martedì 3 ottobre 2017

Continuano le riflessioni...

[Continua il periodo delle riflessioni. 
In un giorno d'estate passato ho messo in bozza questo post, poi me ne sono dimenticata e non l'ho pubblicato. Ma è sempre così valido che oggi - giorno di ritorno ai pensieri positivi e ottimisti - ho preso la palla al balzo e lo ripropongo, a futura memoria. Eccolo, così come l'ho scritto, di getto, nell'estate appena passata.]

Libera!

Questo brano è capitato davanti ai miei occhi mentre rimuginavo sui miei dolori e le mie gioie e mi concedevo un caffè.
Il pomeriggio precedente mi ero dedicata al Piccolo Che, la grande era in gita, e abbiamo passato del tempo insieme al parco. Senza cellulare. Senza social e whatsapp vari. Ho ascoltato le rondini garrire (ahah, sono andata a cercare su google, sì! 😁)
Lo dedico a chiunque si senta in gabbia, in arresto, senza via d'uscita. Libera!
Liberati di tutte quelle cose che non senti più tue.
Le scarpe scomode, i vestiti smessi da anni, i jeans che non ti entrano più.

Liberati di tutte quelle persone che non senti più tue.
La falsità, gli amori indecisi, i “tanti auguri a te e famiglia”.

Liberati dei luoghi che ti rendono triste,
almeno qualche ora al giorno. 
Le prigioni del cuore, una casa troppo stretta, un ufficio che tira fuori solo il lato peggiore di te.

Liberati delle strade che non ti portano né lontano né vicino alla felicità.
Siano esse convenevoli, cene programmate, la buona educazione a tutti i costi.

Liberati dei sogni che ti hanno tradito, che hai tradito o che ti hanno fatto perdere già troppo tempo.
È andata così. Amen.

Liberati degli amori che ti hanno tradito, che hai tradito o che ti hanno fatto perdere già troppo tempo.
Doveva andare così. Amen.

Liberati dell’immagine che gli altri vorrebbero di te.

Liberati dalla debolezza di voler essere sempre e comunque perfetta. Di poter piacere a tutti. Di poter entrare nel cuore di chiunque.

Liberati dalla presunzione di avere sempre
e comunque
ragione.

Liberati di tutte quelle cose che gli altri vorrebbero facessi.
Mentre per te è come morire dentro.

Liberati dalla mediocrità dei gesti vuoti e delle parole di circostanza.
Dedica il tuo tempo a chi/cosa ti rende felice.

Liberati delle offese gratuite della gente, dei calci in bocca che hai preso, delle ferite di cui hai perso il conto.
Sei ancora qui: hai vinto già la tua battaglia.

Liberati del passato che non ti appartiene più e del futuro che non senti più così necessario.

Liberati dal pensiero ossessivo di essere un totale fallimento:
hai ancora tutta la vita davanti per poterti dimostrare il contrario.

Liberati dal peso della tua sincerità: non a tutti piacciono le persone sincere.
E sei stata fortunata a perderle.

Liberati dalla voglia costante di ferirti, rimproverarti, annegarti:
mandati a fanculo ogni tanto, se serve,
ma non mollarti mai veramente del tutto.

La tua libertà è un dono prezioso.


N.B.: non riesco a capirne la fonte originale, ho trovato solo questa, che la riporta integralmente.

giovedì 7 settembre 2017

L'Ozio e la riscoperta della Controra

Scorcio di una Controra Mediterranea, Ostuni

Sono le tre di un pomeriggio d’estate. Il sole è impietoso. L’ombra non esiste o forse è solo un’illusione ottica, dal momento che non provo alcun sollievo nemmeno a restare seduto sotto un ombrellone degli chalet a Mergellina.
A Napoli si chiama ‘controra’.
Il termine sta a indicare che si tratta di un’ora contraria, cioè di un’ora che dovrebbe essere vissuta come un’ora della notte: a letto e nel buio di una stanza. L’orario unico è stato inventato nei paesi senza sole.
(Luciano De Crescenzo, “Così parlò Bellavista”)

Per chi non conosce le usanze e il dialetto del Sud Italia, per chi - abituato all'attivissimo e un po' più tiepido Centro Nord - non si capacita della quasi impossibilità di bersi un caffè o di fare acquisti sul lungomare poco turistico di un qualsiasi paesino del Sud Italia, la Controra è un fatto del tutto sconosciuto.
Quando quest'estate ho chiamato gli amici che mi avevano anticipato di qualche giorno nella casa presa in prestito per le vacanze, li ho sentiti stupirsi del fatto che tutto - tutto! il bar, la farmacia, la cantina vinicola, l'azienda agricola per l'assaggio dei formaggi tipici - fosse chiuso e inaccessibile dal primo dopo pranzo fino alle 17 del pomeriggio. Solo allora mi sono ricordata di non averli avvertiti: la Controra!

"Le cicale che cantano in campagna, il silenzio assoluto, le strade deserte,
le tende con le stecche di plastica chiuse a murare le porte,
il sole a picco sulle testoline spaesate dei turisti...
"Non vi avevo avvertito: c'è la Controra!"

