giovedì 20 marzo 2014

La vita decide lei

Fiera di te. Con un bel piano editoriale, così come insegnano quelli che se ne intendono. Con idee, proposte, una grafica rinnovata, più semplice e chiara, d'impatto. Con temi e linee guida a cui attenersi (questo è un blog che parla di? insomma, cos'è che vuoi raccontare, benedetta figliuola?)

Poi la vita decide lei.

Un giorno ti fa arrivare una mail, oppure ti fa venire un fortissimo dolore al polso, o magari sceglie di metterti una pulce nell'orecchio e ti invita ad approfondire certi argomenti (e a te arrivano tutte, non hai ancora imparato a filtrare, caramia). E tu ti trovi lì, con tutti i tuoi impegni, con i no che non sai dire (stai imparando a delegare ma ancora la strada è lunga, caramia), con gli entusiasmi gratuiti (sempre tutto gratis, tu, mi raccomando) che ti prendono a tradimento. E la sera crolli sul letto bassobassobasso e non ti addormenti se non trovi il modo di leggere anche qualche pagina.

Io credo nei Segni, ci credo fermamente, ci credo fortemente e allora - solo perché davvero ci credo - loro si mostrano (sì, lo so che è solo la mia mente che ha trovato una giustificazione a quello che è accaduto per semplice e puro caso, ma lasciatemi credere nei miei amati Segni!)
Arriva minimo, donna che ammiro e che seguo da qualche tempo, che ti scrive questo post (la sua è una traduzione), proprio quello che ci voleva, proprio nel momento in cui era necessario fermarsi a pensare, porsi qualche domanda, pensare alle possibili risposte.
E tutto il tuo piano editoriale, le idee, le proposte, la grafica, i temi, le linee guida, le puoi rinchiudere in un cassetto, per ricominciare da capo.
La piazza pulita l'hai già fatta a suo tempo, hai applicato le regole, hai semplificato l'ambiente che ti circonda. 

Ora il lavoro va fatto su di te.

La cosa del riordinare gli armadi ha già aiutato molto e sicuramente ci dobbiamo ancora lavorare su: la primavera sta arrivando ed è ora di cambiare abiti.

Rileggo questo post sui nodi e mi ritrovo in riflessioni già fatte e mi scopro a pensare quanto questo blog mi sia servito a "diventare grande" in un modo diverso da quello che avrei inteso prima di conoscere il mondo del web: qui mi sono confrontata con persone diverse da quelle che vedo ogni giorno, qui ho raccontato e ho confessato cose ingenue e futili, che però altrimenti non avrei detto ad anima viva. E il CircoloVizioso, questo personale diario virtuale - che tanto ha dato alla mia vita - merita di continuare a vivere così com'è, libero da vincoli e costrizioni, senza regole rigide e schemi e piani editoriali. 
Metti i tuoi piani editoriali nel cassetto, polepole, salvo riaprirlo appena sarai pronta ad inaugurare il nuovo blog a cui stai lavorando (eheh, credevate che fosse finita qui, eh?) e lascia che la Vita decida lei.

Tornando al post di minimo: 
Be more with less. Essere più con meno. Questo è il mio prossimo obiettivo.
E il vostro?

martedì 4 marzo 2014

Di #zebukday e di tesori liberati

Lo scorso 14 febbraio Zebuk ha festeggiato il suo quarto compleanno (già 4 anni insieme?) e lo ha fatto con tutti voi, liberando libri ovunque, per tutta Italia e non solo.

Il logo del 3° Zebuk Day
Ho un appuntamento in città (ho seguito un formidabile corso di scrittura creativa, ne parleremo presto!) e ho approfittato della bella giornata e del sole che splende per vestire leggero, farmi una bella passeggiata per le strade ancora vive di pioggia e liberare il libro che ho scelto per quest'occasione:


L'isola del tesoro. Un classico tra classici. Uno di quelli che deve essere letto, almeno una volta nella vita. Uno di quelli che di solito si legge da ragazzi, merito (merito!) di quei professori che sanno come indirizzarci sulla retta via... ma questo non significa che L'isola del tesoro sia un libro adatto solo a loro.
Io l'ho letto da grande, per esempio. E questo magari la dice lunga sui miei professori (che hanno optato per altri autori, italiani soprattutto) e anche su quello che ancora manca alla mia cultura di lettrice. Tanto, manca ancora tanto.

