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lunedì 25 novembre 2013

"La città delle donne", La giornata internazionale contro la violenza sulle donne e... una coccola per tirarsi su.

Torta morbida di pere e "La città delle donne"
Lunedì mattina presto. Molto presto, per i miei standard.
Addirittura mi prende il chiribizzo di spolverare (devo stare proprio male, sì) e in quattro e quattr'otto sistemo il soggiorno, mentre tutto in casa tace.
Preparo il caffè e sveglio il maritino, che invece non c'è proprio, stamani: è proprio tutta al rovescio questa giornata, in cui per forza di cose me ne devo stare a casa, segregata e isolata dal mondo perché "infettiva"...
Loro ancora dormono, e allora mi prendo del tempo per me: ieri abbiamo preparato una torta nuova insieme, per tenerli occupati e passare del tempo "di qualità" (e che qualità! la torta si è intrisa delle nostre risate ed è rimasta morbida di tutti quei baci che ci siamo dati: ma era tutto vero o stavo sognando?)
Me ne taglio una fetta, l'accompagno col caffellatte delle migliori occasioni e con una fiaba a caso presa da un classico della mia biblioteca: Le più belle fiabe popolari italiane, rilegato in pelle, con tanto di lettere dorate.

Apro una pagina a caso e trovo "La città delle donne", una storia che viene dal Veneto, raccontata con tempi che non tornano (un po' al presente, un po' al passato, un po' imperfetto: sembra proprio di ascoltare il racconto di una di quelle nonnine di una volta, tipo la mia, col fazzoletto sui capelli quando usciva di casa per non sfare la piega e non prendere l'umido, con le mani macchiate di vita, con i pensieri rimescolati dal tempo...) 
La città delle donne narra di un mondo dove le donne governano e qualsiasi uomo trovato in giro per la città viene imprigionato e poi ucciso, raggiunte le 100 unità (il numero massimo contenibile nella prigione?). La Regina doveva avere dei forti rancori, per essere diventata così crudele, per avercela così tanto con gli uomini...
Un giorno nella Città delle donne arriva però un ragazzo che riesce a conquistare la Regina Cattiva - che in realtà cattiva non era -, con le sue doti ed i suoi doni ma anche con l'astuzia. 
Di questo giovane c'è una cosa che apprezzo: la gentilezza, la cortesia con cui ha saputo guadagnarsi mezzi magici e amore, mentre i suoi fratelli, con la loro brutalità e la violenza, erano riusciti ad ottenere solo pan per focaccia (e così dovrebbe essere, sempre...). Lui non ha usato violenza contro alcuno, ha saputo parlare col cuore e così ha conquistato la sua bella, eliminando la violenza da quella parte di mondo.

Ci sarebbe molto da parlarci su. 
Sui perché e sui percome, su quello che è giusto e quello che non lo è. Invece voglio solo cogliere il segno di una fiaba del genere oggi, lunedì 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Ognuno la racconta come vuole, questa giornata. Ognuno cerca di trovare le parole che più si adattano al suo modo di vivere. Perché è giusto parlarne, è giusto che non sia il silenzio a vincere, è giusto che chi usa violenza sia solo. E punito.


Barbara ce lo dice così, per esempio. E mi piace quello che dice, perché è quello che ho sempre pensato anch'io:
Un uomo che ti picchia, non ti ama.
Un uomo che ti insulta, non ti ama.
Un uomo che sminuisce le tue capacità, non ti ama.
Tu NON meriti questo uomo.
Meriti una vita felice e piena di amore!*
* Grazie Barbara!


La coccola facciamo che ve la racconto un altro giorno. Oggi è meglio finirla qui. FINIRLA.

venerdì 19 luglio 2013

Voglia di ripartire

E' arrivato il momento. Così, all'improvviso, persino fuori stagione.
Quando tutti tirano i remi in barca, per godersi il meritato riposo, io sento solleticarmi quel punto che sta tra la Testa e il Cuore.
E la voglia di ricominciare si impossessa di me.

