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lunedì 12 gennaio 2015

Sapete, l'architettura

Dai, non ditemi che non la conoscete!
Quella dell'architettura è la mia più grande e vecchia e forte passione.
Capitemi però, non sono una di quelle fanatiche delle grandi strutture, delle architetture per pochi, quelle strabilianti, quelle delle archi-star di oggi.
Io amo l'architettura come vita. L'architettura che parla del vero abitare, del suo significato originale.
Quindi, se devo portarvi esempi di architettura, esempi di costruzioni che ammiro, io non vi porto grandi palazzi, o "cose a forma di coso" che si vedono su certi siti che parlano di architettura. Non vi porto grattacieli e missili spaziali. Vi porto case, capanne, ville, anche. E fabbriche. E musei. E costruzioni dedicate ad altri scopi. E piscine e fattorie da sogno, perché no?

Che però hanno in comune una cosa: l'essere a misura d'uomo. Più o meno. L'essere riconoscibili come costruzioni destinate alla vita quotidiana delle persone. O il potersi riconoscere in quelle.
Un vecchio architetto al tavolo da lavoro
Li sento, in giro, quelli che parlano degli architetti come di gente fuori dal mondo, di persone che non hanno idea di cosa significhi la vita "normale".

Purtroppo il termine "architetto" è - nella maggior parte dei dizionari mentali delle persone - sinonimo di "villa da favola che non potrò mai permettermi", "costi impossibili e pretese assurde" (ci sono bellissimi libri che parlano proprio di questo tipo di professionisti, ve li racconterò!)
L'architettura che hanno insegnato a me, invece, è tutt'altro. L'architettura che hanno insegnato a me è "comprensione delle necessità di vita"L'architettura che hanno insegnato a me è "mi manca spazio per riporre i costumi e le cose del mare, come posso risolvere il problema?"

Il secondo piano della Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright

Di architettura e di abitare ho sempre parlato poco qui sul blog, perché come dicevo nel mio Zibaldone
parlare dell'abitare non è cosa che si può fare tra una cosa e l'altra. O meglio: non se vuoi farlo con un certo criterio...
ma l'esperienza me la sono fatta, le ossa le ho formate sul campo e so di cosa parlo quando parlo di Abitare. Non parlo di teoria (non solo) ma di pratica e di vita quotidiana. 
Soprattutto perché anch'io vivo quella quotidianità, anch'io lotto con le camerette minuscole e gli armadi che non ci stanno. Perché anch'io nella mia vita ho dovuto prendere una posizione e fare una scelta tra cucina abitabile e angolo-cottura. Perché anche per me la scelta delle migliori soluzioni eco-nomiche ed eco-logiche è fondamentale per garantire ai miei figli e alla mia famiglia la salute ed il benessere, ad un prezzo accettabile.

A molte persone non interessa parlare di architettura perché la sentono lontana dai loro bisogni primari, me ne rendo conto ogni giorno, quando parlo con chi non è un "addetto ai lavori". Questo rende ancora più chiaro quanto l'architettura si sia allontanata dalle persone, che invece dovrebbero essere il suo unico e primario interesse.

E allora ho deciso, insieme ad un'Amica, di costruire un nuovo blog, da dedicare solo a questo. Un blog che sarà una casa, per me. E anche per voi, se vorrete passare di lì, far quattro chiacchiere e curiosare in giro. Una casa dove ci sarà sempre una tazza di tè ad accogliervi, e un punto di vista diverso: quello delle persone che devono vivere in quelle case.
Una casa dove si parlerà di vita, di cucina, di armadi, di libri, di bambini, di home-made, di rimedi, di natura, di zen, di ecologia, di soluzioni. E anche di teoria, a volte. Quando ce ne sarà bisogno. Una casa che sarà aperta al dialogo e allo scambio di opinioni, soprattutto.
Che dite, ci seguirete? Noi ci stiamo già lavorando!

giovedì 7 novembre 2013

Lo zen e l'arte di riordinare gli armadi. Capitolo 2

Mix & Match - Photo by Steven Meisel Vogue Italia, settembre 1993
E poi cerchi sulla rete tutto quello che parla di "armadi", per capire e confrontarti, e ti imbatti in questo post.
Ora ditemi se qui non c'è da lavorare con la mente...
So che avete tutti da fare e che c'è poco tempo per leggere post un po' più lunghi delle 1500 battute classiche. Però prendetevi due minuti, oggi, leggete quel post e riflettete.

Può capitare che facciate anche vostra - come io ho appena fatto - questa frase:
[...] non posso che “buttarmi” (che il tempo dei se e dei ma è già finito)
Parliamo di Mix & Match, una tendenza che si applica nell'abbigliamento (ma non solo: vogliamo parlare dell'arredamento nelle nostre case, ad esempio? Lo faremo, lo faremo... ;)) che consiste nel mescolare stili e realizzare accostamenti audaci e sorprendenti, creando uno stile personale e personalizzato.

Osare. Utilizzando il nostro gusto e - spesso - il nostro coraggio.

