella che sono oggi.

martedì 10 gennaio 2012

Writing Tuesday: Innocente


Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta


Lo trovo ogni mattina, estate o inverno che sia.


Passa con quella enorme giacca a quadri verdi e marroni, lui sempre più magro e rifinito, i baffi ancora neri che penzolano come vecchie ragnatele attaccate al soffitto, gli occhi scuri, bassi e fumosi.
Segue come una linea immaginaria segnata per terra, sempre dritto verso quel bidone della raccolta indifferenziata. Lo apre, scruta all'interno, come fosse alla ricerca di un oggetto particolare, di qualcosa che ha buttato un giorno e ora vuole di nuovo indietro.


Quei pantaloni, le scarpe, la bicicletta nera.
Quando lo vedi pensi a qualcuno che ha perso la strada di casa, che non sa più dove si trovi: in che mondo, in che epoca, sia stato improvvisamente trasportato.
Le rughe lo hanno scalfito, gli hanno segnato profondamente il viso, ma è ancora giovane, nonostante questo. Deve aver vissuto qualcosa di più grande di lui, chissà.


Lo saluto
come ogni mattina,
per educazione,
perché mi trasmette qualcosa che non so spiegare...


Lui risponde con uno sguardo
perso nel suo vuoto
lontano, laggiù
in fondo
e oltre quel bidone
dove ancora sta cercando
la sua anima innocente
perduta.


A quell'uomo che vedo ogni mattina

martedì 20 dicembre 2011

Writing Tuesday: Idea

Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta


Fuori tutto tace.
L'aria è umida, zuppa di pensieri e di parole non dette. Di cose non fatte.
Siamo in pochi, qui dentro, quasi tutti. 
C'è silenzio.


Anzi, un mormorio giunge ogni tanto, non so da dove, ma forse è solo il rimuginare di vecchie ragioni e torti subiti.


Ho un pensiero in mente da tempo, un'idea, scappare via, lontano da qui, all'improvviso, senza avvertire. Prendere tutte le mie cose e chiudermi la porta alle spalle. Senza dire niente. Chiudere per sempre questo capitolo, da tempo in agonia, ricominciare con una nuova vita, con nuove idee, con nuovo entusiasmo...
ma poi? e se? e gli altri?
le domande arrivano a fiotti, come sangue da una profonda ferita aperta all'improvviso
i dubbi l'angoscia l'incertezza
le paure i timori si fanno sempre più potenti di fronte agli occhi
il buio
il se
il ma
e domani?


Fuori pioviggina.
Si muovono leggermente le cime degli alberi, quelli più minuti, più deboli, quelli che non resisterebbero a una folata di vento un po' più energica.
Il resto è fermo, compatto, immobile.
La quercia
immota
mi guarda
scura
imponente
ferma
decisa
E' quella della mia infanzia
quella che mi ha visto sognare
quella che ha sentito i miei pianti
e le mie gioie.


Decisione.


Mi alzo
prendo le chiavi
chiudo la porta.

martedì 13 dicembre 2011

Writing Tuesday: Circo

Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta


Il Rossino.
I piccoli occhietti verdi così vicini tra loro, che ti guardavano ma non ti vedevano e andavano per la loro strada.
La sua pelle, bianca e lucente come ragnatela appena tessuta, tirata sul suo corpo striminzito, che sembrava che da un momento all'altro si strappasse.
Le lentiggini che gli riempivano ogni centimetro quadrato del viso, il naso, fino e allungato, che lo faceva simile ad un Pinocchio. 
E chissà, forse lo era davvero.


Se ne stava a mattine intere nella piazza, sotto gli antichi pini, col suo giubbotto fosforescente, e dirigeva il traffico del paese. Sì, proprio il "traffico": gli anziani che si facevano, estate e inverno, la loro passeggiata mattutina, le mamme e le tate con passeggini e carrozzine, i nullafacenti che spostavano la loro fatica di panchina in panchina. E poi chi passava di lì per lavoro, col cellulare all'orecchio, le scartoffie in una mano, le chiavi della macchina nell'altra, le borse chissà come incastrate tra le dita per non perdere un attimo di vita...


