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martedì 11 ottobre 2016

martedì 2 agosto 2016

Indipendence Day Summer Edition: ancora una volta pole-pole-pole... :)


Wow! Un orto allo Stop! :)
L'autoproduzione è la vera rivoluzione. L'autoproduzione è una grande idea sovversiva. È sovversiva persino all'interno di quelli che si considerano culturalmente i sovversivi, perché prima o poi la dovrete piantare di parlare e basta, dovrete ficcare nella terra quelle manine che conoscono solo la tastiera e piantarvi il vostro cibo! [Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione, Grazia Cacciola] 


Eccoci ad un'altra edizione dell'Indipendence Day! Ovvero come cucinare indipendenti dal mondo della grande distribuzione, utilizzando solo l'autoproduzione e i prodotti a km 0.

pole-pole-pole arrivo a raccontarvi la giornata che abbiamo organizzato per l'iniziativa di Francesca: meglio tardi che mai, vero? So di essermi guadagnata sul campo il soprannome che mi sono scelta: è proprio fatto per me, sì sì! :)


il logo dell'iniziativa di Francesca

Quest'anno ho deciso di mettere insieme un unico menù, quello condiviso con i vicini a pranzo: ci siamo divertiti a combinare e sperimentare, e abbiamo puntato su ricette preziose, fatte anche di storia e tradizione. 
[n.b.: a colazione e a cena abbiamo comunque consumato: yogurt autoprodotto con il latte della fattoria, avanzi del pranzo e uova della gallina della nonna dell'amico... :) stiamo facendo grandi passi, anche se non riusciamo ancora ad essere completamente autosufficienti!]

[Poi ci si è messa la camera del telefono a fare i capricci - sì, lo so, non dovrei fare le foto col telefono, ma lui è sempre a portata di mano e allora... - e le foto sono sparite. E considerando i miei tempi, se aspetto di ripreparare tutto quanto, fotografarlo e caricarlo nel post, arriviamo all'estate prossima. Facciamo che mi prendo l'impegno di inserirle qui appena le preparo di nuovo? :) ] 


Ecco dunque il nostro menù a pranzo:

APERITIVO


Le olive piccanti del CircoloVizioso


La preparazione delle olive, quelle del nostro albero leccino, arrivato dalla mia amata Puglia e curato e amato più che mai, la trovate qui: le raccogliamo ogni anno, le teniamo in acqua dolce per cinque giorni, cambiandola ogni giorno, e le mettiamo in una salamoia con la ricetta segreta preparata dalla PM. Da quando ho imparato a farle seguendo questo metodo - in versione piccante - ne preparo grandi scorte, che conservo in un barattolo in frigo, ricoperte di un olio che è una delizia se usato sugli spaghetti cotti al dente!

Insieme alle olive abbiamo assaggiato il pane lavash, arrivato fresco fresco con la sorella della vicina di casa, dal suo paese d'origine: l'Armenia!
È un pane non lievitato, buonissimo da accompagnare a qualsiasi cosa, dal salato al dolce. Ho chiesto alla mia vicina di provare a farlo insieme, ne faremo un post a due voci, magari proveremo a prepararlo nelle prossime vacanze, chissà... :)

PRIMO


Pancondito a modo mio

Una mia amica fa il pane da sola, io ancora non ho avuto il coraggio ma devo farlo, assolutamente. Intanto mi godo il suo, fragrante, toscano e parecchio 'sciapo', come lo fanno qui. Prossimamente mi ha detto che proverà a farlo nella versione che preparano sulle montagne qui vicine, quelle della Garfagnana, con aggiunta di patate: magari ne farò un post, se riesco a fotografarlo prima che finisca, tanto è buono!
Quando il pane della mia amica diventa raffermo (e succede poche volte, perché finisce sempre prima!) lo uso per fare il pancondito, usando quello che rimane in dispensa e in frigo: 
  • pane tagliato a dadini e abbrustolito in forno, bagnato il giusto in acqua e aceto: non deve essere una panzanella morbida, per intendersi, ma mantenere un po' di croccantezza
  • verdure crude, avanzi di formaggi (il pecorino della pastora di paese), il tutto tagliato a dadini piccoli piccoli piccoli
  • una bella girata d'olio piccantino (fatto con l'olio pugliese dello zio e millemila peperoncini dell'orto immersi) e un po' di salcondito del CircoloVizioso (che conoscete già, vero?)