Si ricomincia.

Non avrò cadenze costanti, come mio solito. Siamo rimasti in pochi qui, quasi nessuno tra i commenti; non ci sarà ansia da prestazione, solo la volontà di mettere in chiaro tutto. Il CircoloVizioso c'è sempre, al gran completo, come una volta, ancora più ricco. Di cuore e di amore.
Ci vorrà un gran repulisti, un decluttering totale. Tabula rasa, ancora meglio. 
Senza rinnegare il passato: si va avanti e si confermano le buone idee, aggiustando il tiro, correggendo gli errori, tagliando i rami secchi che non producono per dar forza ai germogli più promettenti.

L'anno passato ha dato buoni frutti, ho imparato tanto. Ora ho bisogno, di nuovo, di tradurre in 'cose' tutte le mie parole ed i miei pensieri.
Sto lavorando a certe idee, sogni che devono uscire dal cassetto, ora che sono giunti a maturazione.

Cominciamo a tirar giù liste to-do, da queste parti.
Libri alla mano, sudate carte, squadre e matite colorate. Perché ok che ormai si disegna solo al cad ma le idee, quelle vere, vengono ancora fuori dalle mani e dai vecchi ferri del mestiere!

martedì 30 aprile 2013

I miei primi quarant'anni


si sono sbagliati. 
All'anagrafe, intendo.
Che mica è vero, cioè, è proprio impossibile che sia successo a me! Quand'ero piccola e vedevo quelli di 40 anni li consideravo già 'arrivati' e invece, ora... oggi...

Tutto da fare, ancora. 
Tutto da cominciare, anche. 
Niente da rifare, però, perché se davvero si potesse tornare indietro rifarei pari pari le stesse identiche cose. Tutte. Niente rimpianti, niente rimorsi. Farei gli stessi errori, anche sapendo a cosa portano. Perché questa sono io e lo sono diventata grazie anche a quegli errori.
Un po' come per le rughe della Magnani.
"Sì ma.. e tutto quello che ancora non hai?"
E chi l'ha detto che lo avrò mai? La vita è il percorso che facciamo verso uno obiettivo, non l'obiettivo ultimo; non solo quello, almeno. L'ho imparato in corsa, durante il viaggio, quando tutta tesa solo e soltanto all'obiettivo finale non mi accorgevo che la vita mi correva accanto e io non la vivevo.
Sì, molto probabilmente sono io che non riesco a fare più di una cosa alla volta, lo ammetto. Molto probabilmente il mio difetto più grave è proprio l'infiammarmi per mille cose diverse, iniziarle tutte insieme e poi non portarne a fine nessuna, se non con tempi dilatati. Molto dilatati. 
Continuo a rimandare certi obiettivi. Per prolungare l'agonia. No, per godermi il percorso. E per un misto di paura e nonsocosa. Per il timore che arrivata ad un certo punto io mi trovi a dire: e ora?
L'importante è accettarsi per come si è, senza rinunciare al miglioramento - quello mai! - ma senza logorarsi se il risultato tarda ad arrivare.

Sono una donna fortunata, molto fortunata, moltissimo fortunata: la vita mi ha dato molto più di quello che forse meritavo. O forse no, sono io che mi accontento di poco. O forse no, e la vita e le persone che mi stanno intorno, soprattutto, sono state così buone con me perché io potessi imparare a vivere nel modo giusto. Ho imparato a vivere con leggerezza. E non iniziando a pensare come una di quelle oche ma distinguendo tra le cose importanti per me e quelle che no. Imparando il sorriso. Imparando a dare a Cesare quel che è di Cesare e a me quel che è mio.
In tutti i casi niente e nessuno mi porterà via quello che ho imparato finora: non cederò di un passo.