Ma torniamo a noi: vi racconto la storia di una liberazione.
«Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!» (cit.)
Il sole allo scoperto, di nuovo, dopo tanto. Voglia di liberarsi dagli abiti pesanti, nell'aria un profumo nuovo, di entusiasmo, di avventura (oddio, che cosa poetica).


Ho studiato bene il luogo dove liberare il mio tesoro: dovrà essere bene in vista ma anche ben protetto, in una zona di passaggio frequente, con tanti ragazzi ma non solo. Perché il prescelto dal libro - perché lo sapete che sono i libri, a sceglierci, vero? - potrebbe non essere un ragazzo: magari c'è qualche adulto in giro che ha bisogno di scoprire il suo tesoro, di fare un viaggio in un'isola sperduta, dove ritrovare... qualcosa che ha perso, chissà. Magari se stesso.
Un'ultima scorsa alle pagine, un saluto leggero: buon viaggio!
Poi mi alzo, mi allontano, lo lascio su quella pietra scavata che fa da panchina, all'interno della grande porta medievale: un tesoro abbandonato nella pietra antica, dove tante mani, tanti occhi son passati, dove si son vissute storie, amori, tragedie anche. Ragazzi all'uscita da scuola, bar, negozi nelle vicinanze. Vicino alla porta c'è anche la fontana pubblica, sui fossi.

Chissà, magari Il Prescelto è la commessa del negozio di scarpe che passa a prender l'acqua con le bottiglie di vetro nel cestino rosso della bicicletta. Allunga lo sguardo, curiosa. Ma poi l'acqua scroscia fuori dalla bottiglia, lei si distrae. Non è per lei, il tesoro. No.

Forse Il Prescelto è quel vecchietto? Sì, quello lì, che cammina col bastone e la borsa di stoffa col ciuffo di sedano che spunta fuori, come un mazzo di fiori monocromatico da portare alla moglie, che attende a casa, grembiule a quadretti e cencino a portata di mano: lei gli ha segnato pazientemente la lista della spesa sul foglietto strappato dall'agenda della banca e lui ha eseguito, alla lettera, i compiti assegnati. No, non è lui: il suo tesoro, lui, ce l'ha già a casa, ne è certo.

Quelle ragazze! Turiste, sì. Parlano fittofitto e non si capisce una parola: occhi a mandorla e risate a non finire che escono dalle loro bocche. Ridono anche quando si accorgono del tesoro. Lo guardano e continuano a ridere. Ma si allontanano. Nemmeno una foto, hanno scattato. Strano.

Poi arriva lui, jeans e giubbotto nero. Capelli sale e pepe, sui quarantacinque, forse. Mi accorgo di lui quando è già di spalle, non lo vedo in viso. Nella mano destra ha il cellulare, all'orecchio, e parlaparlaparla, sembra non finire mai il fiato. Nella sinistra la sigaretta, la porta alla bocca e poi si sbraccia, la brandisce come una spada per affrontare un nemico immaginario, forse quello con cui parla al telefono. Rallenta il passo sotto la porta, vicino al tesoro, il mio tesoro. Continua a parlare ma sembra attratto da quello che ha visto; simula anche un certo disinteresse, tra poco comincia a fischiettare e guardare per aria, ne sono certa, ma continua ad avvicinarsi. Lo prende, lo gira e lo rigira, vede il segnalibro forse e rimane un attimo ad osservare, sospeso nel tempo e nello spazio. Ecco, lo ha preso! Lo porta con sé! E mentre riprende a parlare al telefono continua a soppesarlo, rigirandolo tra le mani, sorpreso dal fatto che qualcuno lo abbia lasciato lì, per lui.
Si allontana, ora, con la sua camminata strana e con il suo nuovo tesoro tra le mani, continuando a gesticolare e a parlareparlareparlare.