SECONDO

Verdure alla brace

Quelle dell'orto, non c'è altro da dire, no? ;)

DOLCE

Da un po' di tempo avevo in mente una torta di cui avevo la ricetta una vita fa e che ho perso chissà dove ('nnaggia, c'è stato un periodo della mia vita in cui mi rifiutavo di raccogliere e conservare, ma perché?). Ricordavo il miele, la sua dolcezza e il profumo della salvia. 
Allora ho fatto un po' di ricerca sul web e ho usato come base questa ricetta, che però ho modificato così:

Torta di ricotta e miele al profumo di salvia

Ingredienti

  • 550 g di ricotta (della pastora di cui sopra)
  • 100 g di miele (bio, di un'azienda agricola qui vicina)
  • 2 uova intere (ringraziamo le galline della nonna dell'amico...)
  • 3 tuorli (dividete gli albumi, che andranno montati a parte)
  • 80 g di zucchero (ma se ne può fare anche a meno, aumentando un pochino il miele)
  • 1 limone (e qui i grazie vanno alla suocera del collega del marito!)
  • 1 pizzico di sale
  • 5 foglie di salvia (quella è del CircoloVizioso, e se ne sta insieme a tutte le altre aromatiche nel giardino dietro casa!)
  • zucchero a velo per spolverizzare

Preparazione

  1. Lavorare la ricotta in una terrina a bordi alti con la frusta elettrica (si può fare anche a mano, ma mi raccomando: deve diventare una crema liscia e senza granuli)
  2. Unite il miele, scaldato a bagnomaria insieme alle foglie di salvia e continuate a mescolare con un mestolo di legno
  3. Aggiungete le uova intere, una alla volta, facendo amalgamare bene ogni ingrediente aggiunto prima di metterne altri
  4. Aggiungete poi i tuorli e la scorza grattugiata del limone
  5. In un'altra terrina montate gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale, poi aggiungetelo all'impasto di ricotta mescolando molto delicatamente dal basso verso l'alto per non far smontare il composto
  6. Versate tutto in una teglia a cerniera foderata con carta forno bagnata e strizzata e cuocete in forno caldo per 50 minuti a 180°
  7. Servite spolverando di zucchero a velo al momento e decorando con le foglie di salvia e un filo di miele
Allora, che ne pensate? Provate anche voi a organizzare un'intera giornata autoprodotta! È un divertimento e una soddisfazione per tutti quanti, ve lo garantisco!

Un nuovo grazie a Francesca, che con le sue idee e le sue riflessioni ispira sempre cose buone... :)

giovedì 23 giugno 2016

I pesti possibili | Voglia di raccontarsi e profumo di Armenia

Da quando vi ho proposto di raccogliere racconti che riguardino pesti e mortai, sto pensando molto spesso a quanto sia bello e divertente e vitale girare di blog in blog: c'è voglia di condividere, ancora, e di raccontare, nonostante la fretta che impera ovunque.

Nel frattempo leggo un libro di Francesca Sanzo, Panzallaria per gli amici: Narrarsi online. Lei racconta di quanto sia utile - personalmente e professionalmente - imparare l'arte di raccontarsi nel modo giusto, facendo emergere pregi e difetti, nel modo più spontaneo possibile. Come dire che l'onestà paga sempre. Quanta ragione che ha, quanta.
Racconta che la fretta della rete porta a non leggere, a non approfondire, che occorrono messaggi brevi e veloci, che sono le immagini a parlare, nella velocità; che i social sono la piazza e le strade dove incontri gente. Ma Francesca racconta anche che invece il blog è fondamentale, perché quella è la tua casa, il luogo dove vivi, dove scegli gli arredi e i colori, dove ti siedi con una tazza di the fumante e accogli gli amici.

Ecco, gli amici.
Ne ho conosciuti tanti virtuali, tramite queste pagine, alcuni di loro li sento spesso, altri sono diventati miei "soci" e lavoriamo insieme per il piacere e la passione che ci unisce.
Tra gli amici che invece imparo a conoscere ogni giorno di persona c'è una ragazza, una vicina di casa, che ogni volta che si siede alla mia tavola, ogni volta che beve una birra con me, mi racconta la sua Armenia.
C'è una luce nei suoi occhi, una voglia di farmi sentire tutto da vicinissimo, come fossi lì anch'io, come se raccontare tutto a me fosse volare lì e portarmi al mercato ad annusare profumi, camminare nella piazza con le fontane che danzano a ritmo di musica, sedersi a un caffè e tradurre le parole del cantante col vestito tradizionale, visitare in silenzio il memoriale del Genocidio.

Io verso birra e la ascolto, in silenzio.
Mi piace sentirla parlare e non conosco altro modo per accogliere la sua voglia di raccontare: non voglio spezzare l'incantesimo di questo racconto. E vorrei davvero volare con lei fin lì, nella sua Armenia, abbracciare questo paese di monti e acque dolci, di storie,
Poi mi parla di sua madre in cucina, mentre io annaffio il basilico nero che mi ha portato dall'ultimo suo viaggio: quei piccoli semi si sono trasformati in una selva scura che al solo tocco sprigiona un profumo incredibile.
Non ho foto per provarlo, dovete credermi sulla parola ora, mentre vi racconto da questa tastiera lontana da casa.
Le chiedo se nella cucina armena ci sono dei pesti di cui vuole raccontarmi: mi piacerebbe provarli e conservarli nella nostra raccolta, ma lei prende tempo e dice che lo chiederà a sua madre nella prossima telefonata. Ho provato a fare ricerche gugolando a caso ma non sembrano esistere particolari ricette che usino il pesto come noi lo pensiamo. Però ho trovato un pesto di frutta secca che m'intriga... :)

Va bene, le foto le rimandiamo alla prossima puntata. 
Oggi avevo solo voglia di raccontare, in lentezza, con i tempi dettati da una birra sotto al portico appena sistemato per l'estate, i cuscini bianchi e morbidi, la partita dell'Italia che annoia un po', i bimbi che giocano col cane, le candele che illuminano una sera di prima estate... una di quelle sere perfette.

giovedì 10 marzo 2016

Tutti a cercare foglie di borragine!