Piccoli passi fin qui.
Da oggi imparerò a vivere leggera. Che è diverso dal vivere con leggerezza. E non è così facile, soprattutto per me, che tendo ad accumulare (e non parlo solo di rotolini sui fianchi).
Intanto continuo a scontrarmi ogni giorno con il mio più grande nemico; ora però finalmente ho capito come affrontarlo e non mi scalfiscono più le sue parole i suoi modi i suoi gesti. Come mi disse una Grande Amica un giorno, a questo punto posso dimettere la corazza che mi ero costruita per non soffrire.
E oggi festeggio nuda da quella corazza.
Con tutti quelli che mi amano nonostante i miei mille difetti.
Mi voglio bene. 
Questo è il mio più grande successo! (dopo i miei figli, naturalmente)

p.s.: questo post è stato scritto e programmato giorni fa, poi Mumtrioska ha pubblicato questo portandomi a realizzare quanto a volte si possa surfare su onde vicine... un Grazie anche alle sue conclusioni e un pensiero al suo amico. Mi sa che davvero noi due dobbiamo incontrarci al più presto...

giovedì 19 luglio 2012

Estate 2012

Riempio
il mio bisogno di silenzio
col canto caldo delle cicale.


Ascolto e assaggio
gli istanti soli
affamata di nulla.


Vivo, sì.
E lo faccio non da sola.

giovedì 20 ottobre 2011

PARLIAMONE: Questa vita mi va stretta (e non è colpa della panza...)



Il discorso è molto semplice: si tratta di provare soddisfazione per quello che si fa.
Che sia per diletto, per svago, ma soprattutto quando si tratta di lavoro.

Ora, non sto a cercarne in giro per la rete ma sono sicura che le statistiche dicano tutte la stessa cosa: quando uno lavora con entusiasmo per quello che fa, lavora meglio. 
E' più felice. 
E, soprattutto, lavora e produce di più.

Almeno, per me è così. 
E quando quello che faccio inizia ad andarmi stretto, succede che combino molto meno, sono molto meno felice e si instaura un brutto giro, che più mi fa star male meno mi fa lavorare e con risultati assai peggiori.
Ma, se tutti siamo a conoscenza di questa regola, perché certi "datori di lavoro" si incaponiscono col voler far fare a tutti costi ai loro "dipendenti" quel tipo di vita?
Non parlo di creare gabbie dorate, dall'apparente aura luminosa. Parlo di dar loro le condizioni ideali minime per lavorare bene.
E per farlo con entusiasmo.
Parlo di dare ascolto, essere positivi, dar fiducia, collaborare. 
Anche - e al limite soprattutto - per ottenere quello che vogliono da chi lavora per loro. Spesso non c'è nemmeno bisogno di spendere soldi per creare quelle condizioni al contorno, anzi.
Ma lo capiscono ancora in pochi, questo concetto. E continuano a bastonare. E a non far vedere nemmeno da lontano la famosa carota...


Io non lavoro come dipendente (anche se in realtà siamo tutti, sempre,  più o meno 'dipendenti' di e da qualcun altro, datore di lavoro o cliente che sia!); la mia professione ufficiale, come tante altre, mi porta spesso a dover affrontare compromessi e vie di mezzo che normalmente non accetterei. 
Ciò non toglie che alcuni di questi compromessi proprio non vadano giù e mi rifiuti - a volte anche a rischio di perdere quel particolare lavoro - di accettarli. Non si parla di illegalità, quella non deve proprio esistere, ma di situazioni di costrizione parecchio forzate. Che ti obbligano a lavorare con quel nodo a mezza gola e quel broncio di prima mattina che proprio non ci sta.

E allora, ora che questa vita lavorativa ha iniziato ad andare stretta anche a me, più spesso di quanto vorrei - e non è colpa della panza che sta avanzando... - ho capito quanto sia importante credere in quello che si fa: lavorare volentieri ad un progetto, anche se stiamo affrontando un campo che non è il nostro, imparare cose nuove e mettersi in gioco sempre, può aprirci un mondo di possibilità e farci scoprire nuove passioni e nuovi interessi, tutti a favore della migliore resa dell'obiettivo che ci siamo posti.