Buon viaggio, mio tesoro. Mi auguro che chi ti ha accolto sappia darti ascolto, apprezzarti, cogliere i buoni consigli che sai dare, anche solo passare piacevoli ore insieme a te.
«Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!»
Sapete che i classici si possono anche ascoltare? Così non abbiamo più la scusa del tempo che manca... ;)

giovedì 20 febbraio 2014

Oggi doveva uscire un altro post.

Oggi doveva uscire un altro post.
Ieri sera però mia figlia mi ha raccontato qualcosa che era successo a scuola e il post della mia liberazione per Zebuk è scivolato in un provvisorio secondo piano. 

Ci sono cose che vanno raccontate, soprattutto quando tua figlia - che per principio non ti racconta mai niente della scuola - parla per prima.
La premessa: mi sono innamorata di quei bambini e dallo scorso anno vado ogni tanto a leggere loro delle storie, ad Alta Voce. Mi incanto a guardarli, tutti presi dalle vicende dei personaggi, mi diverto a fare piccoli laboratori creativi con loro, a ricostruire le storie, gli scenari, gli oggetti.
Ieri abbiamo iniziato una nuova storia e c'è stato moltissimo entusiasmo, tante proposte e tanto lavoro da fare, tra carta, colori, zattere da costruire, ponti da progettare...
- Mamma, sai, ieri quando è venuto il papà di X lui gli ha fatto vedere quello che aveva fatto per la storia
- Ah sì? Era proprio contento, X, l'ho visto! E allora?
- E il suo papà lo ha guardato e gli ha detto "Che schifo hai fatto".
Devo provare a raccontarvi il gelo che si è impossessato di me?
Ne faccio a meno.
Ma dovevo dirle qualcosa, dovevo parlarle, spiegarle, trovare un motivo, una giustificazione, non poteva rimanere tutto sospeso così, nella sua testolina. Mi sono sentita in dovere di difenderla dalla cattiveria delle persone, ho sentito un dolore forte qui, vicino al cuore e mentre cercavo le parole giuste per spiegarle, lei ha ripreso la parola e mi ha detto, con un filo di voce che poi era intervenuta la maestra e aveva risposto per le rime al genitore, parecchio per le rime... Parecchio.

Ora, faccio una sola, minima, pesante riflessione: cosa vogliamo dare ai nostri figli? cosa desideriamo che loro ricevano da noi? cosa ci aspettiamo che esca da quei bambini, se non diamo loro altro che no?

sabato 15 febbraio 2014

Oggi, due anni fa

Mi sveglio di corsa come sempre. Tua sorella deve andare a scuola e siamo già fuori orario, mammapatacca, avrai tempo per conoscermi, avrai tempo.
So che oggi sarà Il Tuo Giorno. Lo sento, forse sei proprio tu a dirmelo.
(O forse è nonna, nata proprio oggi, centoquattro anni fa)

Apro le finestre, fuori c'è la neve ad aspettarmi, ad aspettarti. Rami secchi e bianco. Freddo di gelo e silenzio ovattato. Non passa nessuno, sulla strada. 
Un pettirosso nel prato bianco.
Vestiamoci, amore mio, portiamo tua sorella a scuola. Oggi ti vedrò, lo so. Oggi. 
Bacio la piccolameraviglia, la abbraccio, la stringo forte a me. A te.

Sola con te, devo ancora finire di ricamare la tua cicogna, quella che ti porterà. Non so ancora chi sei, e devo scrivere due nomi sui biglietti da appendere al fiocco: uno per una bambina, uno per un bambino. E devo scrivere in bella calligrafia, darti un benvenuto degno di te. Devo fare attenzione a non far tremare la mano mentre scrivo.
Guardo le notizie al telegiornale, nel frattempo: Urbino è sepolta dalla neve. Penso all'amica che ho là, le scrivo un messaggio.

Il primo nome è semplice: Matteo. E lo scrivo veloce, preciso, perfetto. Guardo da lontano il biglietto azzurro e lo so, ne sono certa: sei tu. Poi provo a scrivere sul biglietto rosa. Lo scrivo e lo riscrivo. Ne butto tre, quattro. Non riesco a non tremare. Scelgo il nome meno ballerino su quei biglietti rosa, prendo l'unico azzurro, preciso, perfetto, e sistemo tutto nella busta che porterò con me. La valigia è pronta.