Borago officinalis
Parlo in questi giorni di erbe con una donna che sto imparando a conoscere da qualche tempo, ancora non ho capito totalmente che tipo sia, ma ogni volta mi incuriosisce e tante sono le coincidenze che ci stanno avvicinando. Non ultima l'aver partecipato insieme al corso per lettori volontari di NpL. Ma di questo parleremo un'altra volta.
Oggi ho voglia di parlare di cibo, anche se a dire il vero avrei fatto uno di quei fioretti che... mmm... dovrei rinunciare a un bel po' di cose per un certo periodo, dovrei cercare di far tesoro di certi insegnamenti e ricordarmi che... bando alle ciance, alle foglie di borragine fritte di Nonna Iolanda non rinuncerei mai, lo ammetto!
Qui avevo raccontato la ricetta della mia nonnina, comfort food per eccellenza delle giornate dedicate ai ricordi e ai pensieri positivi. Oggi mi è capitata sott'occhio la pagina dei post più letti del blog e questo è sempre in testa alle classifiche, da un bel po' di tempo. E allora perché non riproporlo?
Solo che anche oggi non ho quelle meravigliose foglie a disposizione. Ma ho appena sguinzagliato la Supernonna alla ricerca delle stesse e io per prima sto per cominciare una nuova avventura che chissà dove porterà: seguire un corso amatoriale per conoscere le erbe spontanee che crescono nei campi vicino casa, dato che ora che sto ingranando con le camminate e che la stagione brutta va verso la fine potrei cogliere l'occasione e far incetta di erbi, come si dice dalle mie parti... I tempi della Garmugia sono vicini, quelli della Zuppa d'erbi lucchese pure!

martedì 22 dicembre 2015

Nel frattempo, nella Casa...

Crespelle Vegan, per un Natale alternativo!
Nel frattempo nella Casa succede questo: ci siamo date ai tanti modi di fare Natale, con cose nuove o tradizioni millenarie, con idee e proposte per il futuro e ritorni al sicuro e quantomeno più stabile passato. 
Questa la proposta di Gabri: Un Natale alternativo. Correte a leggere, c'è una ricetta gustosa scritta proprio per voi!

giovedì 17 settembre 2015

I PESTI POSSIBILI | Il SalCondito del CircoloVizioso

   
Noo, polepole è tornata alla grande, in gran forma (oddio...) e con tanta voglia di fare! 

E allora, per l'appena nata raccolta de I Pesti Possibili, vi racconto la storia del nostro SalCondito del CircoloVizioso, per rompere il ghiaccio e farvi capire che non c'è niente di così complicato da fare se non trovare il tempo per condividere (perché la voglia so già che l'avete!)
È una ricetta che ho rielaborato a modo mio da quella semplice semplice di Giulia, che parla non solo di Toscana ma anche di tutto quello quel poco che riesco a coltivare senza farlo morire. È il nostro SalCondito, che regalo nelle occasioni speciali e che fa la parte da leone nelle mie "patate viziose" e nel "salmone al forno alla moda mia". È la storia della mia prima seduta di aromaterapia home-made, nata per caso e diventata il mio comfort-moment:
Ci sono giorni che chiedono a gran voce Tempo per te e per i tuoi pensieri, giorni che vogliono a tutti costi trovare il bandolo della matassa e si annodano ancor di più se non concedi loro il giusto tempo per pensare, giorni che hanno bisogno di sedersi al tavolo e crogiolarsi nella memoria, accompagnati da una musica gentile e da profumi buoni.
È nata così la mia prima seduta di aromaterapia preferita: il mortaio tra le mani e quelle erbe appena tagliate dalle piante, il sole che scalda, fuori, e io lì, persa nei pensieri. Unico suono, il canto degli uccellini. Poetico, eh? Più che altro, vero.
Non accade spesso che mi svegli così presto al mattino, non accade spesso che sia tormentata dai pensieri e che non riesca proprio a tenere gli occhi chiusi. Esco fuori, allora, e colgo l'occasione per potare quelle piante che chiedono da tempo di essere curate (oh, lo sta facendo anche la mia anima, forse...): ci sono il rosmarino, la salvia, l'origano fresco, il basilico e il peporino ad aspettarmi.
Sfrondo i rametti, li accompagno con amore, cerco di dare alle piante una forma, srotolandomi lungo quel pensiero invadente, che vuole solo trovare la mia parte peggiore per far festa. Raccolgo tutto - anche me stessa - respirando l'aria pulita del mattino.
È il momento di pulire i rametti con un panno umido, di sfogliarli e raccogliere aghi e foglioline nel mortaio, di aggiungere il sale grosso, quello integrale.
È il momento di pestare tutto quanto, di pensare e meditare.
Il pestello gira e scava e pesta. Il profumo sale subito al naso e manda via i cattivi pensieri: stavolta ho usato più salvia del solito e lei si fa sentire, rilassandomi i nervi all'istante. Ho deciso, ho trovato la soluzione a quel problema, era semplice tutto sommato, bastava pensarci su, bastava... 