Purtroppo è capitato ad un'amica di trovarsi in piena depressione proprio per colpa di una situazione come questa. Di un lavoro che le stava stretto perché era diventato una continua costrizione, una continua umiliazione, una continua pressione negativa. 
Mobbing, sì, ma non solo.
Pressioni, imposizioni. "O lavori così o quella è la porta".
Ma anche la creazione di un ambiente di lavoro ostile, verso tutti. Perché così ognuno pensa solo a lavorare e non perde tempo a socializzare o a far 'gruppo'.
Perché il credo del datore di lavoro (e anche del cliente...) sembra essere troppo spesso "Io pago, quindi tu fai qualsiasi cosa io ti chieda di fare".
Ma non è così che dovrebbe andare, vero?

Alla fine l'amica è riuscita a licenziarsi, dopo un percorso duro e senza respiro, e a trovare un lavoro con un minore stipendio ma che finalmente la valorizza per la splendida persona che è. E col minore stipendio e qualche ulteriore sacrificio, riesce a far la sua parte nel mantenimento della famiglia.

E lo so. Mi direte: "Ma noi dobbiamo arrivare a fine mese e trovare i soldi per la pagnotta, i sacrifici son già tanti, non vogliamo che i nostri figli rinuncino a quello che hanno i loro coetanei..."

Anch'io la penso così.
Ma poi penso: se, oltre a quelli per la pagnotta, devo trovare i soldi per pagare anche qualcuno che mi faccia uscire dalla depressione in cui mi trovo... allora dico no.
E cerco il modo di uscire da questa vita, a volte stretta e senza scampo. E voi?

venerdì 7 ottobre 2011

La mia attesa

Come sia questa seconda attesa me lo chiedono tutti, appena vedono spuntare la pancia dalla porta.
Non mi piacciono i confronti e quindi non ne farò con la precedente gravidanza.
Non ho avuto problemi di nausee e affini. Giusto un languorino mattiniero che passava con un pezzo di pane. E una gran fame, più del mio solito. Di quelle che mangeresti un bisonte a colazione, per dire.
Ma sto così bene, in quanto a fisico...


Poi però penso all'aspetto mentale della situazione, dopo aver letto in giro di situazioni sparse che alludono a depressioni latenti, baby blues e pre-depressioni. E penso a me. A come mi senta ora io da quel punto di vista. 
E allora mi rendo conto che i pensieri negativi che mi attanagliano la mente in questo periodo riguardano solo la SUA salute e la MIA capacità di mettermi completamente a SUA disposizione. Non riesco a pensare ad altro, anche volendo. E' quella donna-albero che viene fuori, coi suoi rami che vogliono accogliere e proteggere e far crescere e...
Magari dipende solo dal fatto che la seconda gravidanza ti rende più cosciente di quello che ti sta accadendo, forse è solo per le tante cose che ti succedono intorno che di punto in bianco ti viene da chiederti se tutto andrà bene, se tuo figlio/tua figlia starà bene e se tu sarai capace di gestire il suo bisogno assoluto di te... e se sarai capace di dividerti in due, anzi in tre... e nel frattempo se sarai capace di pensare anche a te stessa, ogni tanto.