Tu ti fai sentire.

Siamo io e te, nella camera con altri tre letti, ancora vuoti. Fuori dalla finestra spolvera ancora la neve. Dormiamo insieme distinti per la prima volta, io e te. Ti guardo.
C'è altro da dire? C'è una mamma che non sa, che non sente questo preciso momento inciso nel cuore?
Tu respiri, piano, profondo.
Io continuo a guardarti e non conosco il sonno.

Auguri, piccolo guerriero. Auguri, piccolo ribelle che, ogni volta che proviamo a chiamarti con un nome diverso dal tuo, rispondi Io Teo! Auguri viso d'angelo, che pieghi la testa da un lato e mi fai una carezza quando sono un po' troppo seria.

Auguri, piccolo mio. Oggi hai due anni.

giovedì 6 febbraio 2014

Febbraio: #lamiaagenda2014



Febbraio è - da qualche anno a questa parte - un mese molto importante per me. Da quando è nata la Piccola Meraviglia, le cose sono parecchio cambiate: la mia vita ha subito tutta una serie di stravolgimenti a partire da quel 22 febbraio 2008.
E poi è arrivato Zebuk, a cui sono così legata, insieme alle ragazze dello staff.
E poi ancora ci si è messo anche il Piccolo Che a rincarare la dose, nascendo il giorno dopo lo Zebuk Day! (a proposito, partecipate anche voi, quest'anno, vero?)

Insomma, gran parte di quello che oggi è importante nella mia vita, accade a febbraio. Per la copertina del mese ho deciso di stampare semplicemente il calendario mensile da un sito, scoperto per caso, e pieno di spunti e cose interessanti.
Così, ogni volta che ne ho voglia e bisogno, posso guardare le belle cose che mi aspettano tutte in una volta: scandire i giorni che mancano ad ogni evento da festeggiare, programmare - perenne ritardataria troppo ottimista quale sono - le cose da fare, preparare, organizzare.
Cielo, è già tardi! C'è un doppio compleanno da organizzare! 
Devo ricordarmi questo e quello e poi anche...
Proprio mentre pensavo a queste cose mi è venuto in aiuto un calendario da tavolo dell'anno passato, sapete quei calendari commerciali? Alcuni hanno immagini e colori davvero stuzzicanti: questo azzurro e questi cerchi a mano quasi libera mi hanno fatto venire in mente i vecchi "enso" che avevo preso a fare in un certo periodo della mia vita. Mi son sembrati perfetti per far da copertina alle pagine degli scarabocchi e degli appunti da prendere al volo, che di solito segno su foglietti (e che sempre di solito vanno irrimediabilmente persi...).

N.B.: avrete sicuramente notato che il carattere fondamentale di questa mia agenda 2014 non è certo il fatto di essere tutta coordinata e tutta sullo stesso stile. Non mi giustifico: quest'anno voglio che tutto segua l'istinto del momento, l'ispirazione istantanea che arriva magari da un ritaglio di giornale. 
Che tu possa sempre scegliere liberamente la direzione del tuo sguardo.
C'è bisogno di creatività, di fantasia, di non vivere incanalati in giornate tutte uguali e già in parte scritte, da qualcun altro. C'è bisogno di... :)
***
Suggerimento 03: Freebies
Il calendario stampabile, e non solo quello, lo trovate su Design is Yay!
Bello quando c'è condivisione, bello quando le persone mettono (e si mettono) a disposizione degli altri strumenti, idee, parole, commenti...

Seduti al bar del CircoloVizioso

Seduti al bar del CircoloVizioso
Ovvero: avete tempo per una birra? Il nostro bar è nato per conservare e ricordare i tanti "posticini del cuore" che ci hanno lasciato un'emozione. Per chi ha bisogno di trovare il suo, di posticino del cuore. Per evadere 10 minuti dalla routine quotidiana, per conoscere posti che magari non avete mai visto, per fermarsi a meditare su un'immagine, per bersi una birretta ghiacciata in compagnia degli amici... Tornate quando volete, il bar è sempre aperto!

argomenti viziosi

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Il Vizio di Leggere

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Il vizio di riflettere

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