Ecco, basta poco. Non è detto che si debba trattare di un pesto vero e proprio, di quelli da usare solo e soltanto sulla pasta... quello che deve esserci è la vostra storia. O quella del moroso. O quella di quel ragazzo che un giorno...

Allora che fate, ci raccontate del vostro pesto e del vostro mortaio? ;)

venerdì 11 settembre 2015

I PESTI POSSIBILI. Una raccolta probabile: oggi mi scappa di giocare!


Tanto ma tanto tempo fa raccontavo la storia di questo mortaio e riepilogavo un po' di "pesti possibili".
Oggi - dopo tanti anni - mi trovo a pensare a cosa cucinare stasera e mi viene voglia di un pesto diverso dal solito. Guardo un po' cosa propongono i blog cucinieri che seguo e arriva lei, con un pesto veloce veloce che mi ispira in modo particolare. 
Stasera si cena così, al CircoloVizioso!

Nel frattempo però mi è venuta una gran voglia di riprendere quella vecchia idea dei Pesti Possibili... una piccola raccolta che parli di ricette e di storia, di tradizioni e di novità.
Il mortaio sa di tempi lenti, di storie raccontate mentre si pestano pazientemente gli ingredienti, di calore e di umanità. E datemi retta, di umanità c'è un gran bisogno, oggi...

Nei blog non c'è più quella frenesia di un tempo, quando si lanciavano raccolte e concorsi e tutti si buttavano a capofitto nel gioco, per il gusto di condividere e di conoscersi meglio, però mi va di provarci ugualmente, in questi giorni in cui prendo decisioni e riesco a portarle in fondo come non mai (zitta... zitta...)
Magari qualche amica che ancora segue questo blog decide di raccontare la sua, magari ci fa scoprire una bella ricetta, magari ci fa ridere con un racconto divertente, magari le viene in mente di quando quella volta... chissà! Mettiamola così: questa è una raccolta probabile. 
Anche perché non siamo in un food-blog, non ci azzardiamo nemmeno a pensarla una cosa simile. Però c'è voglia di assaggiare, di gustare, di ascoltare, di condividere. Ecco, per queste cose il CircoloVizioso è il posto giusto. 

il logo della Raccolta dei Pesti Possibili
Butto giù due regole, così per dare una direzione, poi se qualcuno ha voglia di partecipare e condividere dica pure la sua! Condividere è una bellissima esperienza e insegna molto più di quello che possiamo immaginare... ;)

  1. La raccolta dei Pesti Possibili non avrà scadenza ma continuerà finché avremo voglia di raccontare e di raccogliere
  2. Per partecipare si dovrà scrivere un post che proponga non solo una ricetta di Pesto Possibile ma che racconti una storia legata al mortaio che si usa per prepararla (attenzione: non occorre che si tratti di un mortaio antico, che arrivi dalla prozia del cugino del bisnonno; anche di un mortaio moderno si può raccontare qualcosa, magari del giorno in cui è arrivato in casa nostra o del male che ha fatto quando il pestello è precipitato sul piede! oppure - e conosco scrittrici bravissime tra voi! - quella storia potrebbe essere inventata...)
  3. Per comodità di tutti il post conterrà il logo qua sopra (qui l'immagine originale) e un link a questo articolo, in modo da riepilogare regole e modalità, e nei commenti qui sotto potrete incollare tutti i vostri contributi, in modo da raccoglierli tutti in un solo luogo.
  4. ... c'è altro? non vi prometto regali o pensieri perché ancora non ho mantenuto alcune promesse e i miei tempi sono sempre molto allungati. Però chissà. E comunque il dono più grande è sempre lo stare insieme, no? ;)

venerdì 31 gennaio 2014

Liberiamo una ricetta: Polpettine vegetariane

Ecco il gran giorno! Quello di Liberiamo una ricetta, che ci è piaciuto tanto negli anni passati e che quest'anno abbiamo deciso di replicare!
Anche questa volta il CircoloVizioso ha l'onore di ospitare Cristiana, che l'anno scorso ci ha regalato una bellissima storia d'amore e i suoi Knödel.
Quest'anno Cristiana ci delizia con una ricetta vegetariana che insieme ai sapori ha un sacco di sensi da tenere vivi.
La parola a lei, io son già pronta per provare le sue polpettine... :) 