La cosa che più mi colpì alla nascita della PM era quanto QUANTO lei dipendesse completamente da me. 
Quanto io non riuscissi a staccarmi da lei, nemmeno per correre a fare un po' di spesa (col supermercato a 200 m da casa, perdipiù). 
Quanto non mi sentissi 'libera' di potermi trovare mezz'ora da passare sola con me stessa, io che avevo imparato così bene a star bene con me stessa - dopo tanto - che cercavo di farlo ogni volta mi fosse possibile.
E ammetto che questo mi ha fatto soffrire, perché da una parte sentivo questa assoluta mancanza di libertà, dall'altra mi sentivo in colpa perché avrei voluto starmene sola, senza quell'esserino meraviglioso per almeno mezz'ora, ogni tanto. 
Una mamma cattiva, mi sentivo. A volte. Un'egoista. Anche se ancora ragionavo e mi rendevo conto di non esserlo.
Mi mancava il mio tempo. 
Mi mancava la mia libertà. 
Mi sentivo soffocare quando non riusciva ad addormentarsi e io avevo assoluto bisogno di farmi almeno una doccia.
Ma poi quando lei finalmente dormiva non vedevo l'ora che si svegliasse per coccolarla e giocare con lei. Probabilmente come tutte le mamme di questo mondo.
Ecco, questa credo che sia l'unica 'paura' che mi sento di avere ancora, anche oggi. Quella di riperdere momentaneamente quella libertà appena recuperata.
Ma so già che solo a vederlo, questo Cuoricino, l'avrò già perdonato di avermi messo in trappola per qualche tempo... :)


Di depressione e baby-blues non si parla mai abbastanza. Io sono stata fortunata, lo so, e mi auguro che le cose vadano sempre così... ma questo è un argomento troppo importante. Sono troppi i rischi, troppe le pressioni a cui sono sottoposte le mamme. Parlarne è certamente il modo migliore per limitare il problema, per farlo uscire allo scoperto, per ridurlo, per risolverlo. Parliamone, allora. Se ci sentiamo così, parliamone.

giovedì 6 ottobre 2011

Parliamone: i parcheggi rosa


Davvero se ne parla poco e davvero se cerchi in rete trovi solo paginette di notizie sui giornali locali o forum dove le mamme/future mamme si lamentano di non trovarne ancora nei propri paesi o di trovarli, sì, ma sempre occupati da persone senza figli piccoli al seguito e con poco senso civico.

Una delle possibili indicazioni dei Parcheggi Rosa
“C’è una mamma in attesa, o con bambine e bambini piccoli: questo posto è per loro”



Sono i parcheggi rosa, li conoscete? Qualche indicazione interessante potete trovarla qui: Striscerosa.it, un sito legato a Quimamme
Le conoscevo già - solo di nome in realtà, non ancora di fatto -, ma la curiosità e l'interesse specifici sono nati il giorno in cui pochi anni fa le ho viste spuntare di fronte alla sede di un comune che frequento per lavoro. 
E' stata una bella soddisfazione scoprire questa risposta di grande senso civico da parte di un'amministrazione: una dimostrazione che il 'pubblico' è attento ai bisogni ed alle necessità quotidiane delle persone che amministra.

Meno soddisfacente è stato scoprire che proprio per niente le persone stesse che vengono amministrate si curano di questo gesto di educazione civica. O che, addirittura, se fai loro notare che hanno occupato un posto che dovrebbe essere utilizzato da chi è in attesa, o da chi ha bimbi piccoli e passeggino da portarsi dietro, ti guardano male, sbuffano e si voltano dall'altra parte, continuando per la loro frettolosa strada.

Questo intendevo, quando pochi giorni fa parlavo di fare qualcosa nel nostro piccolo, quando accennavo a quei piccoli passi che messi insieme possono fare più di una grande manifestazione: il nostro senso civico.
Perché è su questo che [mi hanno sempre insegnato] si deve basare principalmente il nostro modo di vivere: sulla coscienza, sul rispetto, sull'attenzione ai bisogni, anche ai bisogni degli altri.