Questo quello che ci racconta Maria Sarah Papillo su Lapetitdame, con tanto di belle bellissime foto. Ma il suo è un fashion-blog e quelle foto e quei discorsi ci stanno tutti.
foto giacca lana/pelle
Qui al CircoloVizioso le cose sono un po' diverse: io di fashion non mi intendo per niente (ve lo possono assicurare le mamme chic che mi vedono arrivare a scuola la mattina, quando accompagno mia figlia!), però quei discorsi - sull'osare, sul buttarsi, sul raccogliere le cose che ci piacciono tutte sotto uno stesso tetto  e accettarle/accettarsi per come sono/si è - li sto nuovamente mettendo in pratica, e il significato di questo nuovo ordine che si sta facendo strada nei miei armadi sta anche qui: nella nuova capacità di fare i conti con me stessa, con quello che sono e con quello che mi piace.
Con quei capi completamente neri che non sento più miei (o che forse non lo sono mai stati), con quelle magliette ipercolorate che non avrei mai voluto buttare (ma che alla fine hanno trovato nuove opportunità di vita), con quei jeans che ancora fanno parte del mio essere. 



Riconoscere me e le mie esigenze, i miei diritti insindacabili e le conquiste fatte nel tempo.
Sembra quasi ridicolo scriverlo ma anche queste cose fanno parte delle piccole scelte capaci di cambiare il nostro approccio al quotidiano: sentirsi liberi nei nostri abiti, vestirsi (anche) di coraggio e mostrarsi per come siamo.

E allora ho regalato quell'impermeabile nero "che va su tutto" perché non l'ho mai sentito mio, ho eliminato - con gran gusto - i residui di abiti pre-maman che ancora resistevano "perché anche se sono un po' larghi va beh", ho incenerito quel pantalone a vita bassa che ho sempre odiato "ma siccome ora vanno di moda così"... tutto perché sentivo di doverlo a me stessa, a quella nuova persona che sta riemergendo, un po' come una fenice, dopo diverse lotte e parecchi momenti di stasi.
Ed è tornata fuori quella borsa pazza, stracolorata e con mille tasche che in molti criticavano perché non stava con niente, sono spuntati fuori da un cassetto i bracciali neri di caucciù di mille anni fa, si è materializzato di fronte a me un abitino che da sempre sognavo di avere e di indossare...

Abbigliamento e filosofia di vita:
osiamo, se sentiamo di doverlo a noi stessi! *

I risultati di questo momento di meditazione sono stati:
  • un positivo svuotamento dell'armadio
  • una rigorosa selezione dei capi da conservare - secondo la nota regola "se non lo metti da un anno puoi toglierlo di mezzo"
  • tanto spazio in più per respirare!
Le regole da seguire, da oggi in poi, sono queste:
  1. tenere sotto controllo la fame da shopping compulsivo (ma tanto a quello ci pensa la crisi, no?)
  2. far entrare un nuovo capo nell'armadio solo dopo averne eliminato un altro che non uso da un bel po'

Riusciranno i nostri eroi? :D

* oh, questo blog sta prendendo una via filosofica che non mi sarei mai aspettata... ;)

martedì 1 ottobre 2013

Lo zen e l'arte di riordinare gli armadi. Capitolo 1

Ah che belle le cose in ordine nell'armadio! :)
Fonte: MorgueFile
Questa cosa del riordinare armadi sta diventando seria, davvero. Ho iniziato a scrivere un post che voleva essere un punto d'incontro tra il filosofico e il pratico ma alla fine mi son resa conto che dietro alla metafora dell'armadio c'è un'intera visione del mondo, dell'universo anzi. E soprattutto della mente.

Questo è solo il primo dei post che leggerete. 
State tranquilli che il CircoloVizioso non si sta trasformando in uno di quei fashionblog: non sono il tipo e soprattutto non voglio insegnare niente a nessuno, in quel campo.
Succede però che a furia di accumulare e di rimandare e di evitare, una si trovi poi con armadi pieni di cose, da provare, da sistemare, da rivedere.
Da affrontare.

E poi un giorno ti alzi dal letto e decidi che 
ora basta: oggi si riordinano gli armadi.
Anche perché il tempo sta virando verso un freddino frizzantino (perdonatemi il suffisso) proprio adatto all'autunno in arrivo. E bisogna cambiare abbigliamento. Allora archiviamo costumi e teli-mare (sniff), degradiamo le canottiere estive, eliminiamo tutto quello che "magari capita l'occasione di metterlo" che tanto io sto meglio in jeans e maglietta, e uso solo quelli, sempre e comunque.

E cominciamo dal capire di cosa stiamo parlando: riordinare l'armadio è un'espressione che può adattarsi a diverse, molteplici, interpretazioni. 
Da una parte c'è l'armadio, quello vero, magari 4 stagioni, pieno pieno pieno zeppo. Che quando lo apri dici
amo', non ho niente da mettermi
Dall'altra c'è la testa. Quella piena di idee di proposte di spunti di progetti di sogni. Che se tu potessi aprirla e guardarla dall'alto come un chirurgo all'opera diresti
amo', non so proprio più da dove cominciare
Cominciamo dall'inizio, allora. Riordiniamo l'armadio.

I trucchi salvatempo e salvaspazio si trovano gugolando in giro per la rete: dalle istruzioni passo passo per apprendiste casalinghe moderne e per Mamme Felici alle 10 regole d'oro della Pina (che è tutta una risata e ti fa fare un bell'esame di coscienza). Se poi passate sul sito di Ikea sai quanti suggerimenti vi sanno dare loro?

La questione fondamentale, alla fine, è solo una:
7) E’ severamente vietato appallottolare gli indumenti sia dentro le ante che nei cassetti. (cit.)
Less is more. 
Il minimo è il massimo. 
Poche cose. Ordinate.

N.B.: vale anche per le idee... ;)

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

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Il Vizio di Leggere

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