POLPETTINE VEGETARIANE
Essere ospite per la seconda volta di questo blog è per me segno profondo di un’elezione affettiva, che continua a essere veicolata dal fantastico mondo della rete. Ma sono sicura che prima o poi Silvia ci incontreremo.
La ricetta che vi propongo quest’anno è giovane, ha sapori forse fragili, un cuore incerto di ingredienti da amalgamare ancora bene insieme, ma affonda le sue radici in un terreno fecondo e magico, a volte contraddittorio e conflittuale, ma sempre gravido di un amore senza condizioni e limiti: quello della relazione con la propria madre e del nutrimento, fisico e spirituale, con cui questo legame profondo trova sempre modo di rigenerarsi.
Sono diventata vegetariana da quasi tre anni, consapevole della scelta e dopo aver letto abbastanza. Per me è prima di tutto una scelta etica poi di salute.
La parte più difficile non è stata eliminare dalla mia dieta qualsiasi apporto proteico derivante dalla morte di un animale, perchè quello è un fatto intimo. Se lo hai deciso lo fai. Punto. E nemmeno far passare questa nuova scelta alla mia famiglia. I bambini comprendono più di quello che noi a volte immaginiamo e se forniamo loro sostegno e autostima, sono in grado di scoprire da sé la loro strada, senza sentirsi giudicati per continuare a nutrirsi di ciò che a loro continua a piacere.
Lo scoglio, che mi sembrava insormontabile, sarebbe stata, e lo sapevo, la mia famiglia di origine. Una famiglia di tradizione contadina, nel senso reale della parola. I miei nonni erano contadini, e vivevano, o forse è meglio dire sopravvivevano, del frutto del loro lavoro. Per i miei genitori, nel pieno del boom economico degli anni 60’, nutrirsi di carne e pesce, era il segno di una conquista, una meta raggiunta. Erano felici e si sentivano forti perchè i propri figli avrebbero avuto una vita diversa dalla loro, avrebbero potuto mangiare carne e pesce ogni giorno dell’anno, non solo nelle feste comandate.
Mia madre ha trasformato così la cucina nel giardino delle sue delizie, con il dono speciale e inimitabile di intuire come potevano stare insieme i sapori. Per noi era sempre festa, se c’era un pranzo ordinario, ci sarebbe stata una merenda speciale. La casa era sempre inondata di profumi, ancora adesso posso sentirli se chiudo gli occhi e richiamo quei momenti. Per questo forse ho sempre associato la cucina a gesti ripetuti di cura e amore, mai a un dovere, ad abitudini noiose. E per questo forse il solo pensiero di confrontarmi con mia madre sulla nuova scelta vegetariana mi procurava ansia. Non volevo rischiare di vanificare in un colpo solo le molte prelibatezze culinarie che nel corso di tanti anni ci aveva donato insieme al suo tempo e alla sua cura.
Ma lei, come spesso fanno molte madri, ha saputo trovare il modo per rigenerarsi e rigenerare la nostra relazione. Dopo lo sbigottimento, la preoccupazione per la mia salute, la difficoltà di avermi a pranzo, ha scelto la via della creatività, si è messa in gioco e ha cominciato a sperimentare cose nuove. Le polpettine vegetariane sono uno degli esiti di queste sperimentazioni, che continuano con curiosità e amore, tracciando nuovi percorsi di incontro e rispetto.
Ho capito solo dopo che il potere affettivo di una relazione così profonda, come quella tra madre e figlia, risiede nella capacità di amare nonostante tutto. Eppure anche io sono madre, dovrei saperlo, ma con lei sono ancora figlia, ed è meravilgioso sentirsi tali. Grazie Mamy!

ingredienti

  • 700 g di zucchine (meglio le romanesche, ma anche quelle scure vanno bene)
  • 2 uova
  • 4 cucchiai abbondanti di parmigiano
  • pan grattato q.b.
  • farina q.b.
  • sale
  • pepe

preparazione



Lavate le zucchine, quindi grattugiatele a scaglie.
Prendete uno strofinaccio, riponetevi dentro le zucchine grattugiate e strizzatele, per eliminare l’acqua, che tenderebbe a non far amalgamare bene il composto.

  
Rimettete ora le zucchine in una ciotola, aggiungete 1 uovo, sale q.b., il parmigiano e il pepe.

Amalgamate bene e solo alla fine aggiungete pane grattugiato per rendere l’impasto più compatto.
Quindi preparate un piatto con della farina e cominciate a formare le polpettine adagiandovele dentro.

 
Sbattete a questo punto il restante uovo in un piatto e preparatene un’altro con il pan grattato: passate prima le polpettine nell’uovo e poi nel pan grattato, facendo ben attenzione che l’intera superficie ne sia ben ricoperta.

  
A questo punto non resta che friggerle: mettete sul fuoco una padella con abbondante olio d’oliva, quando l’olio sarà sufficientemente caldo mettete a cuocere le polpettine.