Sembrano parolone, sì, ma la coscienza, il senso civico, il rispetto e l'educazione di una persona si misurano anche da questo: dalla reazione che hai quando una donna col pancione (lo ammetto, già parecchio 'one'!) e la borsa da geometra esce dalla sua auto appena parcheggiata e ti fa gentilmente notare che hai appena occupato un posto che dovrebbe essere riservato a chi "attende".
Va be', la fretta è una cattiva consigliera, e purtroppo i parcheggi rosa non sono ancora tutelati da una legge che permetta di sanzionare chi li occupa abusivamente. Quindi per questa volta il personaggio l'ha [ancora una volta] passata liscia.
Sta di fatto che le domande che devono farci pensare - a come vogliamo vivere nel nostro paese, a come vogliamo che esca dalle situazioni di stallo e/o di crisi quando ci entra, a come vogliamo che venga gestito -, sono queste: 
  • siamo, tutti noi, abbastanza educati al senso civico
  • siamo in grado di vivere e con-vivere civilmente col resto del mondo? perché mica esistiamo solo noi e la nostra fretta, a questo mondo, eh...

Questa è la definizione che di "senso civico" (la prima che ho trovato in rete, mi riservo di verificare su altri dizionari ma credo che i risultati portino tutti qui!) dà il De Mauro:
Senso civico. Coscienza che il cittadino ha dei propri doveri e quindi anche delle proprie responsabilità nei confronti dello stato e della comunità.

da Tullio De Mauro - Dizionario della lingua italiana
E' chiaro: non è solo da qui che si decide il destino del mondo né della nostra Italia, ma magari questo può essere un primo passo, una gocciolina in un grande mare in formazione ed evoluzione. 

Parliamone. 
Che ne pensate?


venerdì 23 settembre 2011

Settembre, buon anno nuovo a tutti! :)


[Perché ormai per noi è una tradizione, questo inizio anno fuori stagione, e - anche se siamo ormai a ottobre - il CircoloVizioso vuole parlarvi del nuovo anno che sta arrivando e di quello che accadrà...]

Questo nuovo anno il CircoloVizioso lo dedica alle novità, a chi e a cosa di nuovo arriverà nella nostra vita: ai nuovi inizi, alle nascite (di idee, di collaborazioni, di bambini...), alle conoscenze (che magari si trasformeranno in amicizie), alle avventure da affrontare per la prima volta.
Sarà divertente farlo insieme, imparando dagli errori e raccogliendo lezioni e raccomandazioni per "la prossima volta"...

L'anno che verrà...
ci porterà l'inizio della scuola materna, finalmente
ci porterà appuntamenti e possibilità di avere nuovi contatti di lavoro, di sicuro
ci porterà nuovi autori da conoscere su Zebuk e nuovi libri da leggere
ci porterà l'esperienza di un nuovo Natale, con la tenerezza di una Piccola Meraviglia sempre più emozionata in quell'occasione
ci porterà un nuovo Cuoricino, che chissà come sarà
ci porterà viaggi inaspettati
ci porterà rivoluzioni interne
...


Beh, noi ci stiamo preparando. E' questa la novità!
(si ringrazia per l'ispirazione tale sig. Lucio Dalla, che con la sua meravigliosa canzone ci fa emozionare ogni volta)

giovedì 22 settembre 2011

Sebbene non sia il mio argomento preferito, devo parlarne anch'io, in qualche modo...

Di quello che sta succedendo in giro


di quello che vogliono trasmetterci attraverso la tv, che ormai a casa nostra è solo un soprammobile spento da spolverare (ogni tanto)


della nausea che tutti hanno abbiamo e dell'energia che manca a tutti per trasformare quella nausea in "reazione"


di tette e culi che 'meritano' più del cervello


di quanto - in una discussione quasi al limite del paranormale che ho avuto con mio padre - ci siamo trovati per una volta concordi su una cosa: "coscienza nazionale? what's?"