 
A volte per capire meglio certi concetti fondamentali è necessario provarli sul campo, sperimentarli in presa diretta. Da quel momento la vacanza dei miei amici ha preso tutto un altro ritmo: hanno mollato gli ormeggi, rilassato il cervello, si sono arresi, felici, all'idea che non dovessero far per forza qualcosa per riempire il tempo a loro disposizione. Hanno scoperto l'Ozio, quello sano. E si sono innamorati.

Da piccola, nelle mie estati bambine passate dalla nonna, in Puglia, quando ogni momento era buono per giocare, scoprire, inventare, la Controra e quel riposo quasi forzato erano una condanna che sopportavo in silenzio, arrampicandomi sugli alberi di fico con un fidato libro al seguito. Sognavo di essere come Cosimo Piovasco di Rondò e mi isolavo lassù, tra le cicale, le gazze, le formiche che della Controra se ne fregavano e continuavano a lavorare, imperterrite. Senza altri suoni, senza altra compagnia. Sola, in compagnia del silenzio e dei miei pensieri.

Ora la Controra mi sa affascinare con i pensieri che sa produrre, con l'inazione e l'ozio buono, con il riposo di chi non ha tempo altro. Ho imparato ad apprezzarne l'immobilità che sa costruire, la serenità, la (momentanea) pace interiore.
Poi è chiaro che la vita non è fatta solo di questo, è evidente che bisogna anche lavorare, e ci sono momenti anche per quello. Ma voi provate, se potete. Cercatevi un angolo solitario, ritagliatevi qualche minuto di Controra. Imparate l'Ozio sano. Poi tornate a raccontare.

mercoledì 26 luglio 2017

Di Lumache, Pinocchi e vita quotidiana

Parco di Pinocchio - Collodi (PT), La Lumaca, 2010

— Lumachina bella, — gridò Pinocchio dalla strada, — sono due ore che aspetto! E due ore, a questa serataccia, diventano più lunghe di due anni. Spicciatevi, per carità.
— Ragazzo mio — gli rispose dalla finestra quella bestiuola tutta pace e tutta flemma — ragazzo mio, io sono una Lumaca, e le Lumache non hanno mai fretta. — E la finestra si richiuse.
[...]
La mattina, sul far del giorno, finalmente la porta si aprì. Quella brava bestiuola della Lumaca, a scendere dal quarto piano fino all’uscio di strada, ci aveva messo solamente nove ore. Bisogna proprio dire che avesse fatto una sudata.
(Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio)

Da quanto non ci leggiamo? Un bel po', garantito.
La risposta, la soluzione, sta qui sopra, sta nella Poluchina qui a fianco, sta nella vita quotidiana che - giustamente - prende il sopravvento.
Il CircoloVizioso è il luogo del riparo, della quiete, della pace, della serenità, non riesco proprio a costringermi alla costanza a tutti i costi. Ma voi che ancora ci siete, voi pochi che continuate a leggere, siete tra quelli che hanno capito la cosa fondamentale: là fuori c'è la vita vera, quella da vivere, quella per cui lottare, quella che ti porta via le persone all'improvviso e tu magari non fai in tempo a dir loro quanto sono importanti per te,
quella che ti fa incontrare persone-luoghi-libri sempre al momento giusto per dirti come procedere, quella che ti manda un sacco di segnali per dirti che sì, anche se non ne sei ancora convinta, anche se tutto sembra remare contro, è proprio quella che stai seguendo la via giusta da seguire.
Ma quella vita lì, quella vera, passa anche di qui, da questo web, così maltrattato da alcuni, così sopravvalutato da altri. Qui, sul web, ho conosciuto persone importanti, che hanno lasciato un segno sulla mia vita, nella maggior parte dei casi hanno aperto finestre sul mondo e novità che neanche mi immaginavo.
 
Parco di Pinocchio - Collodi (PT), Pinocchio al Gran Teatro dei Burattini, 2010
Oggi ho ripreso Pinocchio, non tanto per le sue bugie quanto per lo splendido racconto del suo viaggio di crescita: Pinocchio che ne ha viste di belle e di brutte, Pinocchio che si riprometteva cose, che prometteva impegno e costanza e poi finiva per lasciare tutto e fuggire nel Paese dei Balocchi, dove non c'è da pensare a nulla tranne che al divertimento.
C'è molto da pensare, se provate a soffermarvi un minuto.
E poi pensate anche alla Lumaca, alle sue parole, a quella fretta che non c'è, che non ci dev'essere.
Sono tornata a queste foto fatte diversi anni fa, con la PM piccina, i suoi sorrisi, la paura alla vista del Gatto e la Volpe incappucciati. Il terrore alla vista di questo burattino sottovetro, che a vederlo col senno di poi fa davvero un po' impressione, bruttino com'è... 😟

Al Parco torneremo anche quest'anno, ormai è una tappa fondamentale per noi quattro. Stavolta però affronteremo la Via della Fiaba, seguendo una delle guide trovate in giro per il web: Sentieri d'autore.