Quando le polpettine saranno dorate da entrambi i lati, potete toglierle e servirle calde, accompagnandole con dell’insalatina fresca e dei carciofi alla giudia.

Buon appetito! E grazie a Cristiana... :)

Questa ricetta partecipa a Liberiamo una ricetta edizione 2014: 
"Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web"

Liberiamo una ricetta: Torta morbida di pere



Vi ricordate quando vi ho parlato di questa torta? Era un giorno particolare, un giorno in cui era importante dire un NO.
Oggi invece è l'ora di dire SI': a questa torta che è stata una rivelazione, tanto è semplice da fare quanto è buona da spazzolare. E qui al CircoloVizioso, di Gola ne abbiamo da raccontare... ;)
La ricetta l'ho trovata - rubata - sulla confezione della mia farina preferita e l'ho provata quasi per sfida, quando un giorno mio marito ha azzardato:
"Certo che le tue torte hanno tutte il solito sapore!"
... devo per caso raccontarvi qualcosa sulle mie possibili risposte? ghgààgò##§*é°§çòòò...O_O
Però vi dico che il marito si è zittito dopo averla assaggiata. E all'istante la torta morbida di pere è diventata una delle mie preferite. Potere dei dolci... e delle coccole! :)

La ricetta

ingredienti
  • 300 g di miscela farina e lievito (oppure farina e 1 bustina di lievito)
  • 3 uova
  • 3 pere
  • 200 g di zucchero
  • 100 g di burro morbido
  • succo e scorza grattata di 1 limone
  • latte q.b.

procedimento
  1. Sbucciate le pere, affettarle ed irrorarle con succo di limone.
  2. Montare a neve gli albumi con un pizzico di sale.
  3. Lavorare a crema il burro con lo zucchero, unire uno alla volta i tuorli, la farina, la scorza di limone e un po' di latte.
  4. Aggiungere le pere con il loro succo e gli albumi.
  5. Versare il composto in una teglia imburrata e infarinata e mettere il composto in forno già caldo a 180° per 30-40 minuti.

Buongustai! Siete già lì ad annusare il profumino che sta uscendo dal forno, eh? ;)

Questa ricetta partecipa a Liberiamo una ricetta edizione 2014: 
"Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web"

giovedì 31 gennaio 2013

Liberiamo una ricetta: Knödel di Stoccarda di Cristiana e Paolo


Eccoci alla seconda ospite del blog: Cristiana.



Conosciuta via web, ci siamo trovate da subito molto sulla stessa linea in diversi campi. E continuiamo a scoprirci, ogni giorno un po' di più.
Condividere è anche questo.

E a chi continua ad arricciare il naso quando, parlando, affianco le parole "amicizia" e "internet", dico solo che finché non si prova sulla propria pelle non si può proprio capire...


A lei la parola, ora: a lei e alla sua bella storia da gustare, passo passo. E da condividere, è chiaro! ;)



Knödel di Stoccarda

di Cristiana e Paolo

Quando ho assaggiato i Knödel ero a Monaco, il mio primo viaggio con Paolo, nel 2001. Ne avremmo fatti diversi di viaggi insieme dopo, che non avrebbero comportato solo spostamenti fisici. Ma quello è stato un viaggio davvero speciale, la porta d’ingresso nel suo mondo, nelle sue radici, in quei sapori ancestrali che hanno segnato la sua infanzia. Paolo è infatti per metà tedesco, da parte di madre, cosa non ininfluente nella trasmissione dei sapori per i figli.
E il cibo e i sapori e gli odori di quella tradizione culturale sarebbero presto diventati anche per me e per i nostri bambini, parte di una nuova storia, quella che ancora adesso costruiamo insieme, preparando il nostro piatto della domenica.

Ingredienti per i Knödel
  • 500 g di pane raffermo
  • 750 ml di latte
  • 2 uova
  • sale q.b.

Ingredienti per il sugo
  • 500 g di carne di manzo
  • mezza cipolla rossa
  • 2 cucchiai di farina
  • 1 cucchiaio di conserva di pomodoro
  • olio q.b.
  • funghi secchi una manciata
  • 400 ml di acqua
  • paprika dolce una spolverata
  • pepe nero una spolverata
  • sale q.b.

Preparazione dei Knödel

Fate a cubetti il pane raffermo e raccoglietelo in una terrina piuttosto grande
Quindi scaldate il latte e aggiungetelo al pane

  
Ricoprite interamente il recipiente, lasciando riposare per mezzora. A tempo trascorso aggiungete due uova intere e un pizzico di sale, cominciate a lavorare così il composto ottenuto, facendo in modo di amalgamare il più possibile tutti gli ingredienti

 
Quando l’impasto vi sembrerà omogeneo preparate delle polpette piuttosto grandi, i vostri Knödel

Mettete dunque sul fuoco una pentola grande piena di acqua. Quando l’acqua avrà raggiunto il bollore gettate dentro i Knödel, avendo cura di metterne pochi per volta (massimo 4)
Dopo pochi minuti i Knödel dovrebbero salire su, segno che sono cotti. Attendete ancora qualche minuto e tirateli fuori, proseguendo con la cottura degli ultimi.