Salutava tutti, il Rossino. 
Per tutti, tutti, c'era un "ciao bimba, buona giornata!".
E quando incontrava chi era più vecchio di lui borbottava un po' intimidito un "b-buongiorno" che sapeva di latte e caffè. "Poco caffè, che fa male", diceva. E sembrava si intristisse, dopo averlo detto.
Le leggende sulla sua storia si sommavano. Nessuno sapeva realmente chi fosse, cosa facesse, perché fosse così... 'svitato'. Per tutti era solo il Rossino. Quello che ti dava il buongiorno ogni giorno, appena uscivi di casa e ti immergevi in quel circo di acrobazie senza rete e giocolieri prestigiatori che toccava superare per arrivare a sera.
E tornare a casa, dalla tua famiglia.


Il Rossino era lì ad aspettarti ogni mattina. Col suo barattolo pieno di pinoli, che coglieva uno alla volta nei prati sotto gli antichi pini, passando la giornata. Col suo "buongiorno!", il suo sorriso e il suo profumo di latte e caffè, con le sue domande strambe da parole crociate senza schema.


Come la sua mente.
Dove forse tutto questo vivere intorno era davvero un circo. 
Un grande, immenso circo, pieno di persone animali cose in ordine sparso. 


Lui, allora, doveva essere il direttore.
Quello che ordinava gli oggetti, li raccoglieva in gruppi e li organizzava per grandezza. 
E poi li mostrava al grande pubblico che girovagava intorno a lui, senza meta: anziani, mamme e tate, nullafacenti e lavoratori. 


Sì, doveva essere proprio così: lui era la sola persona al mondo cosciente della vita, del tempo, dello star bene, del 'come dovevano andare le cose'. Perché gli altri, persone animali cose in ordine sparso, sembravano girovagare senza rendersi conto di ciò che era davvero importante: il buongiorno, il sole, i pinoli, le parole crociate senza schema.


"Buongiorno a voi, mio pubblico! Buona giornata!
Niente trucco niente inganno, oggi: il sole splende, i pinoli sono stati raccolti, le parole crociate senza schema tornano, come sempre..."


Al Rossino del mio paese, con tanto affetto

martedì 6 dicembre 2011

Writing Tuesday: Angoscia


Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta

Si guardò attorno e si accorse che in realtà non aveva percorso nemmeno 100 metri di corsa da quella prima, orribile sensazione. Vedeva occhi che lo spiavano dappertutto, mani che cercavano di afferrarlo, piedi che gli intralciavano il passo. E più si affrettava, più quegli occhi quelle mani quei piedi si intromettevano ovunque.
Sì, perché non intralciavano solo il suo passo ma anche i suoi pensieri. E lo seguivano.

A un tratto si ricordò di quando aveva letto quel libro, a scuola, uno di quei libri che ti fanno leggere per forza e tu lo fai, anche se di malavoglia; non ricordava quale fosse il titolo ma ricordava benissimo, a memoria addirittura, le parole che lo scrittore aveva usato:
"Ogni oggetto dinanzi a lui, si trattasse di qualcosa di concreto o soltanto di ombre, assumeva la parvenza di qualcosa di spaventoso; ma questi timori erano un'inezia in confronto alla sensazione che lo assillava di essere seguito alla calcagna dalla figura spaventosa di quel mattino. Riusciva a intravvederne l'ombra nelle tenebre, a scorgere il più piccolo particolare del profilo e a notare con quale rigida solennità sembrasse seguirlo furtiva. Ne udiva le vesti frusciare sulle foglie e ogni alito di vento gli portava quell'ultimo grido soffocato. Se si fermava, anche l'ombra si fermava. Se si metteva a correre, lo seguiva... Ma senza correre a sua volta. No, questo sarebbe stato un sollievo; lo seguiva, invece, come un cadavere dotato soltanto dei movimenti meccanici della vita e sorretto e portato da un vento lento e malinconico che mai aumentava e mai diminuiva." *
Gli erano rimaste così impresse, per la prima volta nella sua vita, che lo prese come un avvertimento datogli dal suo destino, una premonizione: un giorno o l'altro sarebbe successo anche a lui, avrebbe fatto qualcosa di davvero grave e avrebbe sentito su di sé tutta quella pressione, quel panico infinito, quell'angoscia senza confini.
Come era reale, quella descrizione!
Quando l'aveva letta per la prima volta lo aveva considerato solo un bellissimo passo, capace di suscitare realmente le sensazioni che provava il personaggio... ora, però, ora che quelle sensazioni le provava realmente anche lui, ora che 'qualcosa' era accaduto, si rendeva conto che quelle stesse sensazioni non lo avrebbero mai e poi mai abbandonato.