Camminare per il borgo e nella natura sarà piacevole anche per i bambini, se accompagneremo la passeggiata con la storia del nostro grande amico burattino:

— C’era una volta....
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

E voi? verrete a camminare con noi, insieme a Pinocchio? Sapete, si imparano davvero molte moltissime cose ascoltando la sua storia, sia da bambini che da adulti... 😉

martedì 13 giugno 2017

Di briciole, di pioggia, di bellezza.

rain

Da quando mi sono innamorata di te, ogni cosa si è trasformata ed è talmente piena di bellezza…
L’amore è come un profumo, come una corrente, come la pioggia.
Sai, cielo mio, tu sei come la pioggia ed io, come la terra, ti ricevo e accolgo
(
Frida Kahlo)

Da quanto non ci leggiamo? C'è bisogno di un tempo silenzioso, ancora per un po'.

Intanto colgo frasi, momenti, piccole cose, pezzi di carta, ritagli di stoffa, poesie, immagini, legni sbiancati dal mare. Ne sono felice, mi fanno felice, anche se sono niente, briciole. 
Mi piace vederle lì e poi ritrovarle, magari dopo tanto tempo archiviarle, ricomporle. Chissà se queste briciole, seguendole passo passo, alla fine porteranno in qualche luogo, chissà.


Queste parole di Frida Kahlo, per esempio, mi hanno colpito forte: da tanto ho in mente di approfondire la sua vita, di saperne di più di lei. 
Quest'estate sarà il momento giusto.

giovedì 4 maggio 2017

Qualcosa per cui vivere

Un soffione
Non giudicare ogni giorno dal raccolto che raccogli,
ma dai semi che pianti.
(Robert Louis Stevenson)

Fa molto pensare, questa frase: in un periodo della mia vita in cui stanno crollando alcune delle mie certezze (di tipo lavorativo, niente di assoluto e irrisolvibile, per fortuna!) mi rendo conto che ci sarà poco da raccogliere per qualche tempo. 
Però sarà un raccolto di qualità. Garantito.
Ho seminato cose preziose per me, ho seguito il cuore, sempre, molto più che della testa. E ho sbagliato, certo, tantissime volte. Ma ogni volta è stato un seminare col cuore, un nutrire di fiducia e amore quelle piccole promesse future.

"Il Sankalpa (che in sanscrito significa “intenzione”) è come un seme che possiamo piantare nel nostro cuore e poi innaffiare con cura essendo certi che, anche se esteriormente non vediamo nulla (almeno nella fase iniziale), continuando a curarlo con costanza, amore e dedizione, lo vedremo germogliare"

Tempo fa Claudia Porta ha parlato di Sankalpa. Io da allora ho cercato il mio, aspettando, ascoltando, meditando, osservando, senza però trovarne, per un bel po' di tempo, uno che davvero risuonasse forte in me. E si sa, senza una pratica costante e convinta, certe buone abitudini tendono a perdersi per strada, rischiano di essere dimenticate nella frenesia del quotidiano.
Un giorno però, un giorno qualsiasi, senza che fosse successo nulla di particolare o notevole, almeno in apparenza, ho iniziato a notare alcune cose che si ripetevano e mi si riproponevano in continuo, ho sentito sorgere dal profondo certe domande, mie solo mie. Allora mi sono ricordata di Claudia e del Sankalpa. E ho ricominciato a cercarlo, ad ascoltarmi.

"Qualcosa per cui vivere"
(oppure)
"Una ragione per svegliarsi al mattino"

Ieri poi ho letto da Catia questa cosa qui: Ikigai. Che mi sembra un concetto molto affine a quello del Sankalpa. E allora basta fare due più due per rimettere in moto il cuore e la testa, nella ricerca del seme giusto da piantare, in questo momento:

"Contrariamente al desiderio di cambiare noi stessi per piacere agli altri, il sankalpa è un’aspirazione che viene dal profondo ed esprime ciò che – in fondo – siamo già. Esprime la nostra realtà interiore, ignorata al punto da andare (quasi) perduta. Quando il sankalpa affiora nella nostra mente, è perché abbiamo in noi tutti gli strumenti per realizzarlo. Ricorda, nel formulare la [tua] affermazione, che possiedi già tutte le qualità necessarie alla sua realizzazione"

Il mio Ikigai, il mio Sankalpa, stanno finalmente affiorando. Ho deciso finalmente di imparare a curarli, a custodirli e a farli crescere, annaffiandoli con amore e attenzione, nutrendoli della costanza e della cura di cui hanno bisogno le cose preziose.
Sono convinta che anche voi, se vi impegnate per qualche minuto ogni giorno ad ascoltarvi, ad ascoltare il vostro cuore, potete trovare quella parola, quella frase preziosa, da accudire, custodire, curare e far crescere insieme a voi.

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

argomenti viziosi

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Il Vizio di Leggere

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Per non perdere il vizio, nonostante le mille cose da fare, per trovare il tempo da dedicare ad una buona lettura, per scoprire nuove emozioni e sensazioni, di quelle che solo un buon libro è capace di regalare a chi lo apre con passione e curiosità.

Il vizio di riflettere

Il vizio di riflettere
... il mio modo di Guardare e non solo Vedere ciò che ci circonda...