Preparazione del sugo
Mettete insieme in una pentola di coccio olio e carne a cubetti. Quando l’olio comincia a scaldarsi e la carne si è ben rosolata aggiungete la farina e continuate a girare, fino a quando sul fondo la farina non si sarà dorata 

 
Aggiungete a questo punto la cipolla, i funghi, il pomodoro e l’acqua fredda (potrete usarne anche un pò di quella dei funghi, ben filtrata per togliere eventuali residui di terra), e coprite fino a ebollizione

Quando il sugo avrà raggiunto il bollore aggiungete sale, paprika e pepe, terminando la cottura con il gas al minimo e lasciando il coperchio leggermente aperto, per circa 1h30.


Preparazione del piatto
  1. Servite i Knödel ben caldi su di un piatto piano insieme con il sugo e la carne, avendo cura di mettere nel piatto una porzione abbondante di sugo
  2. Il piatto può essere accompagnato da un’insalata verde o di patate.


Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web

Dalla presentazione dell'evento: "Ci piacerebbe che questo momento di festa e condivisione fosse anche un'occasione di solidarietà. Per questo invitiamo tutti i partecipanti a donare l'equivalente della spesa per il piatto a sostegno della mensa per i rifugiati gestita dal Centro Astalli di Roma. In questo modo inviteremo a tavola con noi, virtualmente, anche una persona che è dovuta scappare dal suo Paese per fuggire alla guerra e alla persecuzione e che qui in Italia deve ricominciare da zero.
Si può effettuare la donazione tramite bonifico bancario, conto corrente postare o anche online, attraverso Paypal. Tutti i dettagli qui: http://www.centroastalli.it/index.php?id=9"

Liberiamo una ricetta: Minestra di carciofi a modo mio

La mamma è sempre la mamma. E la propria è sempre la migliore del mondo, vero? ;)
Prendete la mia: si è messa in testa di capire bene come funzionano i computer e quando si mette in testa una cosa, lei, arriva fino in fondo.
Così, tra una lezione rubata a me, altre lette sul libro che le ho [incautamente?] regalato io... gira che ti rigira è approdata al web e anche all'evento dell'anno: Liberiamo una ricetta!

Vi presento la mia prima ospite: la mia mamma. 
Questa è la sua ricetta del cuore, il comfort-food per eccellenza delle mie giornate stanche, quella che mi preparava e continua a prepararmi quando ho bisogno di una coccola in più, e anche di una dose extra di calore: lascio a lei la parola!


Minestra di carciofi a modo mio
Ingredienti per 4 persone
  • 4 carciofi
  • 1 limone
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 2-3 cucchiai di olio
  • 200 gr di pasta piccola da brodo
  • pepe da macinare al momento

Preparazione
  1. Pulite i carciofi eliminando le foglie esterne più dure e tagliateli ognuno in 6 spicchi, lasciandoli nel frattempo in acqua acidulata con il succo di limone
  2. Nella pentola dove cuocerete la pasta mettete l'acqua (piuttosto abbondante), lo spicchio d'aglio, il prezzemolo e l'olio
  3. Fate bollire (attenzione che l'olio, bollendo troppo, non faccia schiuma) per mezz'ora, poi aggiungere i carciofi sgocciolati dall'acqua. Continuare la cottura finché i carciofi non sono 'al dente'
  4. Buttate la pasta e portate a cottura
  5. Completate con una bella macinata di pepe nero al momento di portare in tavola

N.B.: la minestra deve rimanere piuttosto brodosa e deve essere servita molto calda.

Questa minestra è un dolce ricordo d'infanzia: mia madre la preparava lasciando interi i carciofi. Un vizio per me, che li adoravo: il sapore di quel cuore dolce-amaro, rimaneva in bocca e lasciava il suo ricordo a lungo. 
Uno di quei sapori che, solo a pensarci, eccolo lì che torna alla mente! 




Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web

Dalla presentazione dell'evento: "Ci piacerebbe che questo momento di festa e condivisione fosse anche un'occasione di solidarietà. Per questo invitiamo tutti i partecipanti a donare l'equivalente della spesa per il piatto a sostegno della mensa per i rifugiati gestita dal Centro Astalli di Roma. In questo modo inviteremo a tavola con noi, virtualmente, anche una persona che è dovuta scappare dal suo Paese per fuggire alla guerra e alla persecuzione e che qui in Italia deve ricominciare da zero.
Si può effettuare la donazione tramite bonifico bancario, conto corrente postare o anche online, attraverso Paypal. Tutti i dettagli qui: http://www.centroastalli.it/index.php?id=9"

Liberiamo una ricetta: Pasta coi broccoli "Aggiungi un posto a tavola"!