Il problema sembra essere questo.
I favoritismi ci sono sempre stati, ne siamo più che certi. E di sicuro son sempre stati un atto sbagliato per principio.
Ma magari esiste un limite entro il quale certe cose possono essere sopportate arginate e isolate.
Superato quel limite, entra in gioco l'amor proprio, il sentirsi "cornuti e mazziati", la rabbia che ti sale quando ti rendi conto di non avere più un briciolo di orgoglio (personale e non solo) che ti faccia dire

ORA BASTA

E quello che mi fa più rabbia, come mi è venuto da dire da Owl, è che io questa Italia la amo tantissimo, così com'è, coi suoi difetti e con tutti i suoi mille pregi.
Perché ce ne sono di pregi, credetemi.
Ci sono le persone, quelle di tutti i giorni, che lottano col mutuo e con la crisi, quelle che (a volte) sono costrette come tutti a scrollare la testa e a tirare avanti, perché alla fine del mese ci sono le bollette da pagare e il poco tempo che ci rimane non ci si può permettere di spenderlo tutto a sognare un mondo migliore (ma se non ce lo facciamo da noi, questo mondo migliore, chi crediamo che sia lì pronto a farcelo?)

Ci sono quelli che hanno il coraggio e la forza di fare piccoli passi e c'è anche chi ammette che non se la sente proprio. C'è chi si butta in piazza per protestare e chi preferisce dire la sua per altre vie.

Anch'io a volte penso a come potrebbe essere la nostra vita fuori di qui, fuori dalla mia Italia, provo ad immaginare un mondo perfetto dove i meriti sono stabiliti su basi diverse da quelle a cui vorrebbero farci abituare.
Ma non posso sopportare l'idea di dovermi allontanare da un luogo che amo e dalle persone a cui sono legata solo perché in un altro luogo le cose potrebbero essere diverse. 
Senza niente togliere a chi vuole provarci, a chi l'ha fatto e magari ora sta molto meglio di me.

Voglio essere io a decidere della mia vita e di quella dei miei figli, finché non saranno in grado di farlo da soli

Voglio essere io a stabilire le regole della mia vita e a proporre e a portare avanti piccoli miglioramenti per il bene di tutta la comunità in cui vivo

Voglio darmi da fare partendo dal piccolo, perché è seguendo questa strada che credo si possa ottenere qualcosa

Perché è a piccoli passi che si costruiscono le grandi cose, sono le goccioline di cui parla Owl che a lungo andare e tutte insieme possono dare fastidio, sono i piccoli moti di rabbia interiore che danno forza alle riflessioni di Pentapata che fanno sobbollire gli animi, sono le risposte attive e costruttive a far sì che venga fuori la voglia di reagire.


E allora, noi nel nostro piccolo, forse, faremo qualcosa. Ma qui, nel nostro paese, nella nostra realtà grande appena lo spazio di 6000 anime, più o meno. Insieme a chi in questa Italia sputtanata ci crede ancora, nonostante tutto.
E magari anche questa gocciolina servirà a scrollare di dosso quel senso di impotenza galoppante che si legge sui visi della gente, quella uguale a noi.

giovedì 1 settembre 2011

SETTEMBRE: io, me stessa e me

Solo, agosto 2010


Ad un certo punto ne senti il bisogno.
Di stare un po' da sola con te stessa, di parlarti, di ascoltarti, di ridere insieme a te stessa, dico.
Perché c'è un tempo per essere figlia, un tempo per essere moglie, un tempo per essere mamma, un tempo per essere e basta.


E per sentirsi.


Settembre sarà allora dedicato all'ascolto di sé. 
Al vizio che mi va, alla coccola che mi concedo, allo sfogo di cui ho bisogno, alla solitudine serena. 
E se passerò un po' di tempo lontano da tutto e tutti lo farò solo per me e per il bene di tutti gli altri.

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

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Il Vizio di Leggere

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Per non perdere il vizio, nonostante le mille cose da fare, per trovare il tempo da dedicare ad una buona lettura, per scoprire nuove emozioni e sensazioni, di quelle che solo un buon libro è capace di regalare a chi lo apre con passione e curiosità.

Il vizio di riflettere

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... il mio modo di Guardare e non solo Vedere ciò che ci circonda...