Lo avrebbero seguito.
Le sue sensazioni lo avrebbero seguito.
Senza correre, portate da quel vento lento che mai aumentava e mai diminuiva.
L'unica cosa ad aumentare sarebbe stata la sua angoscia.
Per sempre.
Per sempre.
Sarebbe stato così per sempre. 
Ogni giorno della sua vita. E forse anche dopo.






* [n.d.r.] Si ringrazia per il gentile prestito della citazione tale sig. Charles Dickens: il passo è tratto da uno dei suoi libri, Le avventure di Oliver Twist. Si tratta delle ore che seguono il crudele omicidio di Nancy. Ore piene di angoscia, per Sikes, e non solo per lui, dato che anche a me è rimasto fisso in mente quello sguardo...


Il confronto tra il mio racconto ed il brano citato è evidentemente un azzardo gigantesco: mai arriverò a tale capacità di suscitare emozioni...
Ma anche questo fa parte del "mettersi in gioco" che ho voluto attivare partecipando al Writing Tuesday. Quindi ben vengano i confronti, ben vengano le critiche e le annotazioni. Siamo al mondo per imparare! :)

lunedì 5 dicembre 2011

Writing Tuesday: Ossessione



Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta


Sarebbe andata sempre così?
Ogni giorno della sua vita, da quel momento in poi?
Quello sarebbe stato il suo unico maledetto pensiero per tutti i dannati giorni a venire?
Non poteva crederci, non poteva pensare che quel pensiero avrebbe accompagnato tutta una vita - e ne aveva ancora tanta da passare - finché un giorno... forse non ce l'avrebbe più fatta a sopportarlo.
Avrebbe vissuto per sempre con quell'ossessione a fargli compagnia. Sì. Giusta colpa per il suo ingiusto peccato.
Perché non essere perfetti è un peccato. Mortale. E il saperlo, è la giusta colpa. Quella che ti segue per tutta la vita e ogni giorno che Dio mette in terra ti ripete quanto tu sia sempre troppo lontano dalla perfezione.


Le cose devono essere fatte secondo uno schema. Un procedimento rigoroso.


C'è UN ORDINE, preciso, in tutte le cose.
UN modo di fare ogni cosa.
UN solo modo per farla bene.


La tazzina deve essere riempita di zucchero, PRIMA di aggiungere il caffè. 
Non dopo.
Il cucchiaino deve essere perfettamente pulito, senza macchia né alone. 
E lo devi immergere nel liquido bollente con l'incavo rivolto verso l'alto, ad avvolgere e coinvolgere la crema.
Se lo immergi al contrario è peccato.
Tutto cade.
Tutto è inutile.
Tu NON SEI una persona perfetta.


L'applicazione delle regole è l'unica soluzione.
L'unica che può portare, un giorno lontanissimo, forse, se davvero ti impegni, al sogno della perfezione... l'ultimo giorno della tua vita.


Lo farà.
Applicherà le regole alla lettera.
Sarà costante e cosciente in ogni azione che farà.