Con-di-vi-de-re: provi a googolare e ti imbatti in una serie di riflessioni che sono 'altre' dal significato che di solito viene più spontaneo:
SIGNPossedere insieme; partecipare insieme; offrire del proprio ad altri
composto di [con] e [dividere], a sua volta, incertamente, dal latino: [dis] separazione e [videre] vedere. Vedere separato.Al di là della condivisione del bagno fra coinquilini, il condividere si svela una galassia complessa.
La condivisione può essere la partecipazione comune ad un progetto, una tensione d'insieme, un essere d'accordo, un'esperienza che affratella ed è vissuta a un tempo da più punti di vista diversi - e perciò più ricca, fertile di discernimento, di emozione comunicante.
Oggi questa parola surfa sulla cresta dell'onda grazie ai social network, in cui indica l'azione del pubblicare, del comunicare, del portare alla conoscenza dei propri amici un pensiero, un testo, una canzone, un video, un sito: meno intima ma più concreta, questa accezione potenzia il canale di una formazione culturale collettiva, in cui il condiviso è proposta, semina di informazione, mattone comune - canale fondamentale in ogni rapporto umano, condivisione che porta a condivisioni sempre più profonde.
Come quando conosci qualcuno, gli regali un libro, lui poi te ne dà un altro, poi discutete su qualcosa, e via e via passa il tempo, e prima che possiate rendervene conto siete diventati fratelli con ideologie rigogliose e progetti brillanti, su una strada vostra e pura che è davvero condivisa. E mica male, questo condividere. 

Condivisione è il termine che più mi viene spontaneo quando penso a Liberiamo una ricetta: la condivisione sul web, per alcuni, è diventato un semplice clic, niente di più che un muovere una serie di muscoli e premere un tasto, a volte.
Il significato di questo verbo è invece così profondo, così personale, così 'intimo', anche...

Liberiamo una ricetta allora, diventa l'occasione di condividere il mio piccolo spazio nel grande mondo web con altre persone, ospitare (mi casa es tu casa!) qualche non-blogger in cerca di un posto in cui preparare la ricetta da liberare in questa giornata.

Ne ospiterò tre: mammà (;)), Cristiana, una ragazza conosciuta in rete, con cui condivido già altre passioni, come quella (sanissima!) dei libri, e Lucia, amicadisempre di quelle che se non ci fossero bisognerebbe inventarle. Ma di loro parleremo tra qualche ora. Intanto aggiungiamo un posto (anzi, tre!) a tavola... ;)

Pasta coi broccoli
"Aggiungi un posto a tavola"


Hai presente quando sei lì con la cena sul fuoco, il piccolo che protesta la sua pappa, la grande che vuol vedere Peppa Pig e... squilla il telefono e tuo marito ti dice che ha invitato a cena qualcuno? E che tra 20 minuti saranno tutti lì da te?
Di corsa, apri il frigo e tiri fuori quei broccoli da cuocere al volo, poi spadelli con la velocità che nemmeno Bolt (ah, wikipedia! ;)) l'olio, le acciughe e... voilà, in tavola! (con tanto di sottofondo musicale)


Ingredienti per 4 (+2) persone:
  • broccoli già lessati (col microonde bastano 10 minuti)
  • olio e.v.o.
  • 3 acciughe sott'olio
  • 3 spicchi di aglio vestiti
  • 1 o 2 peperoncini
  • 500 gr pasta grossa

Preparazione
  1. In una bella padella grande metti olio q.b. (lo so, si può odiare questa abbreviazione!), gli spicchi d'aglio vestiti e leggermente schiacciati, le acciughe, uno dei due peperoncini
  2. Fai scaldare e sciogliere le acciughe, poi aggiungi i broccoli e lascia insaporire
  3. Intanto cuoci la pasta in abbondante acqua (di solito uso il formato tipo chiocciola) finché è al dente. Mentre la padella è ancora sul fuoco aggiungi due-tre cucchiai dell'acqua di cottura e fai ammorbidire: i broccoli devono sfarsi leggermente
  4. Scola la pasta e versala direttamente nella padella, fai saltare il tutto e porta a fine cottura
  5. Metti nei piatti e guarnisci col peperoncino rimasto, spezzettato direttamente nei piatti.
Buon appetito e... Aggiungi un posto a tavola... :)

Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web

Dalla presentazione dell'evento: "Ci piacerebbe che questo momento di festa e condivisione fosse anche un'occasione di solidarietà. Per questo invitiamo tutti i partecipanti a donare l'equivalente della spesa per il piatto a sostegno della mensa per i rifugiati gestita dal Centro Astalli di Roma. In questo modo inviteremo a tavola con noi, virtualmente, anche una persona che è dovuta scappare dal suo Paese per fuggire alla guerra e alla persecuzione e che qui in Italia deve ricominciare da zero.
Si può effettuare la donazione tramite bonifico bancario, conto corrente postare o anche online, attraverso Paypal. Tutti i dettagli qui: http://www.centroastalli.it/index.php?id=9"

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

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Il Vizio di Leggere

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