Raggiungerà la perfezione, sì. 
La raggiungerà.
Costi quel che costi.

giovedì 10 novembre 2011

Writing Tuesday: ASTRUSO

Appuntamento col Writing Tuesday
da un'idea di silbietta

Da quando aveva memoria di sé, quello era sempre stato il nome con cui tutti lo chiamavano.
Non certo da quando era nato, ma dal giorno in cui prese coscienza di essere comunque 'persona', 'essere umano'. 
Di quello che era accaduto nella sua vita prima di quel giorno c'era poco da dire: in realtà non ricordava niente, o meglio, non voleva ricordare niente, dato che erano solo tristi notti fredde e giornate buie e senza cuore...

Poi quell'uomo lo prese con sé e gli donò una 'casa', se così si poteva chiamare quell'angolo di strada senza un tetto: ma era un posto riparato dal mondo, dove accoccolarsi e chiudersi nei suoi pensieri, con un cartone che riparava più o meno dal freddo dell'inverno e qualche latta x accendere un fuoco...

Questo era tutto quello che serviva per vivere? 
No. 

Era l'Uomo, erano i sui pensieri, erano i suoi "buongiorno" col sorriso ogni mattina e le sue storie di una vita da raccontare: quello era ciò che davvero contava
Il rendersi conto di avere qualcuno che pensava a lui e con lui divideva la rosetta tiepida con la mortadella, quella regalata dalla signora del negozio di alimentari, tanto buona con loro...
Quello che davvero contava era sapere che qualcuno teneva a lui, e che anche lui aveva qualcuno a cui tenere.
E quando non era la rosetta dell'Uomo, era lui che riusciva a mettere insieme due soldi con le sue recite a memoria, ed era lui che regalava a tutti e due una bella cena a base di hamburger e birra... lui, ancora così giovane ma con tanto da dare.
Lui, che aveva una memoria di ferro e che conquistava i passanti con le mille voci ed i discorsi che sapeva fare. Che l'Uomo gli aveva insegnato a fare, con la sua testa.
Lui, che quando l'Uomo lo incontrò per la prima volta, conosceva solo 'sì' e 'no' e 'fame' e 'scappa'...
Per quello che l'Uomo aveva preso a chiamarlo Astruso: lui, tanto semplice, con nient'altro che un paio di pantaloni lisi e sporchi, con nessuna richiesta da fare se non quella di 'amore', che gli si leggeva negli occhi. 
Lui, così ingenuo che si era fatto fregare la vita da chissà chi, e che ora si trovava in mezzo a una strada, con solo quattro parole e nient'altro in testa che quella voglia di calore umano. 
Lui, così genuino che i suoi desideri glieli potevi leggere sulla pelle... Astruso. Quello era il nome giusto per lui, sì!

L'Uomo aveva sempre il sorriso sulle labbra, era allegro e pieno di vita, parlava di quel posto come se fosse davvero una 'casa' e sembrava non accorgersi che vivevano in mezzo alla strada, loro due: gli raccontava di una vita che non conosceva ancora, gli spiegava il significato delle cose e lo ascoltava sul serio, ora che aveva imparato a fare discorsi 'veri'... lo prendeva anche in giro, quando ricadeva nelle parole banali, quelle semplici che aveva imparato per prime:
"Astruso, non sono espressioni adatte a te, quelle! - lo interrompeva - "Usa bene la tua voce ed il tuo cervello, sono le cose che più ti distinguono da chiunque altro!"
E lui allora aveva imparato dagli oratori più famosi, aveva letto i libri che gli aveva prestato l'Uomo - ne custodiva un numero incredibile, nella loro 'casa'... - e di quelli si era imparato a memoria molti brani, che recitava nei parchi pubblici lì intorno, per guadagnarsi quel poco che serviva per mangiare...

Era l'ora di alzarsi, quella, di trovare il modo di guadagnare la giornata. 
Astruso si mise in piedi e si lavò il viso nel catino che raccoglieva l'acqua piovana di quel piovoso inverno... l'Uomo si voltò e gli sorrise:
"Astruso, oggi leggiamo Lisia. E al diavolo le complicazioni!"
Questo era quello che davvero contava... amore e semplicità!






...
Questo post partecipa ai Writing Tuesday di Silbietta. 
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Seduti al bar del CircoloVizioso

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